Storie di uomini e di cerbiatti. Tra maternità e omosessualità, una certa maniera d’amare

Descrivere con grazia il rapporto d'amore tra due uomini. E farlo intrecciando le immagini con la storia di mamma cervo e dei suoi cerbiatti. Il corto vincitore dell'ultimo International Film Festival di Atene

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Due giovani uomini, bellissimi; gli occhi tristi e la voce bassa. Una lavanderia a gettoni. Una storia che resta sospesa, lungo i tre minuti del film, intrecciando favola e biografia, poesia, racconti d’infanzia e nozioni di etologia. La natura, sullo sfondo. L’amore a condurre il racconto.
Fawns è una piccola perla, reduce da una vittoria all’International Film Festival di Atene, nella categoria Best Cinematography. Lo ha diretto, con incredibile grazia, Thanasis Tsimpinis. E il tocco lieve del suo sguardo è tutt’uno con la splendida fotografia e col montaggio sensibile, avvolgente. Tre minuti malinconici, narrando la fine di un rapporto attraverso una metafora semplice.
Il fulcro della sceneggiatura è l’immagine di un cerbiatto, ricamata a punto croce e appesa a una parete. Da qui tutto comincia e qui tutto finisce, per qualche ragione che la trama non scioglie. Ed ecco la storia: la mamma cervo, nella logica perfetta del comportamento animale, usa allontanarsi dai suoi piccoli, lasciandoli ben nascosti nell’erba. Se un passante li incrocia, pensandoli in difficoltà, loro restano immobili, per istinto. Sanno che devono attendere, senza muoversi. I cerbiatti appena nati non hanno odore. Prendono quello della mamma, per un po’. E lei, nel tentativo di depistare i predatori in agguato, si allontana, facendosi inseguire, mentre la prole – invisibile anche grazie al manto mimetico – resta al sicuro. Tornerà indietro solo dopo aver seminato il nemico.

Fawns, di Thanasis Tsimpinis

Fawns, di Thanasis Tsimpinis

La morale arriva in conclusione, come nella migliore delle favole. “Le femmine di cervo sono delle ottime madri. Osservano sempre i loro piccoli, a distanza. E sanno che se ami qualcuno, qualche volta devi lasciarlo andare”. Una lezione universale, per ripassare le conseguenze dell’amore: madri, figli, uomini, donne, fratelli ed amanti. Le stesse dinamiche, tra istinto e sentimento, tra ragione e passione.
Il racconto scivola lento come un unico flusso narrativo, che cuce insieme sguardi umidi, abbracci erotici, scorci di bosco, tenerezze d’uomo e pupille d’animale. Il tutto dissolto in un bianco e nero argenteo, che preannuncia la fine. La scelta di dirsi addio, a un certo punto, per amore.

Helga Marsala

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