G-Rough, un nuovo design hotel nel cuore di Roma. Arte contemporanea, modernariato storico, una wine gallery e vista mozzafiato su Piazza Navona

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G-Rough, Roma (foto Serena Eller)

Con la sua idea di lusso, Emanuele Garosci – imprenditore bohemienne – ci aveva già incantato a Venezia, mettendo su quell’esperimento eccentrico di ricettività d’alta gamma che è Palazzina G; adesso, in compagnia di Gabriele Salini e di un team ben assortito composto da Giorgia Cerulli (per il recupero architettonico), da Benedetta Salini e Vittorio Mango (per la scelta del décor) e da Guendalina Salini (per la curatela artistica), il nostro ha deciso di bissare, con una nuova apertura romana: G-Rough. Siamo nel cuore di Roma, a Piazza di Pasquino, giusto alle spalle di Piazza Navona, in una palazzina secentesca che affaccia sulla cupola di Sant’Agnese e sullo scorcio invidiabile di Piazza Navona: le suite – dieci in tutto – sono distribuite su cinque piani, numerati au contraire, seguendo un consiglio intuizione dell’artista Gianni Piacentini, uno dei numi tutelari del progetto, per il quale l’edificio è idealmente “radicato in cielo”. Gli interni sono un omaggio raffinato ed essenziale al miglior design italiano scelto tra gli anni Trenta e favolosi Seventies: Giò Ponti, Ico Parisi, Guglielmo Ulrich e Silvio Cavatorta dialogano con le opere d’arte contemporanea, realizzate da giovani artisti romani tra cui Rä Di Martino, Pietro Ruffo, Caterina Nelli, Alessandro Piangiamore, Davide D’Elia; le stanze hanno i nomi dei designer italiani, una celebrazione dell’italianità creativa, curata con mano leggera e non convenzionale: dal pezzo d’arredo, al portachiavi in feltro. Il servizio à la carte è quello già collaudato in Palazzina G: dalla colazione in camera, al maggiordomo personale in grado di svelare agli ospiti “chicche” e itinerari non comuni per apprezzare al meglio il soggiorno capitolino.
Al piano terra – aperto al pubblico dalle sette del mattino a mezzanotte – il G-Bar: vineria e galleria d’arte, inaugurato con una performance di 24 ore, Art is Real, che diede il via al cantiere e vide giovani artisti del territorio chiamati, in spirito mecenatistico-rinascimentale, a interpretare il luogo, producendo opere integrate con l’architettura del luogo, alcune delle quali preservate come interventi site specific. Una nota, finale, la merita il nome: la G rievoca il nome dell’albergo veneziano e la parola “rough” per richiamare l’idea di un lusso “ruvido” e gypsetter, che curiosamente s’appaia con l’iscrizione latina all’ingresso, Satis Ampla Quae Securitate Rideat.

– Maria Cristina Bastante

http://www.g-rough.it/hotel-roma

 

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