Polonia to be. L’architettura al centro dell’Europa

Raccontare la scena creativa polacca vuol dire imbattersi in decine di iniziative sul tutto il territorio nazionale. Danzica, Stettino, Varsavia e Lódź. Quattro città che hanno scelto l’architettura contemporanea.

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Art Inkubator, Lódź

Art Inkubator, Lódź

Finito il periodo comunista, è noto come la rinascita della Polonia stia passando attraverso l’arte, il design, l’architettura e la creatività in genere. Quello che è meno noto è l’apporto fondamentale dell’architettura contemporanea e dei numerosi giovani studi.
Gli interventi architettonici più interessanti in Polonia provengo da due tipi di operazione. La prima riguarda i grandi vuoti del centro storico di molte città causati dalla Seconda guerra mondiale. La seconda interessa i complessi industriali, diffusissimi su tutto il territorio, memoria di un passato operoso, in disuso da diversi anni.
Nel primo caso si interviene con nuove architetture manifesto a firma di grandi architetti internazionali come Fuksas e Libeskind. Nel secondo caso, quello con maggiore impatto sulla comunità, si interviene con ristrutturazioni leggere e riconversioni intelligenti. Ciò che però rende unico il caso polacco è la capacità di costruire un sistema integrato. È vero, Varsavia, Breslavia, Cracovia e Łódź detengono il primato, ma è insieme ai centri più piccoli che costituisco un grande unicum, un sistema-Paese. Tra queste realtà troviamo Danzica, sul Mar Baltico, dove è in atto un grande piano di rivitalizzazione in cui il Łaźnia Centre for Contemporary Art e l’Outdoor Gallery operano con efficacia sul tessuto urbano. Nel porto più importante del Paese sono stati da poco inaugurati lo Shakespeare Theatre, su progetto dell’italiano Renato Rizzi, e il Centro Solidarność, ideato dallo studio polacco Fort per ricordare l’operato del sindacato che contribuì alla lotta per la liberazione dall’impero sovietico. Un primo passo verso la riconversione dell’area dei cantieri navali in un nuovo quartiere residenziale della cultura chiamato “Giovane Città”. L’altra è Szczecin, dove è stata inaugurata una delle più importanti filarmoniche del Paese su progetto degli italo-spagnoli Barozzi Veiga.

Bemowo District, Varsavia

Bemowo District, Varsavia

Non solo creatività: in Polonia la classe dirigente è solida e dinamica, nonché ad alto tasso femminile. Un’impresa su tre è in mano a una donna. È donna il primo ministro, Ewa Kopacz, e il sindaco di Varsavia, Hanna Gronkiewicz-Waltz, entrambe promotrici della crescita del Paese.
Ma quali sono le realtà architettoniche più vive del Paese? La prima è sicuramente Varsavia: qui la Soho Factory ha fatto scuola. In questo ex complesso industriale ha sede uno degli studi di architettura più promettenti del Paese, i WWAA, progettisti del padiglione polacco all’Expo di Shanghai 2010. Nella capitale, a esser stato determinante per lo sviluppo della cultura architettonica è il festival Warsaw under construction. Organizzato dal Museum of Modern Art a ottobre di ogni anno, si interroga sul futuro della città. E nella capitale si sperimenta molto: ne è un esempio il lavoro che sta portando avanti il collettivo City Sport Square, che mette insieme architetti, designer e sociologi con lo scopo di restituire aree non utilizzate ai cittadini con metodologie partecipative, reintroducendo lo sport negli spazi pubblici. Il suo fondatore, Grzegorz Gadek, nel 2014 è stato insignito dello Young Creative Entrepreneur Award. Un esempio del loro metodo di lavoro è l’Aleja Sportów Miejskich, un parco urbano nel quartiere Bemowo.

Jakub Szczesny, Keret House - photo Tycjan Gniew Podskarbinski, © Polish Modern Art Foundation

Jakub Szczesny, Keret House – photo Tycjan Gniew Podskarbinski, © Polish Modern Art Foundation

Sempre sul filo dell’interdisciplinarietà troviamo la Keret House, esperimento architettonico e residenza d’artista. Si tratta della più stretta abitazione mai realizzata: 152 cm è la larghezza dello spazio tra due edifici che ricordano due periodi storici di Varsavia. Il progetto è di Jakub Szczęsny dei Centrala, una giovane realtà molto attiva dove lavora l’italiano Simone De Iacobis. E sulla memoria e il recupero si inserisce l’operazione in atto nel Pavilion Zodiak. Fortemente voluta dall’Ordine degli Architetti locale – da poco rinnovatosi con le giovani generazioni –  grazie a fondi europei e a un concorso internazionale, questa architettura modernista diventerà un vivo centro culturale per l’annuale Beton Film Festival dedicato all’architettura.
Un’altra realtà in continuo fermento è Łódź. Nonostante il calo di abitanti e la sofferta vicinanza geografica con Varsavia, qui è in atto un grande progetto per il centro storico. Il masterplan è stato affidato a Rob Krier. In città, oltre ai noti Manufaktura e Mulino del Prete, entrambi ex aree produttive oggi centro delle principali attività cittadine, troviamo due importanti realtà: OFF Piotrkowska, distretto creativo, e Art Inkubator, luogo di start up situato nell’ex fabbrica tessile di Schiebler, ristrutturata grazie ai fondi dell’Ue. E questa non è che la punta dell’iceberg di un Paese che, nonostante la crisi, non vuole fermarsi.

Zaira Magliozzi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #23

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