Hiroshi Sugimoto batte il tempo. A Modena

Fondazione Fotografia, Modena – fino al 7 giugno 2015. Una antologica che fa il punto sul lavoro del grande artista giapponese, dopo la doppia mostra veneziana l’anno scorso. Con un testo in catalogo che è una dichiarazione di poetica.

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Hiroshi Sugimoto, Bay of Sagami, Atami, 1997 - courtesy l’artista

Hiroshi Sugimoto, Bay of Sagami, Atami, 1997 – courtesy l’artista

Se volessimo riassumere la mostra dedicata a Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) alla Fondazione Fotografia della città emiliana, curata da Filippo Maggia e Chiara Dall’Olio, potremmo affermare che il suo soggetto è una delle chiavi del pensiero dell’uomo: il rapporto tra spazio e tempo. La forza dell’artista giapponese, del quale è offerto un interessante percorso antologico, è proprio quella di giungere all’essenza dei fenomeni: “Il tempo esiste grazie all’azione dell’uomo”, scrive Sugimoto.
L’artista nipponico, uno dei più intelligenti protagonisti del panorama contemporaneo, che abbiamo visto durante la Biennale di Architettura del 2014 immerso in una toccante cerimonia del tè, lavora per serie, in progress. In quell’occasione la Fondazione Bevilacqua La Masa aveva presentato una serie di immagini sul primo Modernismo in architettura, lavori che ritroviamo qui, accanto ad alcuni di quelli dedicati, a partire dal 1997, agli edifici dei grandi maestri dell’architettura e dell’arte moderna: da Gaudí a Le Corbusier, da Terragni a Brancusi.

Hiroshi Sugimoto, Lightning Fields 225, 2009 - courtesy l’artista

Hiroshi Sugimoto, Lightning Fields 225, 2009 – courtesy l’artista

A Modena siamo calati nei suoi mondi, in cui, appunto, l’indagine del tempo è questione portante.  Nei Theaters, ai quali lavora dal 1976, ci troviamo di fronte a un tempo limitato, quello della rappresentazione del film sullo schermo, che coincide con quello dell’esposizione dell’immagine. In queste opere è potente la presenza del bianco, il tempo della registrazione che pare fuoriuscire dall’immagine con la sua forza: è come un apparente annullamento, denso di significato, in cui la luce pura porta con sé l’informazione.
Sugimoto analizza il linguaggio, scava nella sua storia, così nei bellissimi Photogenic Drawings, ai quali ha lavorato dal 2008 al 2010, in cui propone dei positivi inediti di negativi mai stampati del padre della calotipia, William Henry Fox Talbot: un lavoro di grande coraggio, in cui si va a indagare nella storia di un mezzo che, nella sua forma analogica, è registrazione, traccia di quanto ci sta intorno.

Hiroshi Sugimoto, Birds of The Alps, 2012 - courtesy l’artista

Hiroshi Sugimoto, Birds of The Alps, 2012 – courtesy l’artista

Prezioso, nel catalogo Skira che accompagna la mostra, il lungo testo di Sugimoto, in cui l’artista, che dal 1975 vive a New York e Tokyo, racconta il senso della sua ricerca, approfondendo particolarmente il suo concetto di storia: “Il mondo deve essere convertito in immagini fotografiche per poterlo osservare e comprendere adeguatamente, allo stesso modo in cui, per studiare la struttura di un organismo, è necessario sezionarlo in porzioni infinitesimali per consentirne l’esame al microscopio”.

Angela Madesani

Modena // fino al 7 giugno 2015
Hiroshi Sugimoto
a cura di Filippo Maggia e Chiara Dall’Olio
Catalogo Skira
FONDAZIONE FOTOGRAFIA – FORO BOARIO
Via Bono da Nonantola
335 1621739
[email protected]
www.fondazionefotografia.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42718/hiroshi-sugimoto/

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