La Marchesa d’Aragona? È un po’ come Marina Abramovic. Intervista a Costantino della Gherardesca

In attesa della finale di stasera, lunedì 4 novembre alle 21.10 su Rai 2, abbiamo incontrato Costantino della Gherardesca per una conversazione fra arte e tv. E abbiamo notato quanta poca differenza ci sia, in certi casi.

Oltre alle origini nobili, Costantino della Gherardesca è noto al pubblico per l’idillio professionale con Piero Chiambretti, sfociato nella sua presenza fissa agli storici programmi del conduttore torinese come Chiambretti c’è, Markette, Chiampretti Night ma anche per il programma radiofonico cult Dispenser. Ma è con Pechino Express, da concorrente prima e da conduttore poi, che Costantino ha raggiunto il grande pubblico. Un’edizione, questa del 2013, di grande successo, che ha lanciato personaggi quantomeno inaspettati.

Radical chic, laureato, omosessuale dichiarato e alla conduzione di un programma in prima serata su Rai 2. Com’è successo?
A rischio di sembrare un cantante di musica caipira, ti devo dire la verità: è merito del pubblico. È stata una richiesta di mercato, un po’ come i dolcificanti.

Il programma, grazie anche all’azzeccatissima scelta del cast, ha avuto ottimi risultati. Ora che siamo alla finale, sei soddisfatto?
Sono molto soddisfatto, anche se ancora un po’ incredulo. Sapevo che avevamo un bel prodotto, ma non mi aspettavo questa “landslide victory”.

I luoghi che fanno da scenario alle avventure di Pechino Express sono uno più incantevole dell’altro, per non parlare dell’eleganza di certi costumi che, senza quella patina banalizzante tipica di tanta tv, siete riusciti a far vedere. Quale posto ti ha colpito più degli altri?
Sicuramente il Nepal e il Vietnam del Nord. L’eleganza dei nord-vietnamiti è impareggiabile, rifiutano l’estetica consumista che adesso prevale in Asia. A proposito di radical chic, dai un’occhiata alla presentazione di Christophe Lemaire un mese fa a Parigi: tutti abiti che si sono ispirati al Vietnam del Nord.
Anche l’architettura francese a Hanoi è meravigliosa, i risultati dell’urbanistica coloniale di Ernest Hébrard negli Anni Venti sono il massimo della vita, per un finocchio “vieille école” come me.

È quindi possibile fare un programma comunque generalista con contenuti di buon livello? Ce ne sono altri in tv?
È molto importante, al giorno d’oggi, non sottovalutare il pubblico. Il “livello” di Pechino Express, ad esempio, si vede nell’ironia che traspare nel montaggio, nella qualità delle riprese e soprattutto nella libertà e coraggio dei contenuti.  Sono abbastanza fiero delle posizioni che abbiamo preso riguardo la guerra in Vietnam e la transessualità in Tailandia.
Anche il trattamento dei concorrenti è fondamentale. Prendi ad esempio la Marchesa, che è passata dall’essere una macchietta all’essere una specie di personaggio di Peter Sellers. Una furfantessa sublime. Negli altri programmi danno una lettura un po’ piatta e manieristica, la Marchesa Del Secco D’Aragona, ad esempio, a Uno Mattina era un’esperta di bon ton. Corinne Clery, nei suoi passaggi a Canale 5, risultava una brava signora, anche leggermente noiosa, che raccontava una deliziosa storia d’amore. Con noi è diventata una supervillain straordinaria, una dirigente della SP.E.C.T.R.E.
Certamente ci sono programmi con contenuti di ottimo livello sul piano internazionale, ma anche in Italia abbiamo menti che ammiro: Laura Carafoli di Real Time, ad esempio, ma anche Antonio Ricci. Chiaramente Ilaria Dalla Tana della Magnolia.

Costantino della Gherardesca - photo LorenzoBringhelli

Costantino della Gherardesca – photo LorenzoBringheli

Parliamo un po’ d’arte. Sei un appassionato. Qual è l’artista che più ti piace?
Ammiro moltissimo Jack Smith, la sua arte mi affascina perché era slegata dalle logiche di mercato e le regole della comunicazione. Poi mi piacciono molto Victor Burgin, Dan Graham, il simbolismo nella fine dell’Ottocento.

E tra gli emergenti, c’è un nome che ti interessa?
Ho visto un video bellissimo di Tracey Rose, un’artista sudafricana. Attualmente ha una mostra alla galleria Dan Gunn di Berlino.

Se le tappe di Pechino Express fossero performance artistiche, chi sarebbe l’artista più prolifico tra i concorrenti?
Ti sorprenderò: io ero convinto, non scherzo, che Angelo sarebbe uscito come un personaggio di una comicità straordinaria. Durante le riprese in Indocina non capiva nulla, fissava il vuoto con uno sguardo bovino come se fosse la vittima di qualche sciagura in un film muto. Quando è stato eliminato assieme a Corinne ho detto agli autori “ci lascia un grande artista”, ero disperato. Ahimé non è uscito fuori come speravo. Sicuramente, visto l’impatto sull’ambiente e sull’economia del luogo, l’artista più prolifica è stata la Marchesa.

E se Corinne e la Marchesa fossero un’artista, chi sarebbero?
Sicuramente la Marchesa D’Aragona è un po’ una Marina Abramovic, e viceversa: Marina Abramovic è una Marchesa D’Aragona. Corinne Clery… non è facile. Mi ricorda Kathe Burkhart, un’artista che vidi esposta all’Aperto del ’93. Ritraeva spesso Elizabeth Taylor in quanto donna prepotente, dominante. Per rappresentare la donna che castra l’uomo aveva dipinto anche uno schiaccianoci.

Simone Zeni

http://www.dellagherardesca.com/

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Simone Zeni

Simone Zeni

Giornalista di lifestyle, è senior web editor di Fine Dining Lovers. Attualmente, oltre che con Artribune, collabora con Wu Magazine, Club Milano e Wired. Tra le mostre a cui ha lavorato: Da Fuori (Castello Sforzesco, Vigevano, 2015), Pneuma03 (PlasMa, Milano,…

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