El Anatsui Leone d’Oro alla carriera. Susanne Ghez Leone d’Oro speciale per l’impegno a favore delle arti. Ecco i primi premi della 56a Biennale di Venezia

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El Anatsui alla 52a Biennale di Venezia

El Anatsui alla 52a Biennale di Venezia

A poco meno di due settimane dall’apertura della 56a edizione della Biennale d’arte di Venezia, sappiamo che ad essere premiati sabato 9 maggio a Ca’ Giustinian ci saranno anche El Anatsui e Susanne Ghez. L’artista ghanese riceverà infatti l’ambito Leone d’Oro alla Carriera, mentre a Susanne Ghez andrà il Leone d’Oro Speciale per l’attività svolta a favore delle arti. I loro nomi sono stati annunciati oggi dal cda della Biennale di Venezia, su proposta di Okwui Enwezor.
Nato in Ghana nel 1944, El Anatsui è stato scelto per il suo contributo fondamentale al riconoscimento della ricerca artistica contemporanea africana nel panorama internazionale, per l’estetica originale dei suoi arazzi, in cui tecniche tradizionali si intrecciano all’impiego di materiali poveri e di recupero, e per il suo impegno di lunga data come docente e mentore delle nuove generazioni di artisti africani. Nel 2007, partecipò alla kermesse veneziana, nell’edizione curata da Robert Storr, con uno dei suoi monumentali arazzi, che fu allestito all’Arsenale.
A Susanne Ghez  è stata invece riconosciuta la lungimiranza nel sostenere e organizzare le prime mostre di artisti di rilievo come Jeff Wall, Mike Kelley, Isa Genzken, Thomas Struth e Kara Walker. Dal 1974 al 2013, nel ruolo di direttore e capo curatore della Renaissance Society di Chicago – la più antica istituzione americana per l’arte contemporanea – ha organizzato numerose mostre di valenza internazionale. Nel 2014, le era stata assegnata inoltre la Benton Medal dell’Università di Chicago, come riconoscimento al suo apporto nel campo della formazione e dell’educazione.
Con i due Leoni d’Oro, sono stati annunciati anche i nomi della giuria internazionale che assegnerà i restanti riconoscimenti: sono il curatore americano Naomi Beckwith; la direttrice del Museum of Modern Art di Salisburgo, Sabine Breitwieser; Mario Codognato, curatore capo del 21er Haus; il critico indiano Ranjit Hoskote, e, infine, Yongwoo Lee, presidente per diversi anni della Gwangju Biennale Foundation.

Marta Pettinau

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