Psicopatologia quotidiana. Da Massimo De Carlo

A Milano, da Massimo De Carlo, nove artisti sono armati di ironia e ribellione, ma anche di disperazione e sottile lirismo. Ed esprimono i disagi di una società stretta nella doppia morsa dell'aggressività e della passività. Fino al 18 maggio.


Steven Parrino, Germs, 1994

Steven Parrino, Germs, 1994

I quattro Gelitin, nella loro foto, ricompongono il sogno adolescenziale dell’infinita potenza sessuale, che ricorda quella di Urano, dal cui pene caduto in mare si produsse la copiosa schiuma da cui nacque Venere. L’immagine, divertente, diventa presto triste simbolo dell’eterna aspirazione dell’uomo ad avere ciò che non potrà mai avere. Questa stessa rabbiosa ricerca emerge da Fedayeen di Dan Colen, in cui le borchie non rappresentano più i sogni di trasgressione, ma le cartucce di una violenza inconfessabile ancora inesplosa.
Kaari Upson, invece, con una caustica e ironica riedizione del manifesto del ’39 Keep calm and carry on, oggi commercializzato in ogni forma, svela l’inganno di una società industriale che miete senza pietà vittime che le si offrono gaudenti. Infine, l’orwelliana grafia di Germs di Steven Parrino convive bene con la strana furniture sculpture di John Armleder, in cui un cactus diventa la più compiuta metafora dell’aggressività trattenuta della casalinga qualunque, che immaginiamo curare ossessivamente le piante del salotto, mentre passivamente ascolta l’ennesimo quiz televisivo.

Giulio Dalvit

Milano // fino al 18 maggio 2013
Passive Aggressive
MASSIMO DE CARLO
Via Ventura 5
02 70003987
[email protected]
www.massimodecarlo.it

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    Da diversi anni le proposte di De Carlo, soprattutto le collettive, interpretano al meglio e il meglio di quello che si può pretendere da un certo linguaggio ormai stanco. Mi spiego. C’è consapevolezza. C’è la consapevolezza delle grandi fiere internazionali, e da De Carlo troviamo le proposte più economiche. Le opere non vogliono aspirare a qualcosa che non è.

    In alto vedo la mostra Total Bronze (niente di chè ma ottima nel definire la tendenza all’archeologia vintage che pervade tanti artisti omologhi-giovani indiana jones) e poi Massimo Bartolini (grande bluff su cui ho argomentato spesso, re dello smart relativism, ovvero creatore di tante idee scollegate e malamente intonate al mainstream).