Terremoto in Nepal: in detriti siti e monumenti UNESCO di eccezionale valore storico e artistico. E l’Italia offre l’aiuto dei suoi esperti

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La piazza Durbar di Kathmandu, prima del terremoto

Piazza Durbar di Kathmandu, prima del terremoto

Quando accadono catastrofi come il terremoto che sabato 25 aprile ha fatto tremare il Nepal, c’è un tempo, mai sufficiente, per piangere i morti e c’è un tempo, quello della cronaca, per fare bilanci. Mentre il numero delle vittime cresce giorno dopo giorno, si iniziano a contare anche i danni al patrimonio storico e artistico della regione in cui sono concentrati ben sette monumenti e siti che sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1979, meta di turisti da tutto il mondo, ma anche di pellegrini seguaci dell’Induismo e del Buddhismo.Dopo la scossa sismica di magnitudo 7.8, la storica piazza Durbar di Kathmandu, epicentro del sisma, è irriconoscibile e versa in condizioni critiche, con gran parte degli antichi templi e degli edifici reali completamente distrutti o danneggiati. Del tempio a pagoda di Kasthamandap, risalente al XVII secolo, restano solo i detriti. Sempre nella capitale, la torre di Dharahara che sino alla scorsa settimana svettava dall’alto dei suoi 62 metri, è ora ridotta ad un cumulo di macerie. Colpiti anche altre luoghi storici e tesori della valle di Kathmandu, comprese le cittadelle di Patan e di Bhaktapur, dove il tempio Vatsala Durga è ormai solo un ricordo. Si parla di una percentuale altissima di edifici storici rasi al suolo, che sfiora addirittura il 90 per cento.
Constatata la gravità della situazione, ieri, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha offerto a nome dell’Italia, oltre agli aiuti umanitari, il supporto di esperti per valutare i danni.

Marta Pettinau

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  • angelov

    Si è diffusa in questi giorni una leggenda metropolitana che afferma che il Nepal sia stato colpito in modo così violento da una catastrofe naturale, perché in questa nazione ogni anno vengono uccisi e sacrificati in un evento-festival ,decine di migliaia di animali, e la natura, nostra Madre Natura, li avrebbe così vendicati.
    Pochi sanno però, che i Maori della Nuova Zelanda credono che cacciare e uccidere le balene, possa avere come conseguenza quella di scatenare degli tzunami, ed infatti il Giappone, colpito da tzunami di grandissima magnitudine, aveva continuato a cacciare balene negli oceani, anche trasgredendo a quelle convenzioni internazionali che erano state ratificate da quasi tutti gli altri stati.