L’Iran e l’arte contemporanea. Intervista con Mazdak Faiznia

Alla fine di aprile vi abbiamo raccontato in anteprima il Padiglione Iran alla Biennale di Venezia. Anzi, lo ha raccontato il co-curatore Marco Meneguzzo. L’altro curatore è Mazdak Faiznia, e la fondazione di famiglia ha finanziato il tutto. E allora eccolo qui che racconta come e perché.

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Mazdak Faiznia - photo Sharare Samei

Mazdak Faiznia – photo Sharare Samei

Mazdak Faiznia, iniziamo a parlare di te. Qual è la tua storia familiare?
Sono nato a Kermanshah, un’importante città curda a ovest dell’Iran, il 5 maggio 1982. La mia famiglia si è sempre occupata di agro-alimentare, prodotti biologici ed energia elettrica da gas naturale, e dalla sinergia dei miei fratelli e mio padre è nata l’Agrin Group, un’azienda che sintetizza tali differenti esperienze.

A un certo punto decidi di fare l’accademia e – invece di Londra, New York o Berlino – scegli Milano. Perché?
Quando ho deciso di fare l’accademia, ho scelto innanzitutto di venire in Italia, che gode ancora del fascino e del primato di essere uno dei Paesi più fortemente legato all’arte. L’Accademia di Brera è stato il passo successivo: Brera è l’accademia più importante d’Italia e Milano apre a innumerevoli possibilità oltre all’arte, dal design alla moda. Il capoluogo lombardo non ha nulla da invidiare alle altre importanti capitali europee.
Oggi, dopo cinque anni, credo di poter confermare di aver fatto una scelta azzeccata, sia per l’ospitalità ricevuta e le persone conosciute, a cui sono e sarò sempre legato, sia per l’esperienza professionale acquisita. E poi, “Milan l’è una gran Milan!”.

Quando ti sei reso conto che eri tagliato più per fare il curatore che l’artista?
Innanzitutto voglio partire dalla scelta fatta in Accademia: dopo tre anni di pittura ho ritenuto necessario, per completare il mio percorso di studi, fare un’esperienza diversa; per questo ho scelto “curatela”. Per quanto riguarda la professione, invece, credo di non voler affatto separare le due cose, anzi, sembra che insieme si completino. Mi spiego meglio: un artista opera delle scelte e produce con le sue opere un “risultato”. Il curatore fa esattamente la stessa cosa: racconta di un viaggio, di un’esperienza, presenta alcuni lavori per suscitare delle emozioni. Più che l’artista o il curatore, ho scelto di essere “sognatore”, una sorta di regista e attore allo stesso tempo.

Alla fine del tuo percorso di studi, cosa ti ha dato Brera e cosa ti ha dato Milano?
Milano, amici carissimi. Brera, autonomia!

La scultura di Arnaldo Pomodoro nel giardino del Museo d’Arte Contemporanea di Tehran, restaurata grazie alla Fondazione Famiglia Faiznia - photo Mona Hoobehfekr

La scultura di Arnaldo Pomodoro nel giardino del Museo d’Arte Contemporanea di Tehran, restaurata grazie alla Fondazione Famiglia Faiznia – photo Mona Hoobehfekr

Nel corso del 2014, in primavera, hai deciso di aprire la fondazione della tua famiglia, in Iran. Ma è vero che sei stato in qualche maniera ispirato dalle fondazioni artistiche milanesi come Prada o Trussardi? Ci racconti?
Con la mia famiglia, già prima di approdare in Italia, avevo curato e organizzato eventi artistici. Volevo rendere però questo lavoro più istituzionale e riconoscibile, dandogli una direzione. Sull’esempio delle fondazioni italiane e dopo la successiva esperienza e formazione in curatela, nasce la Fondazione Famiglia Faiznia.
A livello organizzativo mi convince il modo di operare delle diverse fondazioni: ad esempio Trussardi non ha una sede espositiva, ma sono geniali gli interventi di Massimiliano Gioni su Milano; Prada ha puntato invece sul far nascere un museo rinomato, affidando la cura a Germano Celant; la Fondazione Sandretto a Torino ha avuto per direttore Francesco Bonami e molto interessante è il progetto residenza per curatori. La scelta di lasciare la guida artistica a personaggi di questo calibro dimostra le intenzioni professionali delle fondazioni italiane. E questo m’interessa in maniera particolare.

Cosa fa la tua fondazione? Cos’ha fatto fino a oggi e quali sono stati i primi “lavori”? Siete partiti da un ciclo di conferenze. E poi?
La Fondazione Famiglia Faiznia si occupa di arte e cultura contemporanea, fra il nostro territorio e il resto del mondo, allacciando relazioni e creando un ponte che va dall’Occidente all’Estremo Oriente, passando da noi, come è sempre stato nella tradizione persiana. Le conferenze sono state tre e sono nate dalla collaborazione con Marco Meneguzzo: due sono state tenute all’Università di Belle Arti e al Museo d’Arte Contemporanea di Tehran e avevano per tema Forma e materia nella scultura moderna e Globalizzazione e situazione dell’arte iraniana. L’ultima, tenuta a Kermashah in presenza delle autorità locali, aveva per tema La cultura promotrice del territorio.
Successivamente, sempre in collaborazione con Marco Meneguzzo e lo scultore Parviz Tanavoli, la nostra fondazione ha finanziato e curato il restauro della scultura di Arnaldo Pomodoro esposta nel giardino del Museo d’Arte Contemporanea di Tehran.

A primavera del 2015 la fondazione ha compiuto un anno con un grandissimo progetto: il ritorno alla Biennale di Venezia del Padiglione Iran, in collaborazione con il Museo Nazionale d’Arte Contemporanea di Theran. Ci racconti?
The Great Game è il titolo della mostra curata da me e Marco Meneguzzo al Padiglione Iran. Come dire, dopo il gran sogno, la fondazione ha voluto “giocare” alla grande: infatti questo non è un semplice ritorno dell’Iran in Biennale, è una grande partecipazione, uno spazio per la prima volta di 2.000 mq, una veste insolita, un curatore italiano, cinquanta artisti che arrivano da diversi Paesi, tra cui Iran, India, Afghanistan, Pakistan, Kurdistan, Azerbaijan e Iraq.

Presentazione del Padiglione Iran alla Biennale di Venezia 2015

Presentazione del Padiglione Iran alla Biennale di Venezia 2015

Ma la fondazione vorrà anche occuparsi di discipline non esclusivamente legate all’arte contemporanea. Quale sarà il campo d’azione?
Come dicevo, la nostra fondazione opera nell’arte e cultura contemporanea, nel senso che intendiamo i vari settori culturali e le varie forme espressive senza confini veri e propri, una sorta di grande puzzle in cui ogni tassello risulta legato a quello vicino, dalla musica al teatro, all’animazione, dalle mostre d’arte contemporanea a quelle legate a tradizioni del passato, dalle opere pubbliche alla costituzione di nuovi musei.

La fondazione prevede di costruire una propria sede oppure continuerà a lavorare in maniera destrutturata su progetto?
In questo momento ritengo molto più importante, per la nostra fondazione, più che di una sede logistica, di far nascere strutture culturali, musei e spazi espositivi d’ogni genere, che accolgono le nostre idee e non solo.

Dacci un veloce quadro dell’arte contemporanea in Iran. Com’è la situazione?
Più che l’arte iraniana contemporanea, credo che vada rivisto un po’ tutto il sistema organizzativo legato all’arte, dalle scuole in cui si insegnano le diverse discipline, alle gallerie, ai musei.
Comunque la dimostrazione che qualcosa di veramente importante stia cambiando in meglio, lo dimostra la fiducia del Paese nell’affidarci questo importante incarico per la Biennale di Venezia, dall’aver aperto le porte a un curatore italiano e ad artisti che vengono da fuori, di sperare che questo ritardo accumulato in questi ultimi anni venga colmato semplicemente con l’arte.

Massimiliano Tonelli

http://faizniafoundation.com/

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