Lawrence Carroll alla SACI di Firenze. L’intervista

Il 24 aprile scorso, Lawrence Carroll è stato presente come special guest alla cerimonia di consegna dei diplomi del Master in Fine Arts della SACI – Studio Art Centers International di Firenze. Lo abbiamo intervistato, per parlare del ruolo dell’artista oggi e del rapporto tra docente e allievo.

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Lawrence Carroll alla SACI di Firenze - photo Lorenzo Guasti

Lawrence Carroll alla SACI di Firenze – photo Lorenzo Guasti

Ritiene che sia importante per un aspirante artista frequentare una scuola e prendere un diploma universitario?
Credo che sia importante frequentare una scuola non tanto per il diploma, ma per l’esperienza stessa. Per me è stato fondamentale frequentare la scuola d’arte e soprattutto incontrare i miei insegnanti. Sono stati per me anni molto belli e importanti.

Esiste un artista o un maestro al quale si ispira?
Molti artisti hanno ispirato la mia vita e continuano a farlo. Non solo per ciò che hanno creato con la loro arte, ma anche per il modo in cui hanno scelto di vivere. Credo che sia un dovere morale per un artista offrire qualcosa ai giovani, attraverso il proprio lavoro, ma anche mettendo a disposizione il proprio tempo. Il tempo è, infatti, il nostro più grande tesoro.  Non possiamo dimenticare quanto siano state importanti le persone che ci hanno aiutato agli inizi della carriera e, a nostro modo, anche noi dobbiamo dare qualcosa in cambio. Io dico sempre ai giovani artisti che un giorno arriverà il loro turno… non devono mai dimenticarlo, mai!

Lawrence Carroll alla SACI di Firenze - photo Lorenzo Guasti

Lawrence Carroll alla SACI di Firenze – photo Lorenzo Guasti

Perché ha deciso di venire in Italia?
Nel 1989 sono stato invitato da Harold Szeemann per uno spettacolo ad Amburgo. Da allora, ogni anno vengo in Europa: in Germania, in Francia o in Italia. Una sera, più di dieci anni fa, durante una cena a Verona dopo un mio show, Angela Vettese mi ha invitato a tenere un corso come docente di pittura presso lo IUAV di Venezia. Da lì è partita la mia collaborazione con quella università.

Cosa pensa della scena artistica in Italia? Quali sono le differenze rispetto a quella americana?
Io non sono la persona più indicata a cui rivolgere questa domanda. A New York a metà degli Anni Ottanta ero un po’ più attivo e presente all’interno del movimento artistico. Oggi preferisco essere lontano da tutto quello che considero “rumore”. Mi piace la solitudine dello studio. Viaggio abbastanza per vedere abbastanza… Non vado molto frequentemente a feste o vernissage, ma mi piace vedere spettacoli in diverse città, così come mi piace visitare mostre di pittura.

Lei ha studiato arte presso l’Art Center College of Design di Pasadena: che tipo di rapporto aveva con i suoi insegnanti? Pensa che qualcuno in particolare abbia influenzato il suo percorso? È rimasto legato a qualcuno di loro?
Ho avuto diversi grandi maestri al college e alcuni di loro hanno cambiato la mia vita, questo è indubbio. Ero un ragazzino un po’ perso che amava disegnare. Ho avuto così la fortuna di trovare insegnanti che mi hanno incoraggiato e mi hanno sostenuto in quello che stavo facendo. Se non li avessi incontrati, non credo che oggi sarei un artista. Sono stato un ragazzino fortunato.

Lawrence Carroll alla SACI di Firenze - photo Lorenzo Guasti

Lawrence Carroll alla SACI di Firenze – photo Lorenzo Guasti

Cosa significa essere un artista?
Posso parlare per quanto riguarda la pittura. Credo che i grandi pittori siano individui in grado di “prendere” il loro lavoro da qualche parte, a volte senza sapere dove precisamente. Come se un quadro venisse fatto attraverso di loro, quasi in modo inconsapevole. Sono persi in quel momento del processo e, quando escono da quell’esperienza, hanno creato qualcosa di meraviglioso e di profondamente loro, proprio attraverso la pittura. Sono in grado di guardare il quadro di fronte a loro non per quello che è, ma per quello che può diventare, e non hanno paura di andare lì per scoprire qualcosa di nuovo e nemmeno di correre il rischio di perdere ciò che hanno raggiunto. Questo è un modo di creare. Ci sono molti altri modi. La creatività umana è infinita.

Pensa che si possa insegnare a diventare un artista?
Credo che molti giovani artisti abbiano una certa curiosità per il mondo, forse si sentono persi e stanno cercando di trovare il modo in cui inserirsi. A tal proposito ritengo sia importante aiutarli a comprendere la loro natura, a trovare il modo di proteggerla, abbracciarla e non lottare contro di essa. Puoi incoraggiarli a trovare qualcosa che è dentro se stessi e allo stesso modo insegnare loro che è necessario nutrirla. Puoi spronarli a lavorare duramente, in modo disciplinato, e ad accettare il fallimento come parte del percorso. Devono imparare che non tutto può riuscire e nei fallimenti possiamo veramente trovare delle cose utili, che non si potrebbero mai scoprire in un altro modo. La vita per tutti è imperfetta: allora perché si dovrebbe pensare alla pratica artistica in maniera differente?

Lawrence Carroll alla SACI di Firenze - photo Lorenzo Guasti

Lawrence Carroll alla SACI di Firenze – photo Lorenzo Guasti

Qual è il compito di un docente?
Credo che il compito principale sia quello di guardare negli occhi l’allievo che ha di fronte. Quando faccio lezione, io non seguo una traccia, qualcosa di già definito. Non cerco di convincere i giovani a unirsi alla mia visione delle cose –sarebbe sciocco – ma mi sforzo di scoprire quello che stanno cercando di ottenere, ciò che sentono di voler creare. Parlo con loro uno per uno, cerco di conoscerli e di farmi conoscere, raggiungendo una fiducia reciproca. Li sollecito, tento di insegnare loro a essere in grado di sentirsi a disagio con quello che stanno creando. Invito loro a rompere il ritmo e la routine e a dimenticare ciò che sanno, lasciandosi tutto alle spalle per qualche ora, per qualcosa di nuovo che non conoscono bene. Insegno loro che hanno bisogno di fidarsi di quello che stanno facendo, offrendo il più possibile: questo è il loro combustibile. Devono dare. Vivere e lottare con la loro opera. Avere una brutta giornata con essa, una brutta settimana, un cattivo mese, per poi tornare indietro e cominciare di nuovo. Basta non rinunciare. Li incoraggio più e più e più volte. Cerco di renderli consapevoli del fatto che nessuno può sostituirli nel lavoro, ma allo stesso tempo è importante che non siano soli in questo processo. È importante essere in compagnia, ognuno ha bisogno dell’altro.

Che cosa ritiene sia prioritario insegnare ai suoi allievi?
Rischiare… Esplorare… Essere curiosi… Fallire… Sognare… Fallire… Credere… Fallire… Raggiungere, fallire, raggiungere, fallire, raggiungere… Per non smettere mai… È la tua vita ed è bello avere questa capacità di creare.

Camilla Lastrucci e Cecilia Morandi

www.saci-florence.edu

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