Va all’architetto svizzero Bernard Tschumi il Piranesi Prix De Rome 2015. Un campione nel gestire contesti contesti storici, come con il museo dell’Acropoli di Atene

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Bernard Tschumi

Bernard Tschumi

Un premio prestigioso, giunto alla sua XII edizione, istituito nel 2003 con lo scopo di “restituire all’architettura l’intimo legame con l’archeologia, e di ridare un senso umanistico alla didattica universitaria e alla ricerca scientifica”. Assegnato ogni anno dall’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia e dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Roma a protagonisti del dibattito architettonico contemporaneo, il Piranesi Prix De Rome sarà consegnato il 20 marzo, presso la Casa dell’Architettura, all’Acquario Romano, a Bernard Tschumi, architetto svizzero classe 1944, che per l’occasione terrà una lectio magistralis sul suo lavoro, introdotta da Romolo Martemucci e Luca Basso Peressut.
In particolare Tschumi analizzerà il pluripremiato museo dell’Acropoli di Atene, opera del 2009 che più di tutte lavora sul concetto di assimilazione tra nuovo e antico: un box vetrato, in stretta relazione con il difficile e storicissimo contesto circostante, rispettoso eppure pieno di carattere. Un museo contemporaneo nascosto nel cuore più antico del polo archeologico greco. Formatosi in clima di fervore e cambiamento politico (si laurea nel 1969 presso l’ETH di Zurigo) Tschumi ha sempre coltivato l’idea che l’architettura abbia un senso preciso nel processo di sviluppo della società, avendo la capacità di intervenire sulle strutture politico-sociali, ancor prima che su quelle fisiche. Come Eisenman, vincitore della medesima menzione l’anno scorso, è da sempre interessato a destabilizzare gli assunti relativi al rapporto tra forma, funzione e significato.
Emblematica figura capace di coniugare realizzazioni di pregio a scritti teorici di spessore, divenne improvvisamente famoso quando, nel 1982, vinse il concorso internazionale per la realizzazione del Parc de la Villette di Parigi, che resta forse ancora oggi la sua opera più significativa, in quanto matrice di un decostruttivismo cerebrale capace di de-costruire l’architettura per layers, percorsi ed elementi puntuali, generando un’immaginaria griglia dinamica. Professore emerito presso le maggiori università del mondo – dall’AA di Londra, alla Princeton University, dalla Cooper Union alla Columbia di New York, dove è stato preside per 15 anni – a lui va attribuita l’abilità critica di muoversi con grazia tra la vocazione letteraria e quella progettuale, integrando l’esperienza di saggista con quella di architetto capace di gestire incarichi di grande rilevanza urbana.

Giulia Mura

 

 

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