Una casa museo nella villa di Alberto Sordi? Ma anche no! Ecco perché non condividiamo l’idea del ministro Dario Franceschini

Una dimora mitica. Mitica non solo dopo la morte del suo celebre abitante. Mitica anche prima. Per le dimensioni, per la posizione, per la visibilità: tutti passano di qui, in questo incrocio tra la direttrice dell’Amba Aradam, la direttrice delle Terme di Caracalla e la direttrice di Via Cristoforo Colombo, verso il mare e l’aeroporto. […]

Una dimora mitica. Mitica non solo dopo la morte del suo celebre abitante. Mitica anche prima. Per le dimensioni, per la posizione, per la visibilità: tutti passano di qui, in questo incrocio tra la direttrice dell’Amba Aradam, la direttrice delle Terme di Caracalla e la direttrice di Via Cristoforo Colombo, verso il mare e l’aeroporto. Tutti transitano da Piazzale Numa Pompilio e lì sopra c’è lei, la villa di Alberto Sordi. Morto il proprietario nel 2003, mai esistito alcun figlio o figlia a cui lasciare l’immobile, la villa era passata alla sorella del grande attore, Aurelia, scomparsa a sua volta in questi giorni. Cosa fare ora di un edificio a cui tutti sono affezionati, dotato di decine di camere, vari piani, piscina, barberia e addirittura un teatro? Cosa realizzare in questa dimora austera, a tratti lugubre, oscura e rigorosa? Nel suo iperattivismo di queste settimane il ministro Dario Franceschini non ha saputo trattenersi: “Aspetteremo i lasciti testamentari, ma lì ci dovrebbe andare uno straordinario museo“.
Già, “straordinario”. Certo il personaggio è, ancora oggi, di grande richiamo, e il progetto, data anche la caratteristica dell’immobile, è affascinante. Allo stesso tempo la perplessità sulle case museo, la loro sostanziale malinconia che poco si allinea con gli standard museali più attuali, la difficoltà di avere un vero pubblico fanno propendere più per la cautela. Ci si orienti semmai a trasferire il materiale più interessante riguardante Alberto Sordi nel Museo Nazionale del Cinema visto che l’Italia, a Torino, ne ha uno che fa pubblico e numeri ragguardevoli. È quello il luogo che il nostro paese si è dato per valorizzare la storia del cinema italiano, invece di creare case museo che servono solo a ghettizzare e parcellizzare un grande patrimonio (facciamo case museo anche per Gassman o Mastroianni?) togliendolo di fatto alla fruibilità pubblica. E la villa di Sordi resti nel lascito, magari la si venda e si consenta che i denari ricavati dalla messa sul mercato vadano a finanziare nei prossimi anni le meritorie attività a favore degli anziani della Fondazione Alberto Sordi.

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