Vincenzo Trione presenta il suo Padiglione Italia alla Biennale di Venezia. Da Alis/Filliol a Kounellis, con qualche nome poco conosciuto. Tema centrale, la Memoria

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Presentazione Padiglione Italia 2015

Primo avvertimento, lo stesso che premettemmo in occasione della presentazione della mostra internazionale di Okwui Enwezor: pigiate ogni 5 minuti il pulsante “refresh”, o comunque aggiornate la pagina, da dove la state seguendo. Perchè, anche per un’occasione importante come la conferenza che svelerà i contenuti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, Artribune ha deciso replicare una modalità nuova: non ci accontentiamo di seguire l’evento live, ma lo pubblichiamo anche live, aggiornandovi in tempo reale sui contenuti via via presentati dai relatori. Che sono il direttore generale per il contemporaneo del Mibact, Federica Galloni, il presidente della Biennale Paolo Baratta, il ministro Dario Franceschini ed il curatore del padiglione, Vincenzo Trione.
Dopo le introduzioni di Federica Galloni e di Paolo Baratta, prende la parola Trione:non sarà una mostra con taglio descrittivo-fenomenologico del presente, ma una mostra che fotograferà la realtà presente dell’arte in Italia“. Si entra nel vivo: “C’è un punto di contatto fra il mio padiglione e la mostra di Enwezor: ed è la figura di Walter Benjamin“. “Il tratto comune fra gli artisti che ho individuato è quello di rifiutare la Damnatio Memoriae: e la fattispecie che intendo valorizzare, oggi ormai accantonata, è quella di Avangardia“.
Ci siamo, arriva la lista dei nomi degli invitati: Alis/Filliol, Andrea Aquilanti, Francesco Barocco, Vanessa Beecroft, Antonio Biasiucci, Giuseppe Caccavale, Paolo Gioli, Jannis Kounellis, Nino Longobardi, Marzia Migliora, Luca Monterastelli, Mimmo Paladino, Claudio Parmeggiani, Nicola Samorì, Aldo Tambellini. Riflessioni? Vi rimandiamo all’ampio articolo che troverete questa sera in homepage su Artribune. In una conferenza stampa insolitamente – questa è una piacevole novità – breve, conclude il ministro Franceschini, che ribadisce l’importanza della Memoria, centrale nelle scelte del curatore Vincenzo Trione. Altre anticipazioni: ci sarà un video di Mimmo Calopresti, con musica dei Subsonica – che viene proiettato in conferenza – che racconta le radici del “Codice Italia”, alla base della nascita del Padiglione Italia. Iniziano le domande del pubblico: quali sono i costi? Risponde la Galloni: in totale 600mila euro, di cui 400mila per gli allestimenti e 200mila per la gestione. A questi si aggiunge uno stanziamento eccezionale di 150mila euro, deciso dal ministro: quindi si passa a 750mila euro. I contributi degli sponsor sono fra i 250 e i 300mila euro.

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  • Tutto sommato si tratta di un padiglione come da aspettative. Si vedrà la mostra. Il problema è una certa immaturità del sistema italiano che chiama sempre collettive e mai un focus su uno-due artisti. Questo perchè non esiste un confronto critico vitale e continuativo, capace di prendersi la responsabilità di una scelta. Perchè no un padiglione solo su Vanessa Beecroft o solo Alis/Filliol? In Italia come all’estero il problema è fare le differenze, perchè scelgo A e non B?

    Nella giovane arte continuano a imperversare i Giovani Indiana Jones. Come va di moda anche all’estero (vedi Dan Vo). Questo perchè la retorica passatista permette, appunto, di essere accettati e selezionati in un “paese per vecchi”. Ma questo è un problema generazionale che va ben oltre l’arte.

    • giorgio

      da aspettative tristissime, con artisti dall’estetica “morbosa” direi, tranne aquilanti di cui apprezzo molto il lavoro e la marzia migliora. mah, mi spiace solo per il soldi pubblici che potrebbero essere investiti meglio, magari come suddetto puntando su un artista – meno costi, più prestigio. attendiamo l’articolo serale…

      • a dire il vero se guardi il budget le mostre di solo due artisti sono costate di più di quelle di gruppo, poi cosa vuol dire che se c’è un artista solo l’opera viene meglio.

        Il contesto è quello della biennale ci sono 150 esposizione con. penso. almeno 300 artisti… per cui uno più o uno meno non cambia molto, tanto più che lo spazio è quello dell’Arsenale per cui una lunga carrellata di mostre…

        Mi affascina notare che quasi tutti i posti sono sempre di critica “astratta” negativa, rarissimi i commenti positivi o costruttivi, siamo proprio un popolo di piagnoni!

        • giorgio

          no, non è questione di piagnonismo, è che per quanto mi riguarda non ritengo il progetto interessante ma banale per un’occasione di livello così elevato come la biennale. il fatto che si spendano molti soldi anche solo con 2 artisti è per me una riflessione sullo sperpero pubblico in assenza di un progetto di livello alto culturalmente, questo è il mio parere. non un pianto, ma un’idea per cui tirone non è szeemann e da un “critico” mi aspettavo qualcosa di meno scontato del confronto vecchi/giovani, memoria, archivo etc. un paese per vecchi ecco cos’è. e in tutta la cultura, la retorica la fa da padrona. mica piango, mi deprimo perché qui non si va avanti ma si guarda sempre indietro. e neanche bene, visto che i beni storico-artistici neanche sono valorizzati. molta facciata… comunque non è stato ancora allestito nulla, si parla del progetto.

  • aloisio frattini

    Con questi nomi tanto valeva chiamarla “Povera Italia”

    • Quale sono quelli “ricchi”?

  • Abbiamo fatto un gioco, abbiamo cercato su Goggle gli artisti selezionati, e scelto la prima opera che emergeva da Google, ecco il risultato: http://whitehouse2014.blogspot.it/2015/01/in-2013-i-was-just-in-france-in-one-of.html

  • Giulio

    Nulla da dire sulla scelta degli artisti, sono sicuro che faranno un ottimo lavoro, purtroppo l’esperienza dovrebbe insegnare che questi padiglioni collettivi non hanno successo in un contesto come quello della biennale, si dovrebbe puntare su un padiglione con uno o due artisti come giustamente fa la maggioranza dei padiglioni presenti in biennale, questo e’ un punto che dovrebbe capire il ministero che continua a chiedere mostre collettive. Un appunto a Trione va fatto, la figura dell’angelo della storia di Benjamin e’ gia stato ampiamente utilizzato da altri curatori in questi anni, per esempio nella mostra La storia che non ho vissuto. Testimone indiretto curata da Marcella Beccaria al Castello di Rivoli nel 2012.

    • Più avanguardia del selfie? Dove autore, spettatore e contenuto coincidono? Il sistema dell’arte vive su un altro pianeta.

  • gianni

    In questo padiglione ha vinto una tipologia di scultura accademica, dove la materia è usata senza un senso in puro stile bricolage, vedi i vari Monterastelli, Barocco, ecc… Supportato dalla performance alla buona, vedi Migliora e da un vecchio leone, Beecroft, restato al paolo rispetto al Cattelan nazionale. Insomma Trione come Beatrice, resta nelle accademia, seppellisce tutta una generazione, anni 90, vedi i vari Stalker, dove si pensava al progetto e l’oggetto era abbandonato. Il padiglione di Trione è simile a quello di Beatrice, solo che il primo possiede la più potente università alla spalle, LUISS, il secondo è un normale prof. sfigato dell’accademia Italiana.

    • And

      ma quale sfigato! Trione se non lo sai è figlio di Aldo Trione, professore di Estetica alla Federico II di Napoli nonché parlamentare progressista negli anni ’90…. insomma non proprio uno sconosciuto qualunque…

      • gianni

        lo sfigato è Beatrice non Trione.

        • And

          allora controlla bene cosa scrivi: la potente università che ha alle spalle è lo Iulm di Milano, non la Luiss

  • duccio

    Si citano le avanguardie, forse il buon Trione si riferisce alla terza avanguardia. Solo che il mondo ormai globale ha distrutto le avanguardie e inglobato i linguaggi del passato, gli stessi stanchi operatori culturale quando prendono un normale volo di linea e cambiano continente, rimango affascinati dalla sperimentazione.culturale sopratutto nel campo dell’arte. La cultura in italia è una cosa da pochi e da ricchi, questo padiglione conferma questo aspetto.

  • Un bel confronto vario, sia di stili che di percorsi culturali, non ci resta che aspettare di vedere le opere, un poco perplesso sulla Beecrof, che sia la volta che si smetta lo stile modaiolo e ritorni a fare l’artista?

    • Monica Gio

      La Beecroft è stata una grande artista che nel tempo si è cristallizzata, sicuramente molto interessanti i nuovi nomi e il ripescaggio storico, che potrebbe rilanciare artisti mai pienamente apprezzati.

      • Si hai ragione, dai aspettiamo di vedere i lavori e si potrà valutare il tutto

        • Non si tratta di “valutare il tutto”, ma di rendersi conto che una certa idea di mostra non funziona più. Soprattutto collettiva dando una nicchia ad ogni artista. Non è colpa di Trione ma di una pratica che andrebbe pensata diversamente.

          • Trione mi pare che faccia un lavoro da critico, semplice, serio, senza troppi fronzoli, e visto i tempi e tantissime mostre, mi pare già una cosa buona ( e giusta) d.o)))

        • giulia maschera

          mi sa tanto che l’ufficio stampa di trione si è messo in moto per controbilanciare i commenti negativi su Artribune. i 3 commenti precenti ad esempio sono totalmente falsi, e molti di quelli che seguono non sono da meno. non avrei mai immaginato che fosse possibile scendere così in basso per tentare di orientare il pensiero delle masse.

  • damienkoons

    Al diminuire dei costi pare aumentare la qualità… strano non trovate?

    • angelaeco

      I tempi di crisi tirano fuori le energie migliori

      • aloa de sanfant

        Ma cosa state dicendo? Questo sarà uno dei più inutili padiglioni italia di sempre. Informatevi!

        • Cosa vuol dire inutile, l’arte è inutile, proprio questo è il suo punto di forza

  • Filippo

    Beh, se ci siamo scandalizzati con Romina Power e Luisa Laurito qui possiamo con giudizio tagliarci le vene…
    se questo è secondo l’Accademico direttore il contemporaneo in Italia, siamo ben messi… se poi Trione dopo i PostClassici dell’anno scorso (portandosi qui i più modesti, esclusi Kounellis e, forse, Longobardi) voleva fare la selezione dei neo-classici e neo-nostalgico-antichi c’è di sicuro riuscito…
    insomma aspettiamo di vedere le opere, ma salvo miracolose svolte e improbabili illuminazioni… ancora una volta l’Italia si appresta a fare un ben magra figura nella ‘sua’ Biennale…
    ma a quando un curatore che sappia veramente cos’è, e chi fa, oggi arte in Italia? Povera Patria…

    • Perché dovrebbe essere magra tu cosa avresti proposto? Hai visto due anni fà?

  • frake

    I soliti nomi. Il solito percorso. Il solito deja vu. Certo non vedremmo sorprese, o linguaggi nuovi o ricerca sperimentale. Diciamo così, salterò di vedere il Padiglione Italiano. Non è necessario riguardare quello che da anni vediamo. La scelta di Trione è stata sbagliata dall`inizio, questa ne è una conferma. Da noi non si rischia mai. Avrei preferito mille volte Cristiana Collu, ha un altra sensibilità sul contemporaneo, non è burocrate dell`arte. Ma forse non avendo poteri forti alle spalle non verrà mai nominata… e poi donna. Ma scherzate, l`Italia e le donne sono un discorso a sè.

    • Senza aver già visto hai già scelto questo spiega poi perché preferisci la Collu …

  • giovanni leto

    Il Padiglione Italia e la ricerca, in nome della memoria, di un’arte “tricolore”? Non so… mi sembra riduttivo.

  • gianni

    lia rumma curatrice del padiglione…

  • antonio

    in pratica ha riciclato un progetto del 2013. e sti cazzi!

    http://www.postclassici.it/la-mostra/

  • Gino

    che palle con sta memoria