L’architettura costa troppo? “Falso, la sede della Banca Centrale Europea è costata come tre caccia F35”. I puntini sulle “i” di Wolf D. Prix

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Wolf D. Prix , Design Principal e CEO di Coop-Himmelb(l)au; ©Manfred Klimek

Wolf D. Prix , Design Principal e CEO di Coop-Himmelb(l)au; ©Manfred Klimek

La Ardex, ditta del settore edile a livello mondiale, lo invita ad una conferenza nella sua sede austriaca, fuori Vienna, e l’architetto Wolf D. Prix, fondatore nel 1968 del brand Coop Himmelb(l)au, sale sul palco e subito aggredisce con un paragone il luogo comune secondo cui “l’architettura contemporanea – specie la sua – costa troppo”. Troppo? Niente affatto. E offre alla platea un singolare confronto parallelo, giacché conosce ogni dettaglio di almeno uno dei due termini della questione, essendone l’artefice. Ed eccolo: “La sede della Banca Centrale Europea, a Francoforte, è costata come tre aerei e mezzo del tipo caccia-bombardiere”. Bocche dischiuse per lo stupore, tra una platea di addetti ai lavori, ma impreparata a soppesare una simile equazione. Oltretutto, che possono sapere, di certi costi bellici, i cittadini di un paese militarmente neutrale? Che non fa parte della Nato e non partecipa ad alcuna crociata; per contro, la sua capitale è uno dei luoghi deputati della diplomazia internazionale.
In verità, si ha l’impressione che gli austriaci non credano granché neppure al risveglio famelico dell’Orso. Poi, a Vienna, a dubitare maggiormente dell’efficacia e della giustezza delle sanzioni economiche in corso, sono proprio gli operatori del settore edilizio sul quale non piovono più gli investimenti da Mosca o San Pietroburgo, a causa dei blocchi bancari. Pensare che dopo anni di stagnazione, il settore stava riprendendo quota proprio grazie agli oligarchi, disposti ad investire sull’architettura di pregio. Dunque, scaltro Prix a tirar fuori un esempio che lascia perplesso un pubblico del tutto ignaro del fatto che con il costo di tre bombardieri e mezzo F-35 ci vengono cinque o sei musei come il Maxxi. Ma anche saggio, si direbbe, nel porre obliquamente una questione radicale: ci scandalizziamo dei costi dell’architettura che può ridare slancio alla vita sociale di un quartiere o di un’intera città, quando invece siamo disposti a spendere cifre pazzesche per un oggetto che, al massimo della sua performatività, genera macerie e morte su vasta scala.

Franco Veremondi

www.coop-himmelblau.at/architecture/

 

 

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