È morto a Roma Luigi Boille, grande pittore protagonista dell’informale italiano. Amico di Michel Tapié, stimato oltre confine, mai abbastanza valorizzato in Italia

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Luigi Boille nel suo studio, nel 2012

Luigi Boille nel suo studio, nel 2012

Dopo Vasco Bendini, ci ha lasciati anche Luigi Boille, un altro grande pittore informale ingiustamente sottovalutato in questo paese così ingrato. Un artista che poteva vantare lo stretto rapporto di amicizia e di collaborazione che lo ha legato al leggendario Michel Tapié, il vate di “un art autre” e dell’informale. Del resto Boille è stato protagonista di alcune mostre di altissima qualità: basta ricordare che nel 1964, su invito di un critico ormai leggendario come Lawrence Alloway, egli ha rappresentato l’Italia – insieme a Fontana, Capogrossi e Castellani – al Guggenheim International Award di New York. E come dimenticare, pochi anni prima, la sua partecipazione a mostre ormai mitiche come International Festival Osaka-Tokyo con il gruppo Gutai, a cura di Michel Tapié, La Jeune Ecole de Paris II, a cura di Pierre Restany, e Nuove tendenze dell’arte italiana, a cura di Lionello Venturi, partita dalla Rome-New York Art Foundation di Roma nel 1958 e poi approdata in altre sedi prestigiose? Eppure in Italia tutto ciò non è bastato per vedersi riconosciuto un degno omaggio magari alla Galleria nazionale d’arte moderna.
Del resto Boille, un po’ come Bendini con cui condivideva un’amicizia fatta di stima reciproca, era un artista appartato, orgoglioso, chiuso nel proprio studio a coltivare la pittura senza curarsi di mode e mercato. E sono “colpe” che si pagano, qui da noi. Nato a Pordenone nel 1926, Boille si era diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1949 e laureato in Architettura nel 1950. Dopo un soggiorno in Olanda si era stabilito a Parigi dal 1951 al 1965 per poi tornare a Roma. Si lui colpiva la costante serenità ed agile leggerezza mentale con cui sapeva affrontare gli alti e bassi del proprio riconoscimento artistico a livello pubblico, la cui bussola, ormai da diversi anni ed incredibilmente, era orientata verso un costante ed inaccettabile misconoscimento o indifferenza. Come ha scritto Argan, il segno di Boille “svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione“.
Nella sua pittura il mondo materiale si fonde, trasformandosi in un unico flusso continuo, un divenire inarrestabile, denso, drammatico ma anche allegro, da cui promana la durata dell’essere nella realtà e il lento volgere dei giorni e dei sentimenti.

– Gabriele Simongini

www.luigiboille.it

 

 

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  • Andrea Bonanno

    Ha fatto parte, questo artista, più conosciuto nel mondo che in Italia, della stagione dell’Informale caratterizzato dall’uso del colore che rifiuta la forma, epochizzando la dimensione angosciosa del mondo, per privilegiare l’interna commozione dell’io, che diveniva, con la gestualità (che non è un’arte di puro gesto) del suo farsi, l’immediato sostrato del suo vissuto. La siffatta immobilità della materia-colore, a differenza di altri, invece nel Boille si ravviva con una disseminazione di guizzi e di slanci onnidirezionali, con proliferazioni germinali e ritmi frenetici con andamenti barocchi, che tendono ad una dolce resa immaginativa, invocanti spesso la luce inedita di un altro spazio e di un altro tempo, oltre una materia-labirinto informel refrattaria e sorda, intrattabile e soffocante. Andrea Bonanno- Sacile (PN).