Caparezza come Van Gogh. Storia dell’arte e canzoni, dal disco al videoclip

Saltare nella camera da letto di Van Gogh e farsi un giro tra i campi di Arles. Nel nuovo videoclip di Caoparezza è possibile. Il musicista sceglie il pittore olandese come musa e s'inventa un disco a tema artistico. Tra Modigliani, Warhol e Duchamp

Print pagePDF pageEmail page

Un viaggio ad Amsterdam. Slalom tra tutti i cliché turistici del caso, dai coffee shop ai quartieri a luci rosse, scegliendo infine il Museo Van Gogh. Lo dice chiaro Michele Salvemini in arte Caparezza, raccontando la sua folgorazione artistica in terra d’Olanda: “Tra le prostitute e la marjuana ho scelto Van Gogh. Grazie Amsterdam. L’essermi appassionato alle opere e agli scritti di questo genio mi ha portato a tracciare un parallelo tra la sua vita tormentata e quella di una persona qualunque, oggi. Ho scoperto così che l’assassino non era il maggiordomo”. Sindrome di Stendhal e un’idea forte, per un disco pubblicato a ottobre 2014 e subito piazzatosi – per la prima volta nella carriera dell’artista pugliese – in cima alla classifica degli album più venduti in Italia.

Caparezza

Caparezza

Ogni brano di “Museica” è ispirato a un quadro o ad un artista. C’è “Non me lo posso permettere”, che prende spunto dalla vendita all’asta – per  oltre 140 milioni di dollari – dei Tre studi di Lucian Freud, trittico di Francis Bacon del 1969; c’è “Figli d’Arte” che ha per riferimento iconografico Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya; o ancora “Comunque dada”, che si immerge tra le serate al Cabaret Voltaire dei dadaisti, nel loro esprit pacifista e nella vena dissacrante, prendendo come musa la Monnalisa coi baffi di Duchamp. E ancora “Giotto Beat”, che invoca una nuova “prospettiva” per l’Italia, “Teste di Modì’” sull’epico scherzo agli esperti di Modigliani, “Cover”, che ripesca la mitica banana di Andy Warhol usata per la copertina del disco dei Velvet Underground.
E poi c’è lui, il poeta solitario e folle da cui l’idea nacque e grazie a cui il successo arrivò: in “Mica Van Gogh” il raffronto è tra la piatta vita di un ragazzino d’oggi e l’esaltante esistenza del celebre pittore: la vera follia dov’è? Di qua un mondo fatto di chat, sms, tweet, palestra e videogames, di là un universo di romanzi, lettere profonde scritte con l’inchiostro sul foglio, oli su tela, paesaggi straordinari, affetti familiari, viaggi visionari.

Il Van Gogh di Caparezza

Il Van Gogh di Caparezza

E trattandosi di immagini e di visioni, non poteva mancare il videoclip. Meglio risuscito della copertina – affidata al surrealismo un po’ facile di Domenico Dell’Osso – e firmato dai registi Claudio Daloiso e Albert D’Andrea. Tutto comincia in una sala del Museo Van Gogh, davanti alla celebre cameretta di Arles. Guardarla da vicino e balzarci dentro è un attimo. L’universo quotidiano dell’artista redivivo prende vita, come una fiction allucinata, restituita da una fotografia squillante, pittorica fino all’esasperazione. Una messa in scena cinematografica della vita del genio in chiave contemporanea, tra campi di grano, cavalletti, mangiatori di patate e girasoli, mentre si alternano scene di concerti con Caparezza che agita le folle, saltellando al ritmo del suo funky-rap.

Caparezza in tour con Museica

Caparezza in tour con Museica

In parallelo è partito pure il tour, che resta fedele al concept del disco e punta su un format molto teatrale: “Il palco si trasforma in una sala di un museo, e c’è molta didattica, che spiega il disegno come voglia di comunicare attraverso le fasi pittoriche, dalle pitture rupestri, fino alla pop art di Andy Warhol”. Un viaggio dal Nord al Sud dell’Italia, tra strofe pop, note accelerate e una mitragliata di citazioni d’arte, infilandoci qui e là anche Vincent Cassel, Pasolini, Horovitz, Mussolini, Mohamed Alì, i Depeche Mode ed  Emile Zola. Sacro e profano insieme? Meglio così. La faccenda della cultura alta, che sta lontana da quella volgarmente bassa, è definitivamente out. Come direbbe Caparezza-Giotto, è solo un fatto di “prospettiva”: eretica, possibilmente. E stavolta, tra Galilei e Giordano Bruno, il disco è quello di quattro anni fa. Il “Sogno Eretico” continua e con “Museica” va dritto al disco di platino. Potenza di un viaggio e di una passeggiata tra le sale di un museo.

Helga Marsala

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community
  • angelov

    un Frank Zappa nostrano che comunque riesce sempre a divertire e meravigliare…