Berlin Updates: scampagnata a sud-ovest sotto una pioggia torrenziale. Immagini e video dalle mostre al Museo Dahlen e alla Haus am Waldsee

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Museo Dahlen, Biennale di Berlino 2014 20

Lo dicevamo ieri: l’impressione che l’ottava edizione della Biennale di Berlino fosse piuttosto dimessa derivava dalla visita di una delle tre sedi principali della mostra. E in parte il giudizio può essere ricalibrato al rialzo, ora che abbiamo visto anche le sezioni allestite alla Haus am Waldsee e al Museen Dahlen, il museo etnografico nella zona sud-ovest della città. D’altro canto, lo stesso curatore Juan A. Gaitan ha sottolineato come il suo percorso ideale termini proprio ai KunstWerke, anziché iniziare da lì come di consueto.
Dunque, l’ex museo d’arte contemporanea, messo sostanzialmente a riposo nel 1989, ospita alcuni dei nomi più importanti della rassegna, da Anri Sala a Dahn Vo, anche se il lavoro più interessante è quello di Matts Leiderstam, che miscela con sapienza e senza didascalicità temi come l’archivio, la firma, la riconoscibilità, l’anonimato. Quanto alla sede principale della Biennale, ovvero il Dahlen, la scelta del curatore è perlomeno curiosa: lavorare sì all’interno di un luogo non abitualmente deputato all’arte contemporanea, ma non mescolando le nuovi produzioni con le collezioni permanenti. E così, pur dovendo attraversare le grandi sale dedicate a Islam e Nordamerica, Africa e Cina, le sale biennalesche sono separate. Scelta senz’altro originale, quanto all’efficacia, nutriamo qualche dubbio.

A voler citare qui solo due nomi: Rosa Barba il top (con un video prodotto dalla Biennale: Gaitán in conferenza stampa ha sostenuto che l’istituzione ha appunto prodotto l’80% delle opere, e se la percentuale è un poco esagerata, lo sforzo comunque si nota), Olaf Nicolai il flop.

– Marco Enrico Giacomelli

www.berlinbiennale.de

 

 

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  • Ottimo reportage, grazie !
    d.o)