Addio a Maria Lassnig, Leonessa dell’arte. Il premio alla carriera dell’ultima Biennale di Venezia aveva consacrato un percorso da protagonista per tutto il Novecento

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Maria Lassnig vista da Horst Stasny

Maria Lassnig vista da Horst Stasny

Con i suoi autoritratti ha composto una personale enciclopedia dell’auto-rappresentazione e – attraverso quelli che chiama i ‘body-awareness paintings’, ovvero i dipinti di ‘auto-coscienza corporea’ – ha  trasformato la pittura in strumento di auto-analisi e di conoscenza del sé”. Questo recitavano le motivazioni con cui l’ultima Biennale d’arte di Venezia assegnava il Leone d’oro alla carriera – assieme all’italiana Marisa Merz – alla grande artista austriaca Maria Lassnig, scomparsa oggi 6 maggio a Vienna all’età di 94 anni. Per lei dovevano arrivare ancora illustri riconoscimenti: ultimo, in ordine di tempo, la mostra ancora in corso al MoMA PS1 di New York.
Nata nel 1919 a Kappel am Krappfeld, in Austria, Lassnig – che viveva e lavorava a Vienna – si è da sempre concentrata sull’autoritratto, sin dai primi lavori marcatamente espressionisti, che avevano le proprie radici nella tradizione figurativa di inizio Novecento ma anche nella riflessione sul corpo sviluppata dall’azionismo viennese. Negli anni aveva messo a fuoco la sua indagine sulla rappresentazione della figura umana, creando negli ultimi anni quelli che definiva “dipinti drastici”, ancora più drammatici nell’esplorazione degli stati emotivi. L’artista aveva già rappresentato l’Austria alla Biennale di Venezia nel 1980, partecipando poi a due edizioni di Documenta Kassel, alla Biennale di Gwangju nel 2010 e a numerose importanti mostre collettive. Fra le sue mostre personali si ricordano come principali quelle al Centre Pompidou di Parigi, al MUMOK di Vienna, al Museo Ludwig di Colonia, alla Serpentine Gallery di Londra e alla Lenbachhaus di Monaco.

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