Immagini live dalla Singapore Art Fair. Asia ancora all’attacco sul fronte dell’arte contemporanea: opening cadenzato da diverse performance dal vivo

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Visitatori, Singapore art fair 2014 (foto Chiara Cecutta)

L’arte contemporanea asiatica è ormai pronta per conquistare il mondo. Alla prima edizione della Singapore Art Fair, in scena dal 27 al 30 novembre, con 230 artisti rappresentati da una sessantina di gallerie provenienti da 22 paesi, l’Asia dimostra di aver imparato a coniugare le proprie tradizioni agli stimoli della globalizzazione. In primo piano Giappone e Corea del Sud, che stordiscono con i colori fluorescenti e propongono rivisitazioni di Sumo e reinterpretazioni dell’uso dell’iconica bacchetta, con quell’immancabile dose di erotismo costretto e pronto ad esplodere. Più distanti gli stili degli artisti nordafricani e mediorientali impegnati a stracciare il velo dell’incomunicabilità fra le persone e a sopravvivere nonostante i conflitti, forti di uno stile dichiaratamente figurativo.
Marginale, anche se di qualità, la presenza di artisti e gallerie occidentali, come da attese peraltro, spazio invece ad opere “made” in Thailandia, Nuova Caledonia e Filippine, che sorprendono per la ricerca attenta nelle forme e per la forza cromatica evocativa. A stupire è la scena locale di una città che adesso può finalmente sfidare Hong Kong sul piano della qualità e della quantità di artisti, vuoi per i finanziamenti governativi che sostengono gli artisti più promettenti, vuoi per il dinamismo di questo piccolo stato che calamita energie, stimoli e denaro, dalla Cina all’Indonesia. Proposte interessanti arrivano anche dai padiglioni allestiti all’interno del Suntec Singapore Convention & Exhibition Centre, sede della fiera, da quello libanese curato da Janine Maamari a quello nordafricano e mediorientale diretto da Catherine David, passando per i “printage”, combinazioni di stampa e collage proprie del più celebre artista malese, Dato’ Ibrahim Hussein, racchiusi in un unico e distinto padiglione.
La giornata inaugurale è stata poi cadenzata da diverse performance dal vivo. Ad aprire la prima edizione della fiera è stato il video di Roger Mouzarkel So Far, So Close, che in pochi minuti ha cavalcato i paesi presenti alla manifestazione, con un viaggio fra le tradizioni scandito da volti. In fiera invece gli spray di Antz (di Singapore), Darbotz (dall’Indonesia) e di Yazan Halwani (libanese) hanno dato vita alla corale street art performance A Journey to the east. Vinta, in sintesi, la scommessa di un dialogo fra le regioni di ME.NA.SA (acronimo che sintetizza Medio Oriente, Nord Africa, Sud e Sud-Est asiatico) lanciata dalla fondatrice della fiera Laure d’Hauteville. Noi vi lasciamo all’ampia fotogallery…

Chiara Cecutta

http://www.singapore-art-fair.com/

 

 

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  • La mostra inaugurata del Padiglione delle Filippine al Palazzo Morra lo scorso 8 maggio 2015 a Venezia ha visto la partecipazione di un vasto pubblico che hanno raccolto gratuitamente un eccellente catalogo.

    Nella mia visita fatta all’interno del Palazzo Mora mi hanno colpito gli artisti filippini presentavano una serie di lavori pittorici e installazione che riprendono temi della vita è della sopravvivenza di un’antica cultura orientale mescolata con quella occidentale, mi ha colpito la serie di scarpe colorate poste all’interno di un corridoi stretto e realizzate con materiali riciclati.

    L’atto di libertà rappresenta una visione contemporanea del fare arte, viene espresso attraverso le installazioni per abbattere un chiusura rivolta a passato da una dittatura repressiva verso una nazionale chiusa alla novità , ma oggi gli artisti si confrontano con la realtà multimediale e digitale , senza perdere l’atto di manualità e creatività.

    mi ha fatto molto piacere incontrare il direttore della London Biennale Mr. David Medalla ed Adam ma anche gli artisti del gruppo Sinestetico con Antonio Sassu.

    Per tale motivo colgo l’occasione che la vera libertà di espressione anche attraverso la performance e la video art sia quella più appropriata all’evento.

    Testo scritto da Roberto Scala