Brando De Sica e l’ossessione domestica. Padri vs figli: vivrai, ma “Non senza di me”

Un padre ossessivo e invadente. Un figlio modello, completamente succube. Una vita a due come un inferno. E un finale shock. Bella prova di regia per Brando De Sica: quindici ispiratissimi minuti, che scivolano con gusto e intelligenza

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Una bella prova per Brando De Sica, nipote e figlio d’arte, ritagliatosi via via un suo profilo definito, dietro la macchina da presa: arrivano i primi veri riconoscimenti, mentre l’eredità di narratore (con il classico salto di una generazione) inizia a vedersi tutta. Ineluttabile il paragone con l’ingombrante nonno, ma anche con la verve da interprete e l’ego da show man del vulcanico papà. Un tema – quello del rapporto controverso con la figura paterna – che è al centro di “Non senza di me”, cortometraggio scritto e diretto dal giovane De Sica, prodotto da K48 e interpretato in maniera egregia da Max Tortora – padre ossessivo, morboso, dispoticamente soffocante – e Michael Schermi, figlio modello, succube, frustrato e poi, finalmente, ribelle. Ed è il tempo della fuga: la solitudine per chi resta, l’ebbrezza dell’indipendenza per chi spezza le catene.

Non senza di me, di Brando De Sica, 2015

Non senza di me, di Brando De Sica, 2015

Sintesi perfetta, tagli ispirati, fotografia convincente, alcune belle intuizioni nella sceneggiatura, equilibrio tra accenti poetici e grotteschi, per due maschere tragiche indossate con stile, tra pathos e cinismo. Non dimenticando l’ironia noir e la passione per la follia sottile che abita le storie di ogni giorno. Allucinato il finale, con colpo di scena risolto in pochi minuti di gelida ferocia. La morte, per il troppo amore, nella gioia dell’abbraccio: dopo lo strazio della separazione, il sacrificio è compiuto. Nel nome del possesso.

Helga Marsala

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  • angelov

    La parabola del Figliol Prodigo stritolata dai tentacoli dall’attuale cinismo.