Sequestrato dalla polizia il graffito di Banksy venduto per soli 160 euro a Gaza. È guerra tra il vecchio proprietario e il compratore. E se ci fosse lo zampino di Hamas?

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Il Banksy al centro della disputa

Il Banksy al centro della disputa

Si chiama Bilal Khaled, il ventitreenne, che si è visto irrompere la polizia di Hamas nella sua casa a Gaza, con una denuncia di frode e un ordine di sequestro. Ma andiamo con ordine. Una decina di giorni fa, sui quotidiani di tutto il mondo echeggiava la notizia della clamorosa vendita di un Banksy originale per la cifra ridicola di 160 euro circa. L’opera del writer senza volto più celebre al mondo se ne stava su una porta in ferro, ultima superstite di un’abitazione di Gaza distrutta dai bombardamenti del conflitto tra Hamas e Israele. La paternità dell’opera non è dubbia ed è avvalorata dalla presenza del graffito nel mini documentario recentemente pubblicato su Youtube, che Banksy ha girato in incognito nella Striscia di Gaza gli scorsi mesi.
Al palestinese Rabieh Darduna, proprietario della casa, o meglio, di ciò che ne rimaneva, non sarà sembrato vero quando un giovane locale, nelle false vesti di fotografo e giornalista, gli ha offerto un po’ di soldi in cambio di quella che ai suoi occhi era solo una maceria inutilizzabile con un graffito come tanti, di cui evidentemente ignorava il valore reale di mercato di svariati milioni di dollari. Fino a che i giornali di tutto il mondo hanno iniziato a parlarne e la polizia si è messa sulle tracce del furbetto.
In attesa del processo che stabilirà il legittimo proprietario, il graffito di Banksy – raffigurante la dea greca Niobe nella posa de Il pensatore di Rodin – sarà custodito nella biblioteca pubblica Khan Yunis, con tanto di turni di guardia. Bilal Kalhed intanto si difende e dichiara di aver agito per preservare il lavoro di Banksy e non per profitto personale. Il rischio reale però è che, tra i due contendenti, si metta di mezzo Hamas…

Marta Pettinau

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