Biennale di Venezia. Il padiglione di Singapore raccontato da Charles Lim

Il Padiglione di Singapore sarà all’Arsenale. Il National Arts Council ha selezionato il progetto visivo di una sorta di duo artistico, formato dall’artista Charles Lim e del curatore Shabbir Hussain Mustafa. Il mare e i suoi confini saranno le uniche coordinate di un viaggio di ricerca.

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Shabbir Hussain Mustafa e Charles Lim - photo Zephaniah Tan

Shabbir Hussain Mustafa e Charles Lim – photo Zephaniah Tan

Il processo di Sea state di Charles Lim (Singapore, 1973) potrebbe avere un’influenza significativa su artisti, critici e ricercatori che vogliono trovare nuove prospettive, ulteriori alternative su come una Città-Stato del futuro dovrà espandersi e re-immaginarsi. Alla ricerca di spazio, via terra, oppure via mare. Consapevole di questa premessa, il National Arts Council di Singapore ha decretato che il progetto del duo curatore-artista, Charles Lim e Shabbir Hussain Mustafa, lavoro inedito, culmine della serie Sea state, potrà rappresentare il Padiglione alla 56. Biennale d’Arte. La loro mostra dovrà dimostrare come gli artisti possano raccontare a un’audience internazionale il loro sguardo critico aggregando, a Venezia, tanto tematiche globali quanto scenari localmente determinati
Sea state è un progetto di Lim che a partire dal 2005 si presenta come un’opportunità per esplorare, intercettare limiti geografici e spingerli fino a sovrapporli a vere e proprie barriere mentali, creando codici e convenzioni che separano intere culture dall’essere esistenti all’essere dimenticate. Abbiamo incontrato l’artista per approfondire le sue ricerche.

Quando e dove è nato Sea state?
Sea state è una serie di nove progetti che ho iniziato nel 2005, a seguito dello scioglimento del collettivo di Net Art tsunamii.net, che ho co-fondato. La struttura dell’intero percorso è ispirata dal codice della World Meteorological Organization, sistema necessario per misurare le condizioni del mare, stati ciclotimici che al variare dei loro valori vengono inseriti in determinate categorie, passando da calmo a moderato a, addirittura, alla denominazione di fenomeno. Secondo diverse modalità, usando una complessa molteplicità di media, esploro i contorni, gli orli biofisici, aspirazionali e cerebrali di Singapore, attraverso le lenti del visibile e dell’invisibile rivolte verso il mare.
Se si considera Sea state nell’insieme, lo si può guardare come una sorta di indice di queste oscillazioni estreme e una sorta di vocata all’attenzione. Al Padiglione di Singapore a Venezia presenterò il culmine di questa serie.

Quali sedi, terreni, luoghi, territori o angoli dimenticati hai attraversato per completare il tuo progetto?
Sea state intende sovvertire il modo in cui noi guardiamo al mare. La narrazione del progetto comincia con la scomparsa poetica e assolutamente attuale di un’isola chiamata Sajahat, che scomparve nel 2002 dalle carte nautiche di Singapore, a causa di un disegno politico-diplomatico chiamato land reclamation. In lingua malese, sajahat significa “male”, ma colloquialmente è un termine che può anche far riferimento alla parola “dispettoso”, “scandaloso”.
Comunque tutti i lavori sono stati sviluppati come una nuova committenza e, fino alla loro presentazione in Biennale, resteranno inediti.

Charles Lim, The Grid, 2014 - Courtesy of the artist and Future Perfect, Singapore

Charles Lim, The Grid, 2014 – Courtesy of the artist and Future Perfect, Singapore

Qual è la tua definizione personale di Stato? E come può essere rappresentato al meglio?
Quando pensiamo allo Stato come a un’entità fisica, immaginiamo anche la massa di terra che lo compone. Eppure nella realtà i confini reali, geografici di ogni Paese che viene lambito dal mare non si trova esattamente sull’orlo della terra, ma fuori, al di fuori di essa, nell’acqua. Così facendo, i confini quotidiani, percepibili, si discostano di molto da quelli immaginari, provocando un margine di differenza davvero rilevante.

Come definire, letteralmente e geograficamente e artisticamente, i confini?
Molti dei miei lavori hanno indagato e preso spunto dal concetto di confini, da come differenti immaginari territoriali cominciano a diventare reali, distinguendo sempre quel che è solido da quel che è fluido. Uno dei lavori più recenti appartenenti alla serie di Sea state, è intitolato inside/outside (2005) ed è composto da 110 coppie di fotografie dedicate ai border marker di Singapore.

Quale tipo di scenario visivo o di atmosfera culturale i tuoi lavori conferiranno al Padiglione di Singapore in Biennale?
Venezia è storicamente un sea state e Singapore incarna la moderna manifestazione dello stesso modello governativo-territoriale. Mi auguro che attraverso il mio progetto, tanto Venezia quanto Singapore incontreranno loro stesse attraverso il mare. Inoltre, bisogna ricordare quanto entrambe siano fatte di mare e quanto quest’ultimo abbia creato la loro potenza.

L’architettura, la storia e l’estetica del Padiglione attiveranno un dialogo con i tuoi lavori?
Tanto il curatore quanto io stesso, stiamo cercando di attivare lo spazio del Padiglione che sarà collocato all’Arsenale e utilizzerà la densità dello spazio dell’architettura esistente. Guardando complessivamente al Padiglione e alla natura del mio lavoro, abbiamo percepito che non sarebbe stata un’ottima idea provare a resistere alle caratteristiche e ai dettami architettonici di Venezia. Sarebbe stato troppo difficile non adattarsi.

Charles Lim, Sea state. Inversion, 2014 - Courtesy of the artist and Future Perfect, Singapore

Charles Lim, Sea state. Inversion, 2014 – Courtesy of the artist and Future Perfect, Singapore

Di quale scenario faremo esperienza? Che cosa percepiremo attraverso le tue proposte visive e narrative?
Questa è una domanda importante. Il modo in cui il Padiglione ha preso vita ed è curato rappresenterà significative istigazioni, affermazioni che intendono per creare un rapporto tra sea state e il suo simulacro Singapore. Ma avrà anche un’immensa risonanza in merito a correnti concetti globali sul mare visto come fattore che Singapore sfrutta come un sistema per far scattare un’immaginazione senza freni, senza confini.

Ci spieghi come il tuo percorso connetterà temi, nozioni e concetti al percorso principale All the World’s Futures?
Un aspetto del mio lavoro medita e si focalizza sulle miriadi di modi con i quali noi continuiamo a lavorare avendo la presunzione che le risorse energetiche, finite, limitate per natura possano essere trasformate e rese senza limite. Questo mi sembra un ottimo punto di congiunzione con il percorso di Enwezor.

Potresti, in ultimo, esprimere un desiderio, formulare un invito o un pensiero che accompagni i visitatori al Padiglione di Singapore alla Biennale di Venezia?
Molto tempo fa, durante i primi passi mossi in direzione del progetto legato al Padiglione, abbiamo generato numerosi atti conservativi, ancora visibili lungo il percorso compiuto. Ci auguriamo di continuare a muoverci seguendo questa logica durante e anche dopo che la mostra verrà inaugurata.

Ginevra Bria

www.nac.gov.sg
http://seastate.sg/

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