Non voglio più dirigere un museo! Così Vicente Todolì, da oggi in carica come artistic advisor dell’Hangar Bicocca. Video dalla cerimonia di investitura, con Tronchetti Provera che apre la porta a nuovi utilizzi dello spazio

“Dopo l’ultima esperienza alla guida di un museo ho deciso che non l’avrei fatto mai più”. Ecco Vicente Todolì, l’uomo della provvidenza dell’Hangar, colui che – nelle parole di Marco Tronchetti Provera – è destinato a “farci sognare”. L’ex direttore della Tate Modern si presenta così a Milano: e sarà il mese di giugno, sarà la […]

Dopo l’ultima esperienza alla guida di un museo ho deciso che non l’avrei fatto mai più”. Ecco Vicente Todolì, l’uomo della provvidenza dell’Hangar, colui che – nelle parole di Marco Tronchetti Provera – è destinato a “farci sognare”. L’ex direttore della Tate Modern si presenta così a Milano: e sarà il mese di giugno, sarà la presenza del manager e di una selva di fotografi e operatori, ma più che in Bicocca sembra di stare ad Appiano Gentile. Non un allenatore, Todolì, ma una figura altra, con compiti che si è tagliato su misura: “volevo dedicarmi esclusivamente all’arte, senza tutti gli altri obblighi di gestione che comporta la direzione di un’istituzione”. Lo chiamano artistic advisor, si tratta in sintesi di un superconsulente chiamato a dettare la linea in veste di manager: mentre in panchina, la domenica, continua ad andare Andrea Lissoni. Il programma è già segnato, dal prossimo ottobre e fino al 2015, a margine della presentazione, con pacche sulle spalle e strette di mano, un paio di dettagli su tutto ciò che permetterà all’Hangar di stare in piedi. Perché Pirelli non è la gallina dalle uova d’oro, e i tre milioni di euro che mette sul banco ogni anno per garantire la piena e gratuita fruibilità allo spazio non possono durare in eterno: all’orizzonte, allora, possibilità di affitto di parte degli spazi per eventi vari, non necessariamente rivolti all’arte contemporanea. L’esperimento dell’ultima perfomance-concerto di Carsten Nicolai, con tremila persone in notturna tra le volte dell’Hangar è precedente da cui partire per pensare a una differenziazione che può contribuire a limare i costi.

Le idee, insomma, sembrano chiare. Anche nei confronti del migliore ma più ingombrante inquilino dello spazio: i Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer, naturalmente. Non si può escludere che arrivi qualcuno, un giorno, con un progetto per cambiare anche quella parte dello spazio, con un’installazione che rimanga poche settimane, un anno, cinque o magari anche di più”. Così Todolì: la rivoluzione è già cominciata.

– Francesco Sala


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