Ecco i finalisti del progetto per la Città della Scienza nel quartiere Flaminio a Roma. Ci sono anche gli italiani Labics, Ian+ e Paola Viganò

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L'ortofoto con il perimetro dell'area del Progetto Flaminio

L’ortofoto con il perimetro dell’area del Progetto Flaminio

Ci sono anche tre studi italiani nella shortlist di uno dei concorsi più attesi e discussi degli ultimi anni, quello per la “Città della Scienza”, il grande intervento destinato a consegnare alla Capitale un nuovo complesso residenziale, commerciale e culturale, di fronte al Maxxi. Annunciati dal sindaco di Roma Ignazio Marino e dal Direttore Generale CDP Investimenti Sgr Marco Sangiorgio, sono sei gli studi ammessi alla seconda fase del concorso, tutti europei. Duecentoquarantasei candidature sono arrivate in seguito al bando dello scorso 23 dicembre, di cui circa la metà dall’Italia; presenti anche proposte provenienti da Stati Uniti, Medio Oriente e Australia, con una significativa adesione di raggruppamenti misti, formati da progettisti di base in paesi diversi.
Tra gli italiani compare il nome di Paola Viganò, architetto, urbanista, docente, membro del Comitato scientifico dell’Atelier International du Grand Paris nonché prima donna non francese a ricevere, nel 2013, il Grand Prix de l’Urbanisme promosso dal Ministero per l’Urbanistica francese. Concorre alla “Città della Scienza” con i milanesi Studio 015 e recentemente era entrata nella rosa dei 40 finalisti al Mies van der Rohe Award 2015 grazie all’ostello della cittadina belga di Kasterlee, realizzato dallo studio associato Secchi-Viganò. Anche i romani Labics, con a capo Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, artefici a Bologna del centro polifunzionale MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia, hanno sviluppato una proposta in team, associandosi per l’occasione con gli spagnoli Paredes Pedrosa Arquitectos, Medaglia d’Oro, nel 2012, al Premio internazionale architettura sostenibile Fassa Bortolo, con il progetto della Kid University a Gandìa, un asilo sperimentale immerso nel verde nei pressi di Valencia. Sempre di base a Roma anche lo studio Ian+, fondato dagli architetti Carmelo Baglivo, Luca Galofaro e dall’ingegnere Stefania Manna, Medaglia d’oro all’architettura italiana 2006 e autore, tra l’altro, della scuola elementare Maria Grazia Cutuli in Afghanistan con 2A+P/A. Il terzetto degli stranieri si compone dei londinesi Caruso St John Architects, freschi vincitori sia dell’Interior of the Year Award 2014 promosso da ICON Magazine con l’intervento Tate Britain Millbank che del concorso per il recupero della Gunnar Asplund’s Stockholm City Library, del madrileno Juan Navarro Baldeweg, Medaglia d’Oro di Architettura spagnola nel 2008 e firma, in Italia, del recupero della Biblioteca Hertziana a Roma e, infine, degli olandesi KCAP Architects&Planners, team multidisciplinare con all’attivo interventi in tutto il mondo, tra cui il masterplan per un nuovo quartiere a Pechino.
I sei finalisti – è stato dichiarato – propongono particolarità specifiche per la trasformazione dell’area in un mosaico di suggestioni che invitano alla discussione sul carattere del progetto urbano e soprattutto confrontano diversi atteggiamenti sulla sopravvivenza e durata degli edifici dell’area militare”. Il prossimo step è fissato per il 23 e 24 marzo, quando i sei concorrenti avvieranno un confronto con la giuria per arrivare all’elaborazione di un masterplan da presentare prima dell’estate. I risultati? Si attendono per il mese di giugno 2015.

– Valentina Silvestrini

www.progettoflaminio.it

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