Anche le sculture muoiono. Non solo un bel titolo

Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze – fino al 26 luglio 2015. Riprendendo il titolo del documentario del 1953 di Chris Marker e Alain Resnais, la mostra indaga le potenzialità della scultura contemporanea. Nel dialogo tra ciò che non è più vivo e ciò che vive (e rivive) nella creazione.

A guardare Rich Cat dies of Heart Attack in Chicago, video di Fernando Sanchez Castillo – uno dei tredici artisti italiani e internazionali protagonisti di Anche le sculture muoiono – pare chiaro che le sculture non possano morire. Possono subire ogni genere di angherie, essere legate e trascinate nella polvere come il cadavere di Ettore ucciso da Achille, cadere e rotolare come idoli di dittature insopportabili – a tutto questo va incontro l’enorme testa bronzea di Sanchez Castillo – ma la traccia del loro passaggio resta.
Anche nella storia – e nell’arte – nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Lo sforzo creativo degli artisti in mostra è questo: far nascere qualcosa di mai visto prima, e di attuale, da materiali del passato come bronzo, pietra e ceramica. Ma non fermarsi lì. Rinnovare, innovare, con nuove tecnologie (vedi stampa in 3d) e nuovi materiali. Uccidere il padre, in senso freudiano, per affermarsi con la propria identità, nel proprio presente, nell’unico “momento” vivo in cui la creazione è possibile.

Dario D’Aronco, Composizione-S, 2014. Pittura acrilica, carta, tessuto, marmo, stampa 3D, video animazione 3D. Courtesy l’artista

Dario D’Aronco, Composizione-S, 2014. Pittura acrilica, carta, tessuto, marmo, stampa 3D, video animazione 3D. Courtesy l’artista

Oscar Tuazon usa acciaio, compensato, un forno e del materiale elettrico per Steel, plywood, oven. È la sintesi dei nostri tempi del riciclo e del fai da te, dove tutto si consuma velocemente ed elettronicamente. Oliver Laric decapita Herakles nelle sue riproduzioni bidimensionali: le righe colorate – simili a barre colore televisive – sono il segnale del cortocircuito tecnico ed emotivo creato dalla copia, e del suo rapporto critico con l’originale.
Verrà da chiedersi, forse, se la smania di superare, o semplicemente di progredire e far dialogare dimensioni temporali lontane, non si traduca, come in questa mostra, in un eccesso di concetto controbilanciato – sbilanciato, pure – da un difetto di forme espressive. Se cioè questa scultura contemporanea indagatrice su se stessa non finisca per essere sterilmente debole agli occhi di chi la osserva e, soprattutto, la osserverà in futuro. Si rimpiangerà la rassicurante bellezza del “padre” – che per inciso è la mostra di scultura antica Potere e Pathos, ai piani superiori di Palazzo Strozzi in questo periodo – e ci si domanderà, davanti alla Barra degli Alti e Bassi di Francesco Arena, cosa resterà, oltre il contingente, del patrimonio genetico di un “figlio” che si offre ai posteri con sigari e bustine di zucchero.
Perdurerà il passaggio di questa scultura oppure, per quanto incredibile possa suonare, morirà?

Irene Roberti Vittory

Firenze // fino al 26 luglio 2015
Anche le sculture muoiono
a cura di Lorenzo Benedetti
artisti: Francesco Arena, Nina Beier, Katinka Bock, Giorgio Andreotta Calò, Dario D’Aronco, N.Dash, Michael Dean, Oliver Laric, Mark Manders, Fernando Sanchez Castillo, Michael E. Smith, Francisco Tropa, Oscar Tuazon
CCCS
Piazza Strozzi
055 3917137
[email protected]
www.strozzina.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/43381/anche-le-sculture-muoiono/

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Irene Roberti Vittory

Irene Roberti Vittory

Irene Roberti Vittory nasce a Roma il 25 marzo 1988. Da sempre appassionata di arte e cultura a tutto tondo, si tuffa parallelamente nel mondo del giornalismo, scrivendo in maniera assidua – per circa tre anni – recensioni di mostre…

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