Anche Giotto ha fatto l’illustratore. Parla Vittorio Sedini

Pubblicitario, sceneggiatore, illustratore per molte case editrici. Dietro Agilulfo, Cuore di Sasso e Mezzacoda c'è Vittorio Sedini, che recentemente ha realizzato quindici tavole ispirate al pensiero di Primo Mazzolari. E noi l’abbiamo intervistato.

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Vittorio Sedini, Piazza

Vittorio Sedini, Piazza

Pittura e illustrazione. Qual è la differenza? È una questione di sintesi o di rapporto con il testo?
A questo proposito ho sempre in mente Giotto. Raccontando, a chi non sapeva leggere, la vita di San Francesco, ha lavorato come un illustratore, ma il fatto è che era un artista, e quel che ne è uscito è una pietra miliare sul lungo cammino dell’arte. Il confine fra arte e artigianato (nel nostro caso, fra pittura e illustrazione) non c’è. O meglio: un illustratore può essere più o meno bravo. Un artista, invece, o è, o non è.
Tuttavia sappiamo che qualche artista ha fatto illustrazioni e qualche illustratore ha raggiunto l’arte. Certamente l’illustratore deve avere “un buon rapporto” con il testo che deve illustrare ma, mentre ciò può essere un laccio, una costrizione per un illustratore “povero”, per un illustratore-artista può essere uno stimolo o un incontro con un altro fatto creativo… se è “di qualità”, perché un cattivo testo può “uccidere” anche un artista.

Anche nel tuo ultimo lavoro dedicato alla crocifissione c’è un andamento comunque narrativo con la ripetizione di forme compositive. Per dare comunicabilità e chiarezza e immediatezza alle immagini occorre usare figure retoriche, rimandi, moduli?
Nella mia Via Crucis sono stato condotto dal desiderio di narrare questo mistero. La croce, certamente il segno più conosciuto al mondo, mi è addirittura venuta incontro. Lasciata ai pittori (quanti!) la narrazione della salita al Calvario con tutti i suoi personaggi e i suoi episodi, ho invece cercato di mostrare, a me stesso e a tutti quelli che si sarebbero trovati davanti a questo mio lavoro, che cosa dice questo mistero al nostro sentire e al nostro pensare di uomini d’oggi.
Retoriche? rimandi? moduli? Non lo so. Dopo due anni di smarrimento, il lavoro si è svolto in una settimana assieme a persone che mi hanno seguito. Credenti e non credenti. L’opera è laica, eppure è sacra.

Vittorio Sedini, per Anche se è notte di San Giovanni della Croce, 1988

Vittorio Sedini, per Anche se è notte di San Giovanni della Croce, 1988

Conosco soprattutto i personaggi nati nella collaborazione con Carletti. Da quali mondi provengono questi nonni, napoleonidi…? Qual era il tuo universo figurativo di riferimento?
Il mio lavoro con Carletti: un bel salto! Ernesto Carletti è lo pseudonimo di Nino Misani, personaggio formidabile che traeva il suo scrivere dalla vita sempre “presa dal verso giusto” con una tale saggezza da farne un vero e proprio umorista. È stato ed è tuttora, anche se non è più su questa terra, il mio maestro di vita e conseguentemente di umorismo.
Quanto al mio universo figurativo, come lo chiami: beh, ero alle prime armi in quanto disegnatore, provenivo da una consistente esperienza nel campo del film d’animazione come sceneggiatore e quindi i miei erano schizzi e appunti e non veri disegni “in bella copia”.

In quelle immagini c’è immediatezza, rapidità, essenzialità. Ti interessa anche la costruzione del paesaggio con le sue potenzialità immaginifiche? Come lo costruisci?
La costruzione del paesaggio ha una grande importanza nell’illustrazione in quanto contribuisce a raccontare (mi accorgo sempre più che è impossibile non raccontare; qualunque cosa di dica, si scriva, si disegni) e trasporta il lettore, soprattutto se è bambino, in un mondo particolare, con la immediatezza che una descrizione letteraria non può avere.
La costruzione del paesaggio è del tutto legata al testo. Se è indicato un particolare periodo storico, ci si rifà ai pittori dell’epoca o a documentazioni figurative storiche. Se invece il testo in questo senso è “vago”… la fantasia si sbizzarrisce. Non so chi mi terrebbe se dovessi illustrare i 60 Racconti di Buzzati!

Vittorio Sedini, Via Crucis - Gesù caricato della Croce, 2008

Vittorio Sedini, Via Crucis – Gesù caricato della Croce, 2008

Il tuo rapporto con lo strumento. Dipende dal soggetto, dal supporto o alcuni sono prediletti per la malleabilità e l’espressività che ti restituiscono? Carta e web, i supporti cambiano, l’illustrazione si adegua?
Le buone vecchie matite scricchiolanti sulla buona vecchia carta. I pennelli, le tele, i tubetti dei colori. Acquerelli, tempere, acrilici, olio… il romantico armamentario che qualche volta rimpiangiamo ci dà un particolare rapporto con la materia che si sta trattando, ma non va disdegnata nessuna novità (anche se ormai il computer non è più così nuovo) e, una volta relegato il computer nel suo ruolo di puro strumento e adeguatamente conosciuto e usato, può dare le sue brave soddisfazioni. Sarebbe lungo disquisire su questo e fare tutti gli esempi necessari, ma ciò che taglia la testa al toro è il fatto che ormai l’editoria, salvo in casi particolarissimi, esige il file che dà tutte le possibilità di intervento.

Intravedi scuole, linee di gusto, tendenze vincenti oggi nell’illustrazione per l’infanzia?
Nell’editoria per l’infanzia, scuole, tendenze e gusti la fanno da padrone, ma sarebbe bello poter chiedere il parere a bambini “liberi”, che purtroppo non si trovano più, perché la logica del profitto ha insegnato ad usarli come “consumatori”.
Non troppo per scherzo, a volte dico che il guaio dell’editoria per l’infanzia è che i libri li comprano le zie. Se un illustratore, magari straniero, ha avuto successo, gli editori chiedono a schiere di giovani illustratori e illustratrici di imitarlo: la logica del profitto, appunto, unita a scarso coraggio imprenditoriale.

Vittorio Sedini, Per colpa di un maiale, Città Nuova Editrice, 1995

Vittorio Sedini, Per colpa di un maiale, Città Nuova Editrice, 1995

Quale grande classico ti piacerebbe illustrare e perché?
Sorpresa! Non è uno scrittore ma un musicista l’autore che mi ha catturato. Da tempo sogno di trovare i soldi per realizzare un film animato da Petruschka di Stravinsky. Si tratta di una composizione che mi ha affascinato per la sua solarità e invenzione. Stranamente mi ha sempre portato in un ambiente mediterraneo anziché russo. Una atmosfera direi gioiosamente napoletana.

In molti tuoi lavori si intravede un’etica. L’illustrazione recupera nella poetica quell’etica, estetica e necessità che l’arte ha abbandonato con il pop e i suoi figli?
Forse alla mia età non si arriva del tutto a comprendere quali siano le insicurezze, i guai profondi e i cattivi insegnamenti ricevuti dai giovani artisti d’oggi. Forse non se ne ha il diritto.
Sappiamo tuttavia che le rivoluzioni in questi campi (musica, arte figurativa, nuovi linguaggi) hanno sempre incontrato incomprensioni e rifiuto, ma a suo tempo ci si è accorti che preparavano un altro ordine, un altro sentire.

Simone Azzoni

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