Mies van der Rohe Award 2015. Parola a Cino Zucchi

Qual è l’eredità dell’edizione 2015 del più importante riconoscimento in ambito architettonico d’Europa? Abbiamo raccolto l’opinione del presidente della giuria, Cino Zucchi, che lo scorso 8 maggio ha assegnato il premio per l'eccellenza e l'innovazione nell’architettura alla “Philarmonic Hall” di Szczecin del duo italo-spagnolo Barozzi/Veiga e il titolo di “Emerging Architect of the EU” allo studio catalano ARQUITECTURA-G.

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Barozzi/Veiga, Philarmonic Hall, Szczecin - photo © Simon Menges

Barozzi/Veiga, Philarmonic Hall, Szczecin – photo © Simon Menges

Cala il sipario sul Mies van der Rohe Award 2015, il premio biennale, cofinanziato dall’UE e dalla Fundació Mies van der Rohe, riservato esclusivamente a opere completate nei due anni precedenti. Un’edizione nella quale l’Italia ha fatto il pieno di candidature – 19 su 420 –, approdando all’ultima fase della selezione in una doppia veste: con un edificio compreso nel territorio nazionale, le Cantine Antinori sulle colline fiorentine, opera di Archea Associati, e con l’architetto Fabrizio Barozzi, insignito nel 2013 del titolo Giovane talento dell’architettura italiana” da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti e cofondatore, con lo spagnolo Alberto Veiga, dello studio risultato vincitore.
A segnare i tempi, offrendo un’opportunità di riflessione sull’orientamento della pratica professionale, ma anche sulle prospettive di un intero comparto produttivo che da solo rappresenta il 4,5% del PIL dell’Unione, sono gli esiti della competizione. A salire sul gradino più alto è stato infatti uno studio con sede in un Paese dell’area mediterranea, gestito da due soci di diversa nazionalità; il premio è stato assegnato a un edificio per la cultura, la Philarmonic Hall, progettata da Barozzi/Veiga con Studio A4 nell’ambito di un concorso internazionale e ubicata un paese, la Polonia, oggi sulla via di una pur complessa ripresa.

Barozzi/Veiga, Philarmonic Hall, Szczecin - photo © Simon Menges

Barozzi/Veiga, Philarmonic Hall, Szczecin – photo © Simon Menges

Cosa ci restituisce tutto questo? “Il premio Mies”, ha dichiarato Cino Zucchi, che abbiamo raggiunto dopo l’annuncio dei risultati, “è un osservatorio privilegiato su un’Europa in continua evoluzione, affezionata alla sua cultura urbana e al contempo aperta ai grandi cambiamenti portati dalla globalizzazione”. Un’Europa aperta agli architetti, sempre più nomadi nell’esercizio della loro attività, anche per ragioni di tipo economico, ma anche inclini a misurarsi con la complessità della progettazione a svariati chilometri di distanza da casa.
Cosa ha convinto la giuria a preferire la Philarmonic Hall sulle altre candidature di pari rilievo, come il Ravensburg Art Museum di Lederer Ragnarsdóttir Oei, il Danish Maritime Museum a HelsingØr di BIG – Bjarke Ingels Group, il Saw Swee Hock Student Centre – London School of Economics di O’Donnell + Tuomey e la già citata cantina vinicola in Toscana? “I cinque progetti finalisti visitati dalla giuria”, ha proseguito Zucchi, “erano tutti di grandissima qualità, e tutti interpretavano con grande finezza la particolarità del proprio contesto specifico, in un’Europa costituita da paesaggi ancora piuttosto diversi. Abbiamo premiato il progetto della Filarmonica di Szczecin dello studio Barozzi-Veiga per la sua capacità di donare a una città distrutta dalla seconda guerra mondiale e in cerca di un nuovo futuro un luogo accogliente e pieno di vita. Se il profilo mistilineo del coronamento dialoga bene con i pochi edifici storici salvati dai bombardamenti – il castello dei principi di Pomerania è a due passi – il grande foyer si offre come una piazza coperta alla città, e animata dal pubblico che ne percorre le scale e si affaccia dagli spazi espositivi dell’ultimo piano. La sala sinfonica, dall’acustica perfetta, è un piccolo gioiello architettonico rivestito di foglia d’oro. Ma il progetto è anche l’esito di un processo fecondo maturato in una situazione non facile: la città ha creduto in questo “monumento gentile” al contempo nuovo e specifico, non un’altra stanca copia di un architetto di grido, ma il lavoro fresco e impegnato di due architetti conosciutisi in Erasmus”.

ARQUITECTURA-G, Luz House - photo © José Hevia

ARQUITECTURA-G, Luz House – photo © José Hevia

Grazie alla trasformazione di una struttura esistente in un’abitazione unifamiliare, la Luz House, lo studio ARQUITECTURA-G con sede a Barcellona, città scelta anche da Barozzi/Veiga, si è infine aggiudicato il titolo di The Emerging Architect of the EU: “Il premio all’architetto emergente”, ha concluso Zucchi, “ha invece evidenziato un tema minimale, quello della casa singola a budget bassissimo: un inserto contemporaneo, una corte scavata all’interno di muri in pietra esistente, che genera una nuova qualità abitativa intorno a un betulla e attraverso i colori contrastanti dei materiali da costruzione comprati dal rivenditore accanto”.

Valentina Silvestrini

www.miesarch.com

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