StudioVisit – Mimmo Paladino

Uno dei protagonisti della Transavanguardia si racconta, per la rubrica StudioVisit. Un maestro dall'anima eclettica, che, esplorando anche il territorio della scultura e dell'installazione, ha contribuito negli anni Ottanta a restituire vigore e prestigio internazionale alla pratica pittorica italiana

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Pittore, scultore, incisore, fotografo e anche regista. Quando gli chiediamo a quale di queste espressioni si senta più affine, Mimmo Paladino non esita un istante: la pittura. Affascinato da sempre dal disegno, dal segno inteso non solo come mezzo tecnico, ma come “impronta”, testimonianza eloquente dell’uomo, l’artista campano sostiene che l’arte non si esprime in superficie, ma è un intenso e costante dialogo che riguarda il linguaggio dei segni.

Mimmo Paladino, Senza Titolo, 1998

Mimmo Paladino, Senza Titolo, 1998

Protagonista assoluto della Transavanguardia, Paladino nel 1977 è artefice dell’opera “Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro”, ritenuto dalla critica il quadro simbolo del ritorno degli artisti alla pittura, dopo la durevole stagione delle proposte concettuali dei decenni antecedenti.
Incontrare Domenico Paladino nel suo studio non significa solamente trovarsi al cospetto di un grande maestro, e quindi ripercorre insieme a lui alcuni periodi topici della storia dell’arte internazionale; significa anche e soprattutto viaggiare nel presente, ascoltando la volontà di chi, non ancora “sazio”, si nutre avidamente d’immaginazione, accettando i principi assodati ma cercando costantemente di sconvolgerli.

Alberto Mattia Martini

 

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