Il Moderna Museet di Stoccolma acquisisce uno dei più preziosi archivi Duchamp. E organizza un simposio internazionale sull’eredità dell’artista

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L'orinatoio di Duchamp

Marcel Duchamp, Fontana (1917)

Il corso dell’arte del Novecento sarebbe stato lo stesso, se non ci fosse stato lui con le sue dissacranti provocazioni? Non è dato saperlo. Certo è che Marcel Duchamp ha aperto gli occhi e la strada agli artisti che l’hanno seguito e che inevitabilmente si sono dovuti confrontare con la sua imponente eredità. Proprio di quest’ultima si dibatte all’International Duchamp Symposium che si concluderà oggi, al Moderna Museet di Stoccolma. Studenti, specialisti e curatori da tutto il mondo si sono riuniti in una tre-giorni, per mettere sul tavolo le ultime ricerche riguardanti una figura che non ha ancora perso fascino né carica rivoluzionaria. A quasi un secolo di distanza dalla sua celebre Fontana.
Il seminario si è svolto in seguito all’acquisizione da parte del museo diretto da Daniel Birnbaum dell’archivio Duchamp appartenuto al critico d’arte svedese Ulf Linde, scomparso nel 2013, con cui Duchamp intraprese un’intensa collaborazione, agli inizi degli anni Sessanta. Ulf Linde è stato una delle figure chiave per la comprensione della produzione di Duchamp. Oltre che autore di libri e saggi, il critico ha realizzato e custodito copie autorizzate ed autografe delle opere iconiche dell’artista, che ora saranno esposte permanentemente in una sala dedicata al Moderna Museet.
Con l’acquisizione dell’archivio, che comprende anche bozzetti, lettere e scatti autografi, il museo si candida ad essere una delle prime istituzioni al mondo per lo studio dell’opera e della ricerca dell’artista, senza il quale (forse) oggi l’arte non sarebbe quella che conosciamo.

Marta Pettinau

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