Lampione sì lampione no. Francesco Bonami talebano a difesa del “Ragazzo con la rana” di Charles Ray a Punta della Dogana: ma i veneziani doc resistono


Il Ragazzo con la rana di Ray

Il Ragazzo con la rana di Ray

Rimane difficile non scandalizzarsi davanti alla notizia, appena confermata dallo stesso artista, Charles Ray, che il famoso e fotografatissimo Ragazzo con la rana, la scultura che dal 2009 ha cambiato il paesaggio di Venezia in cima a Punta della Dogana, nel giro di pochi giorni dovrà fare le valigie”. Se pensavate che la polemica sulla ventilata rimozione da Punta della Dogana – a Venezia – della scultura Ragazzo con la rana di Charles Ray, che dal 2009 ha sostituito un lampione segnando la presenza del museo griffato Pinault, e sul ripristino – ancora sulla carta – dello status quo, fosse acqua passata, vi stavate sbagliando. Ad indossare i panni della ritadallachiesa di turno, per l’inedita tenzone da “Un giorno in pretura” dell’arte, ci pensa su La Stampa Francesco Bonami, che usa toni apocalittici ed eleva a simbolo della lotta per la cultura una questione che forse meriterebbe più le cronache di quartiere.
E si espone all’ironica replica dei veneziani più radicali, impermeabili alle invocazioni universalistiche bonamiane. “Immaginate se al posto di gloriosi monumenti, tipo quello equestre di Bartolomeo Colleoni di Andrea del Verrocchio, sempre a Venezia in piazza Santi Giovanni e Paolo, un manipolo di cittadini inveleniti volesse rimettere, che so, un pozzo di marmo”, evoca il critico, annettendo all’opera di Ray un valore assoluto ed indiscusso tutto da verificare, peraltro. Al quale – paradosso alla mano – risponde – sempre su La Stampa – uno dei suddetti “cittadini inveleniti“, Manuel Vecchina, che replica all’accusa di anti-francesismo: “A tale zona, nella nostra più importante festa, il Redentore, è stata a tutti noi cittadini ‘doc’ e del mondo inibito il passaggio. Chissà cosa direbbe Lei e il ‘mecenate’ francese, maggiore azionista di Christie’s se un veneziano volesse chiudere gli Champs Élysées per il 14 luglio per una festa privata dal 2009 ad oggi?”.
Una questione trattata un po’ stile strapaese, alimentato da un masochista Bonami, che ri-risponde pure: ma che nasconde temi centrali, sui quali riflettere in prospettiva. Se i veneziani ci tengono ad avere quel lampione magari torni il lampione, ma si cerchi un altro spazio urbano per il Ragazzo con la Rana che certamente merita di proseguire la sua avventura in Laguna. E gli stessi veneziani, considerato l’investimento e il recupero di spazi che devono a Francois Pinault, potrebbero magari essere più riconoscenti per un’opera che ha arricchito la loro spesso trascurata città: e che continua, con i lavori in corso al Teatrino di Palazzo Grassi. E voi come la vedete?

- Massimo Mattioli

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  • luisa nattero

    io da subito mi sono chiesta: ma perchè non entrambi? Naturalmente lasciando circolare i veneziani in particolare nel giorno della festa del Redentore…

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Forse mettere entrambe le cose non è una soluzione ma un fuggire ai problemi cercando di accontentare tutti. Quello che probabilmente sfugge anche a chi ha scritto l’articolo è che queste battaglie censorie così popolari hanno uno scopo ben preciso: quello di creare consenso e popolarità agli stessi detrattori per fini politici. Infatti chi promuove la censura dell’opera è già stato candidato nel 2010 in una lista civica. Il fatto non è statua sì o statua no, lampione sì o lampione no, quanto la modalità di affrontare una questione collettiva.

    • fausto

      opera stucchevole su una torta già ben condita, quale Venezia…

    • http://30121 guglielmina

      …non capisco perchè non possano campeggiare sulla laguna tutti e due ??!! Lampione e ragazzo !!!! E ora che fine farà il ragazzo con la rana ? Finirà in qualche deposito sotterraneo dimenticato ….come tante altre opere di cui l”Italia è piena ?

  • giorgio mastinu

    faccio presente al signor Mattioli che la questione non è stapaesana per niente, ma che riguarda invece nel profondo il rapporto di Venezia con il contemporaneo. La rimozione dell’opera di Ray è solo l’ultima delle bandiere sventolate da movimenti populisti che hanno il solo scopo di raccogliere ampi consensi in vista di future candidature ai posti di comando di questa povera città. Bonami non è il solo a difendere il “Boy with frog”, la petizione in favore della scultura ha avuto le firme, tra gli altri, di Germano Celant, Angela Vettese, Carlos Basualdo, Luca Massimo Barbero.

    • fausto

      cosa significa avere le firme di queste fiugure dell’artsystem..per caso questi hanno l’esclusiva sulle questione d’arte??? E’ sempre possibile mettere in discussione ciascuna di queste figure, con l’aiuto di un argomento opposto che può essere altrettanto valido e che possa mettere a fuoco le loro resistenze…

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    Forse il problema non è tanto “statua sì o statua no”, quanto la modalità di affrontare una questione collettiva. La coralità dal sapore populista che sta avvolgendo Boy with the frog, sembra più una cortina di grida indistinte che una rete di vere opinioni.

    DORMITE CARI VENEZIANI. Al ritmo del ronfo di Orsoni … in origine al posto della Punta della Dogana c’era la laguna e le barene … che si fa? si rimettono le barene? e prima c’era il mare e prima ancora chi lo sa? e guardare avanti? mai? che civiltà debole quella che pensa solo a conservare (male) quello che altri hanno realizzato (con meno mezzi).

    Dispiace constatare che l’Amministrazione Comunale abbia ceduto alle ridicole richieste di un manipolo di cittadini retrivi. Evviva!!! La copia anni ‘ 60 di un povero lampione di fine ‘ 800 ha vinto la battaglia contro un’opera d’arte contemporanea che richiamava a sé e faceva riflettere migliaia di visitatori. Il “falso storico” per taluni ha più valore di un “originale contemporaneo”

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    Solidarietà all’amministrazione veneziana incompresa: il ritorno del lampione non è un’azione reazionaria, tutt’altro! E’ infatti la risposta pronta alla necessità dei cittadini di ILLUMINARE IL FUTURO.

    e il restauro dei cestini storici della spazzatura no?? E dei semafori storici, delle cabine telefoniche storiche…e non dimentichiamoci delle antenne storiche e dei pali dell’elettricità storici!! Anche loro fanno parte della nostra storia, ve la immaginate una Venezia senza antenne??

    davvero il lampione ha una sua poetica? E gli altri lampioni di Venezia sono senza poetica allora? Dobbiamo preoccuparci anche per loro dunque! Così da salvaguardare la “poetica da lampione” che supera decisamente quella esplicitata da un’opera d’arte…o forse… è piuttosto la Punta ad avere una sua poetica? Perché non ragioniamo su cosa rappresenta per noi la Punta e su come questa rappresentazione può essere valorizzata, leggi “fare critica costruttiva”?

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    In un momento politico in cui si sente tanto parlare di democrazia partecipata e democrazia diretta, si ascolta solo chi alza la voce, chi organizza finte performance dal sapore reazionario. Il fantoccio usato con il nome di “volere del popolo”, nasconde la violenza di chi urla e sbraita invece di fermarsi ad ascoltare e discutere alla ricerca di una sintesi tra le diverse voci. Crediamo che questo momento sia importante per la vita culturale di Venezia e vorremmo usare la “questione” del lampione come pretesto per allargare l’orizzonte della nostra discussione. In una città moderna come Zurigo con l’occasione del progetto di ampliamento della Kunsthaus è stato chiesto a Chipperfield di fare una mostra in cui descrivere il suo progetto e ai cittadini di Zurigo di votare un referendum che lo approvasse o lo bocciasse. Munster in Germania, organizza ogni dieci anni una mostra di opere pubbliche che si chiama Skulptur Projekte dove tutta la città è coinvolta nell’ospitare opere d’arte anche negli anni successivi all’evento. Al di là delle simpatie o antipatie personali per Pinault, è indubbio che questa statua fosse un omaggio a Venezia, un regalo alla città. Un regalo che è stato visto invece come un sopruso, un’appropriazione indebita di un luogo che sembra avere particolari energie romantiche e addirittura, secondo alcuni, mistiche. D’altronde senza Pinault avremmo avuto il restauro della Punta della Dogana? Invece di vedere come vittoria la cacciata della statua in difesa del vecchio lampione d’epoca (storia che al racconto suona un po’ come l’ampolla d’acqua del Po), dovremmo vedere un’occasione sprecata di discussione sulla nostra città, in cui anche un lampione assume il suo significato politico.

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    ” Che fine impianto argomentativo.
    “I pantaloni a zampa sono vecchi ma tornano di moda”. (vedi argomenti dei no rana)

    Mi chiedo se qualcuno si sia mai caricato della fatica di interrogarsi un attimo sulle ragioni dell’opera, prima di sbraitare per riavere il lampione finto ottocento che tanto va bene per chi si è orgogliosamente formato con Moccia più che con i contenuti prodotti dalla Venezia che pretende di difendere: una città che si è procurata una posizione internazionale fin quando è riuscita ad essere innovativa e provocatoria, spregiudicata.
    Quella Venezia non siete voi.

    Possibile che non venga a nessuno il dubbio di essere semplicemente, candidamente, innocentemente… ignorante?
    Non lo dico come insulto, ma davvero di fronte alla rabbia ottusa che sprigiona dalle vostre parole mi viene da pensare che se entraste in un museo dareste fuoco al 90% delle opere esposte.
    È così che si preserva la cultura di Venezia?

    È davvero un sistema mortale quello che usate per abbattere a furor di popolo le iniziative artistiche di rilievo.
    Fosse per gente come voi a Milano avrebbero smontato la Galleria Vittorio Emanuele, a Parigi avrebbero smontato la Tour Eiffel e il Centre Pompidou.

    Non siate orgogliosi ed ottusi, non rigettate un’iniziativa solo perché viene dall’invasore francese che è riuscito a capitalizzare qualcosa a cui i veneziani non sapevano più dare un ruolo.
    Fermatevi, ogni tanto, e sentitevi provocati dalle cose che non capite, invece di inveire.
    Le migliori ricchezze Venezia le ha prodotte abbandonando protezionismi e resistenze culturali.”

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    L’argomento “bello perchè nuovo” è una comoda banalizzazione di un discorso più ampio su Venezia e la sua difficoltà ad entrare nella contemporaneità (con o senza statua, attenzione). La pagina esiste per cercare di rendere più accessibile una lettura dell’opera. Non si tratta di ignoranza, piuttosto di attitudine, curiosità. Ognuno è libero di leggere ed informarsi. Allo stesso tempo riportare le cose con accuratezza è un dovere che a nosro dire Venessia.com non ha fatto preferendo alzare la voce su un tema delicato con compiacente disinformazione. Tutti gli argomenti portati da Venessia.com esulano dalla questione estetica, critica, storica in nome di una “tradission” che sicuramente non è quella veneziana, sempre stata capace di capire e di inserirsi nel mondo contemporaneo. Statua o non statua non importa, è argomentare con serietà e competenza qualunque tema della città.

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    “Io credo nei veneziani, sono vitali tanto quanto i torinesi, o i fiorentini o i romani ecc. anche loro hanno città problematiche! Ma conservare e basta è troppo facile e se mi consentite anche un poco vigliacco, esattamente come coloro che piangono dopo la fine di una storia d’amore e pensano che non si innamoreranno mai più, rifiutandosi di conoscere persone nuove. Amare la propria città è anche darsi da fare per rinnovarla.”

    “Qui alcuni non sanno fare differenza tra una “galleria privata” e un “museo d’arte contemporanea”, museo che ha restituito alla città uno spazio importantissimo, chiuso da decenni, con un restauro apprezzato (e costoso). Vidal dice di non esprimere giudizi sull’opera di Ray ma a definisce “arte commerciale”, “opera artistica qualsiasi”, “famoso solo per…” e quant’altro. L’opera non “viola gli accordi presi con le Istituzioni locali sulla concessione di quello stesso spazio” in quanto la concessione è stata rinnovata dalle due amministrazioni ogni 3 mesi. Venessia. com ha insultato pubblicamente l’iniziativa della petizione a favore della scultura liquidandola con il termine di “pagliacciata”, nel contesto di un intervento che è eufemistico definire debole. E in quanto a “vuoto intellettuale” non ne parliamo neanche.”

    “dare a un artista qualsiasi un paio di metri quadri di Punta della Dogana, così aggratis” con questa logica non avremmo mai avuto alcuna opera d’arte in alcun luogo. A parte il fatto che Charles Ray è tutt’altro che un artista qualsiasi (tant’è che ora la statua del bambino con la rana è anche all’entrata del Getty Institute di L.A.), avrebbe dovuto anche pagare? Crediamo che l’arte pubblica sia importantissima per la vita culturale di un paese. Crediamo, supportiamo e promuoviamo qualsiasi attività artistica e culturale in qualsiasi luogo. Ancor di più se stiamo parlando , come in questo caso, dell’eccellenza. Munster in Germania, organizza ogni dieci anni una mostra di opere pubbliche che si chiama Skulptur Projekte dove tutta la città è coinvolta nell’ospitare opere d’arte anche negli anni successivi all’evento. In tutte le città d’europa contemporanee troviamo opere d’arte pubbliche. Come abbiamo già detto: “l’arte non è una decorazione della città. Ma se tu ti stai chiedendo del perché dovrebbe essere così importante avere delle opere pubbliche in città, la risposta è già in queste righe, per creare dibattito per incontrarsi per discutere, in un unica parola per creare cultura.” Con un atteggiamento protezionista e conservatore non avremmo mai potuto avere enormi capolavori in Italia e in Europa. W l’arte e soprattutto W l’arte fuori dai musei!

  • Manuel Vecchina

    Intervengo per chiarire. Non è una questione strapaesana. Ed è stato molto semplice dall’altra parte in causa vederla come questione sull’arte. Non è così. Mi permetto di citare un commento alla mia risposta a Bonami : scrive P.B.:”Mi sembra che Manuel Vecchina,nella lettera, non si scagli contro chi gestisce spazi o chi ha una attivita’ basata sull’arte. Mi sembra piuttosto che si interroghi su quando un’amministrazione pubblica si possa “calare le braghe” davanti ad una operazione privata di rinnovamento nel tessuto urbano. E’ chiaro che in un’ottica di scambio tra pubblico e privato entrambi ci devono guadagnare. Certo che al di la del lampione alla punta della dogana perfino gli estintori (rossi per definizion e forse anche in base a qualche normativa sulla sicurezza) sono stati dipinti di grigio. Credo che il punto sia questo. E credo che sia largamente condivisibile. La risposta mi pare che non colga minimamente il senso della questione. Ma forse e’ questa la risposta. Appunto.” Questa è il nodo essenziale. E chi continua a proporre la contrapposizione Statua- Lampione ha capito nulla, purtroppo e vede la situazione da un buco della seratura forzoso. La tematica poi si inserisce in un contesto che vede la città in cui, come superstiti assediati, viviamo, ha perso la rotta, non esiste un disegno, un progetto di cosa sarà fra cinque, dieci, vent’anni. E’ tutto lasciato al “miglior” [e anche qui i dubbi salgono...] offerente…. Diciamo per parafrasare i Pink Floyd “Selling Venice by the Pound“…. e permettetemi vedere che il luogo in cui sono nato e cresciuto [penso uno dei più belli al mondo] viene quotidianamente svilito fa male. Parecchio….. Potemmo essere la capitale della cultura del mondo tutti i giorni e ci ritroviamo a vender pezzi per far finta di far cultura….. dove invece insediamo solo mercato….. e nemmeno dei migliori ….

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Ma che bravo ma perché tutto questo impegno contro le deroghe non lo convogli verso quei banchetti che vendono paccottiglia e schifezze a rialto che da banchetti provvisori sono diventati veri e propri negozi con tanto di numero civico (quest’anno hanno addirittura pagato l’IMU). Forse perché quei banchetti ti fanno comodo? Forse perché come il lampione sono diventati parte di una Venezia da cartolina, vendibile, intascabile, consumbaile? O piuttosto perché fare una lotta in questo senso sarebbe stata estremamente impopolare e avrebbe causato danno all’immagine di “cittadino” (5/10/50 stelle, o 3 denari) e quindi tolto consenso a te e alla tua associazione venessia.com
      Il ponte di calatrava “fa schifo” (appoggio di tutti i commercianti che si lamentano per il cambio di direzione del turismo) la navetta anti barriere architettoniche “fa schifo” e allora ci vestiamo da sciatori o da pagliacci, ma l’ampiamento dell’hotel in Piazzale Roma giusto accanto al ponte invece va bene. Fate il funerale di venezia o altre vaccate come il risveglio del Doge ma poi nessuno parla dello schifo di tutti i banchetti dei veneziani che vendono minchiate turistiche. Tutti insieme a Zaia addirittura contro le previsioni meteo (pensando di oscurare i siti meteo perchè toglono turisti) ma poi vi arrabbiate che i turisti e gli studenti prendono il sole alle zattere perchè sono sconci e indecenti. Andate a San Marco il 25 ad urlare “veneto libero”, “veneto stato”, “chi non salta italiano è” e poi dite di non essere leghisti m di volere solo il bene di Venezia…
      La lista è ancora lunga e sarebbe bello un giorno completarla. Ma quello che si vede anche solo facendo un giro sul vostro sito che tutte le vostre campagne servono solo a voi stessi. Quindi Vecchina e Venessia.com noi saremo anche anonimi è vero ma voi siete solo in cerca di nome e di pubblicità alla ricerca di consenso. Come abbiamo scritto più e più volte vedremo alle prossime amministrative se non ci saranno anche i vostri nomi come candidati visto che il tuo l’abbiamo già visto nel 2010.

    • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

      i Genesis!!!

  • Manuel Vecchina

    Aggiungo poi che i sostenitori su FB del ritorno del Ragazzo con la Rana si mascherano dietro un gruppo di cui non si sa chi sia il responsabile. Nelle mie “operazioni” cittadine di gruppi FB ne ho fondati parecchi. Tutti con il mio nome e la mai foto.Perché bisogna avere il coraggio delle proprie idee associate ad una faccia.
    Ma a quanto pare il “nuovo” che avanza di coraggio ne ha pochino…. Pace.

  • Antonio Augusto Rizzoli

    Il “recupero” con il cemento armato degli spazi di Punta della Dogana, con la loro distruzione, checché ne dicano gli esperti tipo Francesco Dal Co, che ha curato il catalogo, è orrendo e poteva essere commissionato solo da chi, come l’allora Sindaco Cacciari, manca totalmente di senso estetico.Trattasi di una delle tante presunzioni delle congreghe di sinistra, che così bene hanno amministrato Venezia !!

  • Livia

    Per una rana crocifissa a Bolzano hanno fatto fare le valigie ad un direttore di museo
    Se invece dell rana charles ray e bonami ci mettessero una seppiolina.. ..?.
    A quando un monumento sull ‘agiotaggio di monsieur PInault?….

  • Manuel Vecchina

    Caro Mattioli,,, diciamo anche per entrare nello specifico ma l’operazione Fondazione Pinalut è veramente cultura dell’arte? Se uno è amante dell’arte la statua prodotta apposta per quel luogo forse la regala, forse non ci mette una guardia giurata a difesa [vorrei evitare di entrare il concetto di fiducia...] ne tamtomeno decide di dover “derogare” anche sul colore degli idranti. Pinault che ha tutto il mio rispetto come imprenditore per l’operazione a basso costo che ha fatto è fondamentalmente un imprenditore e tutta l’operazione Punta della Dogana pare sia basata, ma mi corregga se sbaglio, sul concetto di rivalutazione delle opere esposte, fatalità per la maggior parte seriali, in un “museo” e quindi con rivalutazione del prezzo in maniera importante. Associato la fatto che lo stesso magnate bretone detiene la maggioranza “qualificata” delle azioni della casa d’asta Christie’s. E queste per Voi addetti ai lavori son cose che si sanno. Fati due conti direi che di culturale vi è poco in tutto ciò. Forse Venezia avrebbe bisogno d’altro? Sicuramente non di queste “alzate di scudi” di pseudo intellettuali che non hanno ancora ben chiaro di cosa si stia parlando….. ma il mondo per fortuna è bello perché è vario.

  • Pino Musolino

    Il dibattito sul Ragazzo con la rana sta accendendo in citta’ lampi di vitalita’ che non si vedevano da anni. Non si vedevano dibattiti cosi’ vibranti quando chiudevano reparti di ospedali, non si vedevano quando due terzi della popolazione spariva, non si sono visti quando la mancanza di controlli e programmazione ha reso alcune aree della citta’ degli invivibili caravanserragli.

    Del ragazzo con la rana francamente non mi importa un bel niente, del lampione meno che meno.

    Anzi, vorrei dieci, cento, mille Ragazzi con la rana, vorrei la citta’ viva, attiva e animata e non ancorata solo alla retorica passatista dei “bei tempi andati”, solo lo vorrei fare nel rispetto delle regole, nella condivisione delle scelte e di fronte al fatto che tutti hanno lo stesso peso di fronte all’Amministrazione.

    Perche’ i difensori del Ragazzo con la rana, che sembrano considerarsi migliori, che si autonominano piu’ illuminati e rivolti al futuro, forse non si accorgono che il problema non e’ l’opera in se’, che puo’ piacere o no, bensi’ il modo con il quale e’ stata imposta alla comunita’ cittadina.

    Doveva essere esposta temporaneamente, in occasione dell’inaugurazione degli spazi in Punta alla Dogana, ed e’ rimasta li’. E’ un opera privata e non pubblica, non e’ stata donata alla citta’ e per tutelare il bene di un privato, si interdice il passaggio su suolo pubblico, che vuol dire di tutti, in deroga a regolamenti e anche al buon senso.

    Governare la citta’ in deroga ha creato negli ultimi anni situazioni di privilegio inaccettabili, tipo la perdita dell’utilizzo “collettivo” degli spazi recuperati alla Misercordia, la sparizione del Ridotto del Monaco, le allegre vicende della nascita di Sa.LE ma anche, allargando il tiro, la nascita e il progetto gestionale della Fondazione Musei, la gestione degli Incubatori per le nuove imprese, le abitazioni realizzate con fondi pubblici per incentivare il ritorno di professioni artigianali usate invece come “merce di scambio”, l’assegnazione di spazi quasi ad personam ad associazioni e realta’ varie, senza passare per i normali canali dell’Amministrazione, bensi’ attraverso scorciatoie e trucchetti amministrativi che poco o nulla hanno a che fare con il “nuovo” e uno stile amministrativo adatto ai nostri tempi.

    I difensori, stranamente il piu’ delle volte a volto coperto, del Ragazzo con la rana magari si indignano perche’ le decisioni non sono condivise sui grandi temi, quali il Mose o il passaggio delle grandi navi ma non si scandalizzano quando pezzi di citta’, spazi e locali pubblici, recuperati magari dopo anni di incuria, vengono assegnati in via esclusiva ad amici e conoscenti, per canoni irrisori e spesso con laute contribuizioni comunali per progetti evanescenti, senza passare per le normali procedure di asssegnazione, ma grazie a delle deroghe e alle eccezioni.

    I ben pensanti evoluti, che si trincerano dietro paragoni fuori luogo con New York o Parigi, come se poi questo fosse di per se’ garanzia di buon governo o di vivibilita’, amano la condivisione e la partecipazione, solo finche’ essa non tange i loro pelosissimi interessi di bottega.

    In quel caso allora, la deroga diventa necessaria, fondamentale, essenziale, perche’ siamo tutti uguali, ma qualcuno e’ piu’ uguale di altri.

    In quel caso, guai ad innnovare, con l’applicazione di procedure trasparenti, pubblicazione di dati online e controlli periodici, guai anche solo a pensare di toccare qualcuno degli interessi consolidati in campo, molto meglio conservare tutto com’e’.

    Quale paradosso per i difensori del progresso…

    L’idea intollerabile che avendo piu’ soldi, piu’ potere e piu’ ammanicamenti si possa e si debba anche avere piu’ “ragione” degli altri appartiene ad una mentalita’ feudale e contorta che si stende a zerbino di fronte al potente di turno, non proprio l’esempio di illuminata ammnistrazione proiettata al futuro di cui Venezia ha disperatamente bisogno.

    Certo, ho allargato il campo e la visuale, certo sono uscito fuori tema. Demagogo, populista, confondo i piani e mescolo le carte!

    Solo chi non sa, solo chi non vuol vedere, solo chi ne guadagna da questa gestione oscura, contorta e a “geometria variabile” delle regole e dei beni pubblici, puo’ obiettare a quanto sopra.

    Per i cittadini normali invece, e’ una necessita’ quella di rivendicare il rispetto delle regole, concepite per tutelare tutti e che devono essere applicate a tutti, anche ai piu’ grandi collezionisti d’arte, anche quelli in grado di pagarsi difensori d’ufficio sulle testate giornalistiche nazionali.

    Perche’ se vogliamo sentirci grandi e difendere il futuro della citta’, forse abbiamo bisogno di qualcosina in piu’ del Ragazzo con la rana.

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Ma di cosa stiamo parlando?
      Noi non ci consideriamo migliori di nessuno non è una questione di qualità di chi scrive. Non siamo illuminati – tant’è che uno dei nostri slogan è: – lampioni + arte, per una venezia al buio! E non siamo rivolti al fututo, non abbiamo mai parlato di futuro ma solo del presente. Ci parli di cose che sinceramente non conosciamo come gli spazi della Misericordia, il ridotto del Monaco le vicende del Sale? Abitazioni realizzate con fondi pubblici? Merci di scambio? Tutte cose di cui non sappiamo niente. Poi parli di Mose? Grandi navi? Progetti evanescenti? deroghe? eccezioni?
      Tutte cose di cui noi non abbiamo parlato. Sono questioni politiche e noi non abbiamo alcuna aspirazione politica. Noi abbiamo parlato solo di arte. Noi vogliamo arte. Vogliamo più arte e arte fuori dai musei. Vedi tu parli di cittadini normali, di assessori, di comune, di amministrazione. A noi non interessa. Noi vogliamo semplicemente più arte. Si parlava di una assurda legge che prevedeva le installazioni temporanee e le sculture solo nella zona dei giardini. Perché? Perché non possiamo avere opere in tutta la città in tutte le città? Non vediamo assolutamente nulla di negativo in questo. Per questo motivo non ci sono cittadini normali o cittadini speciali. Quello che sognamo è una venezia svecchiata, più colorata una venezia più divertente e, perché no, più giovane. Vorremmo che chiunque ne senta la necessità scendesse in strada ad appendere il suo quadro ad installare la sua scultura ad aprirsi all’altro a confrontarsi con il diverso, a questo dovrebbe servire l’arte.

      • Pino Musolino

        Nella vostra finta ingenuita’ si nasconde tutto il succo della malafede di discorsi che vogliono dipingersi “alti” e a forte valenza simbolica, ma che altro non sono che puntelli ( forse eterodiretti) al sistema di potere che ho brevemente descritto. Voi fingete di non capire, di non volervi interessare, di non voler vedere, parlate di arte fuori dai musei, e su questo non ho nulla da obiettare, ma dichiararvi estranei al concetto di governo della citta’ attraverso il rispetto delle regole non e’ questione politica, e’ questione Politica, di vita nella polis, di scelte condivise nella e della Citta’! Mi fa sorridere pensare non sappiate nulla di nulla, ma se anche cosi’ fosse, e proprio per il vostro desiderio di “aprire” la citta’ ad una fruizione piu’ ampia e condivisa, andate a reperire qualche informazione e vedrete che la genesi della vicenda Ragazzo con la rana va esattamente nella direzione opposta a quella che pare auspichiate….

        • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

          Mah Pino, sei un po’ confuso, ci accusi di essere finti ingenui in malafede, puntelli del potere che tu ci insegni, ci ammonisci sul significato di politica e Polis, su cosa vuol dire condivisione e città, su cosa sono le regole e il governo ma poi siamo noi i saccenti. O ci spieghi esattamente cosa vuoi dire oppure lasciamo stare perchè qui tra cose non dette cose lasciate a metà e puntini di sospensione non si arriva da nessuna parte.

  • Barbara

    Veneziani fate bene a lamentarvi di questo schifo!. Fate bene a non volere un orrore di statua del genere che deturpa la magnifica città di Venezia che ha avuto grandi Maestri come il Tiepolo, Tiziano e Canaletto e di certo non merita questi artistuncoli che fanno parte dell’art system miliardario e modaiolo. Non mi stupisce che a firmare la petizione a favore di questo orrore siano figure come Bonami, Vettese, Celant e Barbero!.

  • Manuel Vecchina

    Cara Barbara, non sono d’accordo. L’arte ha il suo tempo. Il problema “Punta della Dogana” non ha a che fare con l’arte. L’arte è solo lo specchio di come certe cose non dovrebbero essere fatte. Soprattutto da coloro che concedono cose pubbliche.
    Non sono mai voluto entrare nella tematica se la Statua è bella o no. Non soo un critico d’arte. Sono solo un cittadino. Che ri-vuole poter pensare che una parte della città sia di tutti noi e che il proprio territorio sia amministrato con le regole condivise e non con le deroghe. Però è divertente quando vengon fuori critici d’arte che nel nome della stessa sarebbero propensi a dimenticarsi che in una società, le regole, son la base della convivenza. Si dimenticano anche altre cose…. ma ognuno pare vive bene le proprie smemoratezze……

  • Barbara

    Ovvio che l’arte vive il suo tempo ma oggi sembra aver perso ogni tipo di criterio oggettivo. Comprendo la sua posizione da cittadino che ha a cuore la cosa pubblica, che per altro condivido in pieno, ma io parlavo come addetta ai lavori e come storica dell’arte, oltre che come cittadina al corrente di tale irriguardo per le regole del territorio.

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      E come addetta ai lavori e come storica dell’arte il suo commento è “schifo”? Complimentoni per l’impianto argomentativo.

    • Margaretha

      Ci può declinare i suoi criteri oggettivi?

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    @ Luisa Nattero: Forse mettere entrambe le cose non è una soluzione ma un fuggire ai problemi cercando di accontentare tutti. Quello che probabilmente sfugge anche a chi ha scritto l’articolo è che queste battaglie censorie così popolari hanno uno scopo ben preciso: quello di creare consenso e popolarità agli stessi detrattori per fini politici. Infatti chi promuove la censura dell’opera è già stato candidato nel 2010 in una lista civica. Il fatto non è statua sì o statua no, lampione sì o lampione no, quanto la modalità di affrontare una questione collettiva.

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Perchè i nostri commenti sono in attesa di moderazione?

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Temo, purtroppo, che l’arroganza insita nei toni e nelle ragioni dell’operazione anti-Boywiththefrog sia orgogliosamente ribadita, che non si tratti semplicemente di ingenua ignoranza con controindicazioni, ma che sia sostanzialmente un’operazione di carattere politico che prende l’opera come pretesto e che brandisce l’ignoranza come valore popolare dandole altri nomi.
    La battaglia contro l’opera vista come una liberazione dall’ottusa borghesia intellettuale prevaricatrice, la riaffermazione della forza popolare dei veneziani… Poco importa se non sono affatto la maggioranza, se non sono in realtà tutti veneziani, se sotto il lampione ci abbiano pomiciato o meno: continuano a vederla come una prevaricazione, un’ingerenza dell’esterno, o meglio sotto questa luce vogliono che passi per fini strumentali.
    È chiaramente un’operazione si forza, di carattere brutalmente politico e non democratico, secondo i meccanismi più in voga attualmente, e che probabilmente vuole andare a parare altrove. Questo spiega anche la violenza e le minacce con cui impegni come il tuo vengono censurati: evidentemente in ballo non c’è solo il lampione, e instillare dubbi diventa pericoloso. Un’operazione-manifesto il cui valore è tutto simbolico, e il cui capitale da spendere viene potentemente aggredito se non dovesse apparire più così chiaro che la linea sia l’applicazione del massimo del buonsenso disponibile sulla piazza.
    Quanto a tutte le considerazioni di ambito, sono ovviamente d’accordo.

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Temo, purtroppo, che l’arroganza insita nei toni e nelle ragioni dell’operazione anti-Boywiththefrog sia orgogliosamente ribadita, che non si tratti semplicemente di ingenua ignoranza con controindicazioni, ma che sia sostanzialmente un’operazione di carattere politico che prende l’opera come pretesto e che brandisce l’ignoranza come valore popolare dandole altri nomi.

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      La battaglia contro l’opera vista come una liberazione dall’ottusa borghesia intellettuale prevaricatrice, la riaffermazione della forza popolare dei veneziani… Poco importa se non sono affatto la maggioranza, se non sono in realtà tutti veneziani, se sotto il lampione ci abbiano pomiciato o meno: continuano a vederla come una prevaricazione, un’ingerenza dell’esterno, o meglio sotto questa luce vogliono che passi per fini strumentali.

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        È chiaramente un’operazione si forza, di carattere brutalmente politico e non democratico, secondo i meccanismi più in voga attualmente, e che probabilmente vuole andare a parare altrove

        • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

          Questo spiega anche la violenza e le minacce con cui impegni come il tuo vengono censurati: evidentemente in ballo non c’è solo il lampione, e instillare dubbi diventa pericoloso. Un’operazione-manifesto il cui valore è tutto simbolico, e il cui capitale da spendere viene potentemente aggredito se non dovesse apparire più così chiaro che la linea sia l’applicazione del massimo del buonsenso disponibile sulla piazza.
          Quanto a tutte le considerazioni di ambito, sono ovviamente d’accordo.

  • Clara

    Forse mettere entrambe le cose non è una soluzione ma un fuggire ai problemi cercando di accontentare tutti. Quello che probabilmente sfugge è che queste battaglie censorie così popolari hanno uno scopo ben preciso: quello di creare consenso e popolarità agli stessi detrattori per fini politici. Infatti chi promuove la censura dell’opera è già stato candidato nel 2010 in una lista civica. Il fatto non è statua sì o statua no, lampione sì o lampione no (che importa?). Importa la modalità di affrontare una questione collettiva. Tutto qua. Il gruppo che è nato in risposta alla notizia della rimozione non è che si professa illuminato, forse ha tentato di approfondire il tema. Non credo nemmeno che Bonami sia un “talebano”, quanto una persona che abbia sentito il dovere di dire la sua, come curatore all’epoca dell’apertura dello spazio espositivo a Punta della Dogana. Ha fatto bene a scrivere visto che i “veneziani doc” chiamano “caga in alto” (vedetevi i vari blog-pagine fb) chi lavora con la cultura. Forse dirsi anti-Pinault rende più “underground”?

    • Manuel Vecchina

      Quasi sempre fa più l’ignoranza che la cattiveria. Ma la disinformazione e mistificazione in questo paese negli ultimi decenni lo ha reso il posto che è oggi.
      Invito personalmente i signori della Banda della Rana e Clara e chiunque voglia a contribuire al dibattito, se così si può chiamare, in luce. Con i propri nome i cognomi.
      La forza delle idee, giuste o sbagliate che siano, non hanno verità se non in chiaro. Altrimenti siamo di fronte ai soliti “coraggiosi della fuffa”…..

      • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

        Ma dai Manuel la tua è un’ossessione. Non preoccuparti giochiamo anche con te. Vedrai ci divertiremo moltissimo a Venezia, l’allegria sta arrivando.

        • Manuel Vecchina

          Cara Cristiana è riuscita ad accomunare me e Mastinu nel farLe i complimenti.
          … [cit.] “ma non può escludere che ci si batta anche per un simbolo come quello che rappresenta questo caso” direi che centra il problema.
          La contrapposizione tra Lampione e Statua non è mai stato il mio obiettivo in tante interviste e in tanti dibattiti non ho mai posto questa contrapposizione.
          Ovvio contrapporre lampione statua è di più facile assorbimento ma purtroppo “regala” battaglie e bande che non hanno senso alcuno. Bande poi anonime pervase di coraggio che si permettono anche di essere “blandamente” minacciose o fintamente ammiccanti… ma dei Nescio Nomen mi curo poco. D’accordo con Lei di fatto avrei preferito di gran lunga la Fondazione Guggenheim con i suoi 60 anni di cultura dell’arte piuttosto che una operazione meramente commerciale come quella che vediamo insediata oggi. Il fatto che l’imprenditore Bretone sia anche il proprietario della casa d’aste Christie’s non mi pare assolutamente marginale… Ma se l’imprenditore ha fatto ciò che ha voluto vuol dire che qualcuno glielo ha permesso…. Tempo fa qualcuno mi faceva notare che quando si fa un affare vuol dire che entrambe le parti ci guadagnano… altrimenti qualcuno ha preso una “sola”….. ora la mia domanda qui siamo veramente di fronte ad un vero affare o qualcuno ha preso una “sola”… ?

  • giorgio mastinu

    In questo caso l’ignoranza ha fatto molto, è vero. Ignoranza e cecità. Il Vecchina prende come baluardo della cultura in città la Collezione Guggenheim, quando non si rende conto, per ignoranza forse, ma anche per convenienza e furbizia e ricerca di consenso, che la stessa Collezione non è estranea per nulla a operazioni commerciali talmente ben impacchettate da farle passare agli occhi del pubblico come operazioni culturali. Al Vecchina sfugge anche il fatto che, da 6 anni a oggi, il Palazzo Fortuny, importante luogo espositivo parte dei Musei Civici – cioè pubblico quanto il metro quadro scarso occupato dall’opera di Charles Ray – è dato in mano ad un mercante antiquario che lo occupa per sei mesi con mostre senza alcun costrutto scientifico e con il solo effetto di compiacere il “buon gusto” di un pubblico mondano che, è evidente, ignora quali siano le reali misure con le quali dovrebbe misurarsi la qualità di un’esposizione. Dal momento che uno dei suoi argomenti più “forti” è quello del “conflitto” tra l’attività di collezionista di F. Pinault e quella di proprietario della casa d’aste Christie’s, dovrebbe rendersi conto che qualcosa, nel suo “ragionamento” non torna. Il sottoscritto ritiene che arte e mercato siano da sempre strettamente legati e che in qualche modo la “contraddizione” vada in qualche modo accettata, purché i progetti culturali delle varie istituzioni, private o pubbliche che siano, abbiano basi culturali, didattiche, di “sapere” e che non siano semplicemente, poveramente, stupidamente, commerciali o di “buon gusto”.
    Ottenuta questa vittoria – la rimozione della scultura – mi aspetto che la “banda del lampione” combatta con altrettanta veemenza contro la nuova baracca ai piedi del Campanile in Piazza, contro gli osceni banchetti di paccottiglia che sviliscono le aree monumentali più importanti della città, ma la lista delle porcherie è talmente lunga, e Vecchina la conosce bene, che è inutile esporla in questa sede. Ma è evidente che certe “battaglie” portano consenso, altre meno, altre ancora potrebbero ritorcersi contro coloro che le combattono, portando via anche le poche “simpatie” acquisite. Chi scrive non si è mai nascosto dietro nessuna maschera, ma comprende quelli che, “anonimamente”, e con gioia, lo fanno, avendo ricevuto in questi ultimi oscuri tempi, minacce di vario genere: “Un gruppo che difende un obrobrio come la statua del bambino nudo fatta da un francese finocchio è un gruppo di idioti che fanno tanto gli intenditori culturali e poi offendono le persone nascondendosi nell’anonimato, personalmente li prenderei a calci in bocca”, oppure il più semplice: “sappiamo dove siete, vi veniamo a prendere” e ancora una volta mi costringo a tralasciare il resto.
    L’altra bandiera poi è quella delle “regole condivise”, bella parola, certo non ne dubito, ma credo davvero che in questo caso si stia facendo una lotta con gli strumenti della burocrazia più grigia e insensata, al solo scopo, ancora, di impugnare la spada della demagogia e del populismo. Che poi ci siano altri problemi, ben più urgenti da risolvere, è vero, ma io mi occupo di questo, e ho qualche competenza su questo, sugli altri argomenti lascio che se ne occupino altri, magari lo stesso Vecchina se pensa di averne, in coscienza, basi culturali e deontologiche se non solide quantomeno specifiche, vista la sua candidatura recente alle amministrative suppongo che su qualcosa sia competente, a meno che non siano le sue solo vuote parole.

  • david

    Pinault, i banchettari di paccotilgia e anche Mastinu hanno un unico e solo obiettivo: i 20 milioni di turisti annui veneziani e la vetrina mondiale che la città offre, solo che pinault paga profumatamente i lacchè ( bonami e le conventicole artistiche ) che lo difendono ( senza nemmeno sporcarsi le dita) , i banchettari non hanno nessun desiderio di difendersi, mastinu invece ci imbastisce una analisi socio artistica, ecco la differenza. La AAA anonima associazione anfibia invece tira il sasso nello stagno e nasconde la mano che li arma …. Per conto mio in Punta non rimetterei il lampione, bruciato dalle polemiche, ma inciderei sui masegni le parole di Pound : “usura arrugginisce il cesello , arrugginisce arte ed artigiano 
,tarla la tela nel telaio, nessuno 
,apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito; “


    ” Usura rusteth the chisel
    It rusteth the craft and the craftsman
    It gnaweth the thread in the loom
    None learneth to weave gold in her pattern;”

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Ohhh finalmente uno che parla chiaro!

      • giorgio mastinu

        :-)

    • Manuel Vecchina

      Nonostante Ezra Pound vivesse poco distante e di cui ne rispetto il valore letterario….. il Lampione sta bene dove deve tornare……. magari una didascalia che ne spieghi la simbologia che ha acquisito in questi anni di “sparizione” o “rapimento” aiuterebbe i “più” a capire che all’inizio non erano le rane ma le regole e non le deroghe….

      • david

        Trovo più intrigante “superare” il lampione, copia di copia, ( e l’omaggio a Pound è solo un’idea come un’altra ) di cui non sento particolare nostalgia, perchè appunto trovo interessante che si sia sviluppato tale dibattito su di un luogo pubblico e sull’arte, ma messo sul piano dello sfruttamento commerciale, museale non lo approvo affatto. Credo anche però che l’amministrazione comunale non sia così elastica. Ma poi la rana che fine farà? Se la tiene Pianult o Ray ?

        • Cristiana Curti

          Comunque anche l’incisione di frasi di intellettuali o personaggi storici che vissero o soggiornarono a Venezia o ne scrissero non è affatto una pessima idea, anzi. Si potrebbe fare una sorta di caccia al tesoro: una mappatura di tutte le frasi in Città e permettere così la scoperta di aree che il turismo peggiore non sfiora neppure (e magari neppure i veneziani…). Ma alcune dovrebbero essere ben sconte, difficili da vedere, ardue da trovare. Poco sforzo, poetico risultato.

  • giorgio mastinu

    e la sua che tipo di analisi sarebbe signor david anonimo?

    • david

      La mia non è un’analisi ma una semplice opinione, ah mi chiamo Davide Ubizzo non sono affatto anonimo, sig. Mastinu, gli anonimi sono quelli della AAA ass. anonima anfibi :-)

  • Clara

    Vedere l’arte contemporanea come qualcosa che crea ansie o addirittura prese in giro significa essere schiavi delle proprie certezze.
    Come dire che Pinault paga chi lo difende ?!?!? Apparte che qui Pinault non lo difende nessuno, è certo che hai un’immaginazione fervida.
    Potevi fare l’artista. Ci hai mai pensato? Potresti rischiare di essere felice.
    Ah, e no, non mi interessa dirvi il mio cognome perchè non avete il potere di farlo. E perchè a me non interessa crearmi una base di consenso per scroccare qualche voto in futuro. Il lampione tornerà, riposate in pace :)

  • Cristiana Curti

    Quella statua è sempre stata un’emblema per Venezia. Arrivata, non piacque perché insisteva – non richiesta – su suolo pubblico che in effetti diventava pressoché privato (uno dei più incantevoli suoli pubblici del mondo, peraltro) e quella privatezza urtava i più anche (o soprattutto?) perché straniera (che poi la questione relativa allo sbarco di Pinault sia disdicevole è tutto da vedere, come affermare che le opere in rotazione all’interno degli spazi di Punta della Dogana siano addirittura “seriali”…cerchiamo di non rimanere al livello della sensibilità personalissima). In residenza iniziò a piacere, perché, volere o volare, dava un’immagine “rinfrescata” e più rivolta verso il sol dell’avvenire della Città (ed è vero che accadde così). Partita, la si rivorrebbe perché si capisce bene che cedere a un lampione (altro emblema uguale e contrario alla scultura di Charles Ray – e con i simboli non è facile opporre raziocinio…) è uno scorno forse maggiore del primo.

    Non mi risulta che le statue o le opere d’arte (anche quelle omaggiate da un committente o da un artista) installate negli spazi pubblici siano mai state sottoposte a consenso o dissenso referendario. Viceversa è sempre l’Amministrazione cittadina – dall’Unità d’Italia in poi, prima c’erano reami e signorie che pensavano alla questione – che decide come “ornare” le città con l’arte. Questo può essere procedimento non gradito, ma è così e non vedo come Orsoni avrebbe dovuto derogare da tale consumata regola. Piuttosto, allora, si dovrebbe chiedere di cambiare a maggioranza questa norma, se proprio si desidera affrontare il problema. E, secondo me, se ne vedrebbero delle belle.
    Invocare maggior attenzione nei confronti di altri tumorosi accadimenti che coinvolgono la vivibilità di Venezia è lecito ma non può escludere che ci si batta anche per un simbolo come quello che rappresenta questo caso. Piuttosto, si dovrebbe chiedere a gran voce che certe concessioni non possano essere applicate a danno del cittadino ledendone il diritto di non utilizzare più quello spazio per le proprie sacrosante passeggiate domenicali. Ma come fare, se codesto Sindaco, di fronte all’ignominia delle grandi navi, si trincera dietro a un pavido (per non dir peggio) “io non c’entro, è tutta questione della Capitaneria di Porto”, come se poi una Capitaneria avesse il diritto di distruggere (o agevolare la distruzione de) la più bella città del mondo (o anche della più brutta, il gradimento non fa testo di fronte al diritto di mantenere il livello di sicurezza ottimale per tutti).

    Abbiamo costruito per l’icona (statua/lampione) un’idea di Città che non esiste. Non si tratta più dell’oleografia tardo ottocentesca di manniana penna né tantomeno del visionario futuro delle idee demichelisiane di buona memoria (anni ’80 del XX secolo).
    A Venezia c’è tanta arte, così tanta da rimanerne storditi. E’ necessario conservarla non tanto per noi quanto per coloro che hanno il diritto di goderne dopo di noi. Noi ora e qui siamo nulla di fronte all’immane numero delle genti che verranno. Ma la dimensione della Città, che non dovrebbe sopportare le angherie delle navone così come la moltiplicazione insensata dei posti letto degli ultimi 10 anni (moltiplicazione che ha impoverito tutti, soprattutto gli albergatori migliori, come dicono chiaramente tutti i report di categoria e non), dei mega-store baracconi o dei negozietti cenciosi ricolmi di orride borsette in finta pelle rigorosamente “italiana”, consente solo un passo alla volta.

    Di certo, accogliere un ragazzo con la rana sarebbe stata bella cosa (e magari contrattare per una donazione e non un deposito), senza sempre evidenziare da chi viene e perché (a meno che non sia dichiaratamente frutto di armeggi mafiosi o insanguinati). Va da sé che la guardia giurata a difesa del gluteo gigantesco stona di fronte a questa prospettiva.

    Io avrei preferito senz’altro che lo spazio della Dogana fosse della Fondazione Guggenheim, che da tempo aveva progetti ben più a lunga gittata di quelli di Pinault, ma un Sindaco ancora una volta, volle diversamente. E ora non si deve più mugugnare, ma verificare se le proposte sono di livello. E devo dire che, a parte qualche vistosa scivolata e molte dormite, fra Palazzo Grassi e la Punta, Pinault, che avrà senz’altro fatto i propri conti, ha comunque diversificato l’offerta dallo standard lagunare decisamente votato all’Antico e oggi, anche per merito del francese, aperto (/imposto) al contemporaneo non solo durante la Biennale. Per me questa è buona cosa.
    Per quanto riguarda la programmazione dei Musei civici, poi, si sa bene che alcuni spazi sono dedicati all’appalto (come ovunque, purtroppo). E’ pratica che può non piacere (a me non piace quasi mai, ma è solo una questione di qualità della proposta, non delle modalità con cui è allestita), ma è utile per sopravvivere. O si pensa che il pubblico italico possa sopperire al tracollo dei musei con l’acquisto di un biglietto? Staremo ben freschi, se i musei dovessero campare con le “torme” festanti di italiani o veneziani coltissimi e ansiosi di arte in gita all’Accademia o all’Archeologico (chi lo conosce davvero quello splendore?)… quindi, se non si sa esattamente come fare per sostenere la cultura, inutile mugugnare su una consuetudine che aiuta le magrissime casse museali in Italia.

    Ciò che manca a Venezia e che non ha nulla a che fare con il suo magnifico passato di supremazia intellettuale, mercantile e culturale soprattutto, è proprio la capacità di vedere a più ampio raggio del misero gradiente del giorno dopo (al massimo). Anche battersi per un legittimo diritto (poter attraversare o sostare sul suolo pubblico in qualsiasi momento ci piaccia) può avere un risvolto (e lo si intuisce bene dalle pur pacate parole del Signor Vecchina) che non combacia più con il mero diritto. Forse era assai meglio lasciare dov’era quello strambo essere, che non poteva piacere a tutti, proprio tutti, ma si poneva a fronteggiare la laguna con uno sguardo (trucido) nuovo rispetto al mesto occhio gaddiano del lampione del tempo che fu e aveva iniziato a mutare anche lo sguardo dei cittadini.
    Talvolta, il nuovo arriva inaspettato, anche attraverso un simbolo, e bisogna avere la mente pronta per coglierne la potenzialità e la capacità di attrazione, prima di rifiutarlo senza considerare queste peculiarità che non si presentano, gratis et amore dei, tutti i giorni.

    • giorgio mastinu

      finalmente! grazie cristiana curti
      a causa di questa vicenda il sottoscritto si è un poco inacidito in queste ultime settimane, ho piacere che qualcuno, finalmente, riprenda il discorso con civiltà e intelligenza. saluti!

      • Cristiana Curti

        Grazie a lei, Giorgio Mastinu, per il complimento e per il lavoro eccellente che regala alla Città. La sua vetrina è per me fonte di grande gioia. Auguri di proseguire sempre così anche in questi tempi infami.

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Ci uniamo ai complimenti di Giorgio. Grazie per il suo bellissimo articolo. Vorremmo chiederle se possiamo postarlo nelle nostre paginette.
      Grazie.

      • Cristiana Curti

        Ringrazio anche la “Banda” per il complimento. Del mio intervento potete certamente fare ciò che credete, poiché è materiale pubblico e non dovete chiedere a me (dovrete solo aggiungere che proviene da Artribune, credo, anche se non sono certo un collaboratore di testata). Sono confusa… a me sembra semplice buon senso. Auguri anche a voi.

    • Manuel Vecchina

      Cara Cristiana è riuscita ad accomunare me e Mastinu nel farLe i complimenti.
      … [cit.] “ma non può escludere che ci si batta anche per un simbolo come quello che rappresenta questo caso” direi che centra il problema.
      La contrapposizione tra Lampione e Statua non è mai stato il mio obiettivo in tante interviste e in tanti dibattiti non ho mai posto questa contrapposizione.
      Ovvio contrapporre  lampione statua è di più facile assorbimento ma purtroppo “regala” battaglie e bande che non hanno senso alcuno. Bande poi anonime pervase di coraggio che si permettono anche di essere “blandamente” minacciose o fintamente ammiccanti… ma dei Nescio Nomen mi curo poco. D’accordo con Lai di fatto avrei preferito di gran lunga la Fondazione Guggenheim con i suoi 60 anni di cultura dell’arte piuttosto che una operazione meramente commerciale come quella che vediamo insediata oggi. Il fatto che l’imprenditore Bretone sia anche il proprietario della casa d’aste Christie’s non mi pare assolutamente marginale… Ma se l’imprenditore ha fatto ciò che ha voluto vuol dire che qualcuno glielo ha permesso…. Tempo fa qualcuno mi faceva notare che quando si fa un affare vuol dire che entrambe le parti ci guadagnano… altrimenti qualcuno ha preso una sola….. ora la mia domanda qui siamo veramente di fronte ad un vero affare o qualcuno ha preso una “sola”… ?

      • giorgio mastinu

        Battaglie e bande che non hanno senso alcuno? Che solo le tue (vostre) battaglie hanno un senso? Minacce? Ma quali minacce? Le minacce le abbiamo ricevute noi
        nero su bianco” da quel gruppo di fascistelli violenti che tu conosci e appoggi.
        Vecchina fatti un drink! Il lampione tornerà al suo posto! Com’era e dov’era! Una grande conquista per una grande città! Evviva! Venezia è salva!

      • Cristiana Curti

        E oggi incasso il terzo complimento. Per una giornata pessima (sino ad ora) è una buona consolazione. Grazie.

        Comunque, Signor Vecchina, vorrei porle una domanda.
        Se la statua fosse stata regalata, lì dov’era, al Comune di Venezia e, contestualmente all’omaggio, fosse inevitabilmente stata depennata la guardia giurata a sua impavida difesa, ripristinando altrettanto inevitabilmente il pubblico passaggio anche al Redentore e affini, lei sarebbe (stato) d’accordo nel mantenerla per la cittadinanza, soprattutto pensando che MAI, a memoria d’uomo, l’unanimità potrebbe essere garantita per l’apprezzamento di un’opera d’arte in suolo pubblico?
        Poiché a lei interessava il diritto di passaggio, ripristinato quello, avrebbe lottato per il mantenimento della statua o perlomeno non avrebbe lottato a sfavore?

        Una nota intorno a Pinault (il “Bretone”), stante ciò che sopra scrissi e che lei correttamente riportò.
        Ho necessità di ricordarle che il Guggenheim di N.Y. (cui è legato, anche se non per lascito quanto per politiche culturali e contiguità d’intenti, il Guggenheim di Venezia) e quello di Ca’ Venier dei Leoni (che non deve rendere conto alla legislazione italiana in questo senso) trattano acquisizioni e vendite esattamente come qualsiasi mercante d’arte. Si tratta forse solo di quantità diverse e del fatto che molte delle acquisizioni avvengono anche per depositi temporanei o permanenti e per donazioni, ma il meccanismo che muove gli interessi nei confronti di certa arte moderna o contemporanea è il medesimo. Anzi, forse anche più ossessionato dal mercato, per certi versi, dovendo entrambe le istituzioni (e quelle ad esse collegate) rendere conto ai molti Soci sostenitori dei Musei da cui dipendono per i finanziamenti. Il sistema museale anglosassone è diverso dal nostro quanto il sole e la luna e negare questo è non conoscere di che si parla. Direi senz’altro che il Guggenheim è più vicino (se si può parlare di vicinanza in questi casi) a Pinault che a noi come management, dirigenza e politica di acquisizioni.
        Molto differente invece è la nostra sensibilità che si fonda su secoli di attitudine alla conservazione e alla difficoltà di acquisire e alienare. Comprensibile per chi ha tanto “ereditato” e non vuole perdere il proprio patrimonio. Ma a volte, sarebbe assai più conveniente investire in qualcosa di nuovo, soprattutto se quel nuovo occupa si è no tre metri cubi d’aria e non oscura la vallata come quelle porcherie ambulanti che sembra sfidino la nostra pazienza e attendano solo che capiti il disastro ecologico per essere licenziate dal nostro sguardo.
        In quanto alle “vetrine” più o meno privilegiate, è senz’altro vero che Pinault abbia le proprie belle soddisfazioni (anche imprenditoriali) attraverso l’esposizione nei propri (temporanei) spazi di opere che passano sul mercato e che in alcuni casi vi ritornano. Del resto, è pur vero (senza spaccare il capello in quattro per la percentuale) che circa un terzo o forse più dell’arte occidentale del ’900 e del 2000 transita comunque da Christie’s, quindi è ben improbabile che Pinault come molti nostri collezionisti/imprenditori quali Bertelli, Mazzotta, Maramotti, Codognato o Agnelli (poche Fondazioni private in Italia d’arte moderna e contemporanea, ahimé) non possiedano opere comparse sul banco della nota casa d’Aste. Tuttavia francamente non vedo dove stia il problema.
        A me non dispiacerebbe se altri venissero in laguna con intenzioni “pacifiche”, come Artcurial o un Simon de Pury rinnovato ansiosi di competere con il francese. Anche noi avremmo da imparare, posto che le nostre maggiori case d’asta sono pressoché defunte e le minori, ora maggiori, non riescono ancora a competere con l’internazionalità.
        Venezia “fa gli interessi” di qualcuno? Ed è questa forse una novità? Abbiamo solo allargato il bacino d’utenza “stanziale” almeno nel XXI secolo, perché sino agli Austriaci di pessima fama Venezia era garanzia di “buona esposizione” per mezzo mondo che non a caso qui costruiva i propri fonteghi nazionali intercalati a quelli pubblici senza conflittualità alcuna. Poi, da Campoformio sino a tutto il Novecento (esclusa Peggy, naturalmente), a me pare che – invece – Venezia sia stata, con foga crescente negli ultimi trent’anni, svenduta ai più senza ricevere nulla in cambio e proprio dai suoi ex-residenti. E i più che compravano non erano stranieri, ma una ristretta enclave che ne pauperizzava progressivamente l’identità e sminuiva la diversificazione del mercato e dell’utenza. Sino ad arrivare a ciò che è ora, un tappeto circense di odiosa paccottiglia e poco tessuto cittadino, ridotto a forse tardive mosse autarchiche.
        O lei ritiene che per riportare “venezianità” in laguna basterebbe riportarvi un po’ di residenti veneti? E come convincerli se non esiste lavoro per tappezzieri, artisti, carpentieri, intellettuali, commercialisti, liutai, professori di ballo o assicuratori? Penso che converrà con me che il problema è assai più complesso di qualche battuta a effetto.
        Come per ogni cosa, bisognerebbe avere il senso della misura. Che ci può importare delle feste di Pinault in laguna? Preferirebbe che non ci fossero più? Ne sarebbero felici i fioristi di San Cassiano o i traduttori delle cooperative? Venezia deve, secondo me, essere casa di tutti coloro che contribuiscono a rinnovarla. Sempre a patto di rispettarla. A me pare, in questo, che il bretone sia comunque più rispettoso delle piccole mafie che hanno cancellato macellerie, verdurai, cartolerie, mercerie, librerie (ne parlammo anche qui su Artribune, recentemente), ecc. ecc. ecc. sostituendovi osceni banchetti di vetri finti e maschere di plastica. E, detto fra noi, mi pare decisamente più rispettoso dell’italianissimo Benetton…
        Quanto ci guadagnò la Città con Pinault? Sarà forse lei, più al corrente di me in questo, a dirmi cosa ci “guadagnò” il governo del Sindaco allora in carica (Massimo Cacciari). Ma anche qui, e onestamente: ammesso vi sia una colpa, è colpa di chi chiede o di chi concede?

        Preferirei, se devo parlare di simboli, che si battagliasse tutti (e qui intendo tutti) per riportare un po’ di vita vera a Venezia, vita che non sarebbe intaccata dalla presenza di ricchi magnati stranieri se i ricchi magnati stranieri non incombono come le navone ma sono solo felici di essere da noi. Ma chi davvero viene con me? A parole forse molti, nella realtà molto pochi.
        Attendo comunque la sua cortese risposta alla mia prima (lontana, ormai) questione e la ringrazio ancora.

        • Manuel Vecchina

          “Quanto ci guadagnò la Città con Pinault? Sarà forse lei, più al corrente di me in questo, a dirmi cosa ci “guadagnò” il governo del Sindaco allora in carica (Massimo Cacciari). Ma anche qui, e onestamente: ammesso vi sia una colpa, è colpa di chi chiede o di chi concede?”
          COntnuo a ripetere a livello imprenditoriale io a Pimault faccio tanto di cappello: ha fatto tutto ciò che gli è stato concesso.
          E riprendo un mio commento sopra il suo: “Ma se l’imprenditore ha fatto ciò che ha voluto vuol dire che qualcuno glielo ha permesso…. Tempo fa qualcuno mi faceva notare che quando si fa un affare vuol dire che entrambe le parti ci guadagnano… altrimenti qualcuno ha preso una sola….. ora la mia domanda qui siamo veramente di fronte ad un vero affare o qualcuno ha preso una “sola”… ?” Siamo da anni al Selling Venice by the Pound. Niente di diverso.

          • Cristiana Curti

            Ho compreso il suo punto di vista, temo non poterla convertire a una lettura più serena di quanto occorso, malgrado quanto da me scritto in proposito (e credo non sia questo ciò che qui si analizza), ma non mi ha ancora risposto. Eppure vale di più (qui) la mia prima domanda a lei rivolta: ripristinato il diritto di passaggio (legittimo chiederlo) nelle occasioni in cui era impedito e ottenuta in dono la statua (legittimo chiederla), sarebbe stato un problema per lei mantenerla al suo posto invece di restaurare un lampione che ora rappresenta assai di più che un lampione (povero lui…)? Ripristinato il diritto/la regola, che senso ha accanirsi contro una statua e rimettere un lampione se davvero la statua non è (come lei stesso asserisce) il punctus della questione?
            O invece, per lei, è proprio la statua il punctus? Ammesso che sia così (e attendo risposta) perché parlare di regole se invece ciò che non si gradisce è SOLO la statua? Badi bene, anche questa è una posizione legittima: non lo voglio e siccome è temporaneo invito il maggiorente a toglierlo. Ma almeno si abbia il coraggio di dire le cose come stanno.

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  • giorgio mastinu

    Battaglie e bande che non hanno senso alcuno? Che solo le tue (vostre) battaglie hanno un senso? Minacce? Ma quali minacce? Le minacce le abbiamo ricevute noi
    nero su bianco” da quel gruppo di fascistelli violenti che tu conosci e appoggi.
    Vecchina fatti un drink! Il lampione tornerà al suo posto! Com’era e dov’era! Una grande conquista per una grande città! Evviva! Venezia è salva!

    • Manuel Vecchina

      Le battaglie vedono per forza due schieramenti. Il problema è che essere a favore del ritorno del Lampione significa essere a favore del Lampione. Punto.
      L’applicazione delle deroghe protratte nel tempo e reiterate più volte ha fatto sbottare più di qualcuno e tra i vari anche Miracco che mi pare non sia proprio un “terrorista a caccia di voti” come il sottoscritto. Attaccarsi alla statua di Charles Ray come l’unico baluardo di una modernità negata in città senza vedere che cosa c’è dietro porta appunto a fare le battaglie.
      Bande: fare commenti, aprire gruppi con nomi come “Salviamo il Ragazzo con la Rana” e “La banda delle Rane” senza sapere chi vi è dietro, senza nomi e cognomi… ecco insomma…. penso si commenti da se….. oppure scrivere commenti anche da parte tua apparsi recentemente su altro social network : “Giorgio Mastinu Fine Art – 61 amici in comune – bravo! aspettiamo di vederti mascherato da cicisbeo pomiciare con la lanterna!”
      li trovo francamente svilenti per chi li scrive…. e un tantinello fastidiosi, quando on offensivi, nei miei confronti. Darmi del cicisbeo forse non lo faresti de visu ma tant’è che vi è il coraggio e il coraggio da tastiera. Ma son di due nature diverse, penso ne converrai.

      • giorgio mastinu

        e come sei permaloso! hai ben letto tutto quello che ci è stato detto, a me e alle varie bande, e anche tu, tra le righe, non sei proprio andato sul leggero.
        Goditi questa vittoria! Brinda al lampione!

      • davide braga

        A parte la confusione tra moderno e contemporaneo che si commenta da sola, Franco Miracco, a Venezia, significa Galan, e Galan, all’epoca del bando di punta della dogana, voleva dire Guggenheim. Temo proprio tu abbia scelto l’esempio sbagliato.

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    ….Commento in attesa di moderazione…

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Artribune i nostri commenti sono sempre in attesa di moderazione…

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Eccolo là. Tutto questo è divertente. Vecchina insieme ai suoi picchiatori urlano, sbraitano, minacciano calci e pugni e poi fanno i moderati. Caro Vecchina volere il lampione al posto di una statua è contrappore statua a lampione. E chi minaccia è il tuo gruppo di beoni: “Vi vengo a prendere” – “Conosco i vostri nomi, vi vengo a prendere tutti” – “Vi prendo a calci in bocca” eccetera.

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      I vostri interlocutori si esprimono così: “scusa se go commenta do volte mah a venezia se ti ga i schey yti fa queo che tivvol..volendo se poagasse podaria farte metter na statua a forma de na merda..squaqquaciela fora de casa tua my darlin”. Ma non importa tanto non avete mai avuto altri argomenti se non questi.

      • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

        Siamo contenti che ti sia dato tanto da fare per questa finta causa perché ci ha permesso di unirci e di conoscere nuovi amici nello smascherarti e nello smascherare il vostro finto impegno per la città e le vostre tendenze politiche. Vedrai – ripetiamo – ci divertiremo tanto e ci stiamo già divertendo tantissimo forse dovreste farlo anche voi visto che la vostra pseudo battaglia è andata a buon fine.

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Lampione o rana? Per me è indifferente, in quanto il progetto è mancante in ogni caso. Rispetto all’arte in italia e non solo, si può lavorare solo tenendo conto di tre direttrici: critica, progetto, pubblico. Se non si fa questo qualsiasi cosa venga messa a punta della Dogana può andare bene.

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Non si capisce perché Artribune lasci questo spazio per i commenti e poi vengono cancellati e continuamente messi in attesa di moderazione.

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    In questo modo è impossbile portare avanit una discussione.
    Si vede che è una modalità.

  • http://doattime.blogspot.it/ doattime

    Io propongo una bella panchina da cui godersi quieti il bel paesaggio…

  • http://www.icorep.com francesco sanvitto

    Ho letto gli interventi incuriosito perche’ seguo questa rivista on line per la sua qualita’…..
    Sono allibito dal fatto che una pletora di volgari personaggi possano scrivere insulti ed offese nascosti dall’ anonimato.
    Invito chi gestisce il sito a pretendere nome e cognome e , forse, potrebbe essere un deterrente per chi ha ancora un po’ di senso del pudore e del rispetto delle opinioni altrui.
    Sul dibattito direi due cose :
    - Il lampione non denuncia pretese artistiche e, nel suo anonimato urbano, e’ parte del vissuto dei cittadini ed e’ elemento di memoria.
    - Il ragazzo con la rana (fatto da uno che una rana non l’ha mai catturata e lo sfido a tenerla in mano presa per una sola gamba) e’ un’ ostentazione di nauseante retorica post-canoviana…per dirla nel lessico di Pinault: pour étonner les connards…..

    • Cristiana Curti

      E’ molto interessante quello che dice. In che senso il lampione sarebbe elemento di memoria? E perché dovrebbe esserlo più di una statua? In genere è il contrario, ma sarei curiosa di sapere il suo parere.
      Un ultimo appunto: è un titolo di demerito non aver mai acchiappato una rana e riprodurre un ragazzo che la tiene per la zampa? Io però ne acchiappai numerose da molto piccola negli argini del vercellese (per farne risotti, fritture e umidi – di mezza origine celtica, c’è molto senso dell’orrido nel mio passato -, almeno questo a parziale scusante) e usavo come lenza una rana scuoiata legata a una cordicella (crudele ma vero): qualche volta mi capitò di afferrarne qualcuna per le zampe, soprattutto se detta rana era morta, purtroppo. Mi pento e mi dolgo, ma i risotti li ho pur mangiati…
      Se invece di un ragazzo con la rana, fosse comparsa una scultura di Pardi, ad esempio, si sarebbe detto che “stonava” con il panorama? In fin dei conti, una statua antropomorfa non arreca disturbo visivo. Mi figuro se al posto di un lavoro della (quasi a tutti) ignota firma di Ray vi fosse stata una delle inquietanti presenze di Gormley, forse nessuno avrebbe avuto il coraggio di rispedirla al coperto. Chissà chissà…
      Io penso ancora che, ripristinato il diritto di passaggio e ricevuta la statua in donazione (cosa che si poteva ben chiedere, invece di rimandare al mittente il manufatto), molte delle polemiche qui accese non avrebbero più casa.
      O mi sbaglio ancora?

    • giorgio mastinu

      “Nauseante retorica post canoviana”! Qui finalmente abbiamo un grande ingegno pensante! E che dire dei “volgari personaggi” che insultano e offendono! Connard non è proprio un gran complimento! Che argomenti signor Sanvitto, il suo contributo è davvero prezioso! Una ulteriore conferma, per noi, che i detrattori dell’opera di Ray non hanno nessun argomento civile che non sia il disprezzo per un opera che non comprendono e non possono comprendere e per questo ne hanno paura.
      Brindi anche lei al suo lampione! E oltre a “artribune” si legga anche qualcosa d’altro.

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Non preoccuparti caro franscesco artigiano della matita, vogliamo tanto bene anche a te e saremo spudoratissime :D

  • http://www.icorep.com francesco sanvitto

    Per i sostenitori della scultura e, vista la sua qualita’, si potrebbe trovare un compromesso :
    Il lampione al suo posto e la scultura 20 passi piu’ avanti…. sul fondo della laguna; cosi’ come altre statue dello stesso tipo, madonne, cristi e compagnia…si potrebbero organizzare gite con pinne e maschere per arrivare al godimento di cotanta bellezza e, nel giorno della ranocchia, ci sara’ un vigile del fuoco sommozzatore che infilera’ una corona sul braccio teso del paffuto, glabro virgulto…..

  • Clara

    Anche io ho davvero gradito i pensieri di Cristiana Curti e attendo la risposta alla domanda. La gentilezza della signora Curti e la sua cura nel comprendere entrambe le posizioni meriterebbe più attenzione.

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Dato che il comune nell’ormai famoso comunicato stampa scrive: “il Comune individua esclusivamente nelle aree dei Giardini Napoleonici a Castello l’ubicazione delle esposizioni temporanee”
    Ci chiediamo perché invece di decidere di togliere la statua di Charles Ray dalla punta della dogana non sia stato chiesto alla fondazione Pinault di regalare la statua a Venezia, ristabilendo le regole e il diritto descritto dal suddetto comunicato.

  • proletario

    ABBASSO la rana capitalista

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    vorremmo far notare che noi non possiamo scrivere perchè i commenti vengono bloccati da artribune senza motivazione

  • parole al vento

    Io chiamerei Cherley e gli direi: Perchè non cambiamo il “bambino con la rana” con una scultura degna di Venezia. Penso che Oh! Charley, Charley, Charley… (http://charlesraysculpture.com/collections/oh-charley-charley-charley/#0) sia la più adatta. Si potrebbe anche svilluppare intorno al lampione re-installato.

  • Angelov

    Stavo percorrendo in auto la Princess Hightway, ed avevo bypassato da poco la città dal nome aborigeno di Wollongong, essendo di ritorno a Sydney, quando un segnale stradale insolito attirò la mia attenzione; diceva: “Sublime Point”. Arrestai l’auto e girai nella via sterrata a destra, percorrendola per alcune centinaia di metri, arrivando subito ad una piazzola di sosta. Scesi e percorsi a piedi alcune decine di metri di sentiero in salita, per giungere finalmente alla vista di una panorama che mi lasciò letteralmente senza parole.
    Di fronte avevo l’oceano Pacifico, incorniciato da una montagna che degradava da destra, ed in basso c’era una città in tutta la sua estensione, che per la particolare angolazione e pendenze ed angoli prospettici, ed altri fattori non noti, accentuavano una percezione a me ignota fino a quel momento: la curvatura della linea dell’orizzonte e la sfericità dell’immane massa delle acque; esperienza forse nota agli astronauti, ma difficilmente praticabile da un punto di osservazione a così bassa altitudine.
    In quel momento non pensai né a scattare delle foto, né a tentare di disegnare o di pensare a quale struttura o scultura avrei potuto abbinare a quel look-out, forse perché tanta sublimità non me ne lasciarono né lo spazio né il tempo.

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Grazie del bellissimo commento!

  • http://doattime.blogspot.it/ doattime

    Più semplicemente perché non fare una continua rotazione di opere scultoree che ogni anno o in occasione di ogni biennale vengono variate?

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Benissimo è stata una delle nostre prime proposte! Iniziano magari dai lampioni di Kippenberger! Il problema non è tanto la statua, forse a noi Pinault non ci piace neanche. Il problema è la modalità con cui questa questione è stata affrontata, che si sia dato ascolto solo a quattro energumeni che hanno alzato la voce.

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Una domanda alla quale non abbiamo avuto risposta.

    Signor Vecchina e ultras di Venessia.com “ripristinato il diritto di passaggio (legittimo chiederlo) nelle occasioni in cui era impedito e ottenuta in dono la statua (legittimo chiederla), sarebbe stato un problema per lei mantenerla al suo posto invece di restaurare un lampione che ora rappresenta assai di più che un lampione (povero lui…)? Ripristinato il diritto/la regola, che senso ha accanirsi contro una statua e rimettere un lampione se davvero la statua non è (come lei stesso asserisce) il punctus della questione?
    O invece, per lei, è proprio la statua il punctus? Ammesso che sia così (e attendo risposta) perché parlare di regole se invece ciò che non si gradisce è SOLO la statua? Badi bene, anche questa è una posizione legittima: non lo voglio e siccome è temporaneo invito il maggiorente a toglierlo. Ma almeno si abbia il coraggio di dire le cose come stanno.” (Cristiana Curti su ARTRIBUNE)

  • parole al vento

    Il Venetian Hotel di Las Vegas è ormai più “originale” della Venezia italiana. Fatevene una ragione cari inospitali abitanti e vi suggerisco di iniziare a cercare una bella casetta in campagna al riparo da ondate inaspettate.

  • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

    Signori almeno una cosa l’abbiamo capita martedì vedremo chiusa una vicenda, il comune ha deciso di ascoltare la voce indistinta di poche persone compiacenti al gusto personale del signor Manuel Vecchina dei membri del direttivo dei direttivi di Venessia.com ai quali proprio la statuta di punta della dogana non piace. Non piace perché bianca, perché “obrobrio”, perché nuda, perché pedopornografica, perché non conforme a Venezia (veramente è Venezia purtroppo che ha dimostrato di non meritarsela), perché voluta dall’oppressore bretone, perché contemporanea, perché “una rana cosa c’entra con la laguna”, perché era meglio una seppia e perchè “ghe sbiro mi”. Le carnevalate di questi signori hanno più presa sull’amministrazione pubblica che le domande legittime che noi stiamo ponendo da molto tempo. Ovvero perché il Comune non abbia chiesto alla fondazione di regalare la statua, togliendo così la necessità di avere una guardia e la protezione alla statua e ripristinando di fatto la regola sulle esposizioni temporanee. Non si capisce perché il Comune abbia dato ascolto ad alcune persone (abbiamo una raccolta firme per il ritorno del lampione con 2 firmatari, un’altra con 500 e un gruppo facebook di 15 persone) che hanno alzato la voce con arroganza e non a tutte le altre persone Veneziane (e non) che amano quella statua che ora se ne andrà definitvamente (esposta anche al Getty Institute di L.A., all’esterno e senza bisogno di guardia o di protezione). Ringraziamo i vari Vecchina e Venessia.com se, tra gli altri, siamo riusciti a farci dare degli idioti da Jerry Saltz e a ragione.

    • Cristiana Curti

      In effetti, ha del singolare che un “capocorrente” che si è dimostrato, almeno qui in Artribune, propenso ad aprire comunque un dibattito su questione già vinta, non intenda rispondere a una semplice richiesta di chiarimento sulle sue posizioni. Forse non ha la possibilità di rispondere, però.
      Devo quindi dedurre che valga quanto da lui affermato sopra:

      “La contrapposizione tra Lampione e Statua non è mai stato il mio obiettivo in tante interviste e in tanti dibattiti non ho mai posto questa contrapposizione.”

      E ancora, rispondendo a una commentatrice:
      “L’arte è solo lo specchio di come certe cose non dovrebbero essere fatte. Soprattutto da coloro che concedono cose pubbliche.
      Non sono mai voluto entrare nella tematica se la Statua è bella o no. Non soo un critico d’arte. Sono solo un cittadino. Che ri-vuole poter pensare che una parte della città sia di tutti noi e che il proprio territorio sia amministrato con le regole condivise e non con le deroghe.”

      A parte il “ri-vuole” non correttissimo e l’infelice quanto involontaria frase “l’arte è solo lo specchio di come certe cose non dovrebbero essere fatte”, il pensiero mi sembra limpido e inequivocabile.

      Il Signor Vecchina vuole garantito il passaggio su suolo pubblico e, ristabilito ciò, non è interessato a quale manufatto rimanga in Punta della Dogana.

      Mi chiedo allora perché non muoversi in questo modo civile (chiedere la statua in dono alla Città, un gesto che quasi certamente Pinault avrebbe concesso) evitando così di farci ridere dietro da mezzo mondo, invece di dividere inutilmente la cittadinanza su un argomento che ha grande peso simbolico, ma che dall’esterno (e Venezia, a dispetto di quello che potrebbe sembrare anche per parole al vento, NON è un villaggetto, ma un patrimonio dell’intera umanità) sembra solo una disputa da StraPaese.

      E’ un vero peccato che una persona che avrebbe potuto condurre diversamente, per quanto da egli stesso affermato, la sua battaglia si sia fatta (io credo, e aspetto doverose smentite) ingabbiare da questioni che hanno un peso molto diverso (politico?) rispetto l’accoglienza di un’opera che aveva avuto il vantaggio di rinnovare il volto di Venezia, almeno simbolicamente.
      Un pezzetto di libertà (la libertà di scelta…), in effetti, è perduta con questa chiusura, nonostante le migliori intenzioni.

      Intorno alle presunte e possibili accuse di xenofobia nei confronti del “bretone”, poi, lascerei cadere la questione perché voglio davvero sperare che i Veneziani, che accolgono tutti indistintamente (anche coloro che trattano la cosa pubblica come cosa da sciupare, ben peggio di come agì Pinault), non si pieghino a certe infamità.

      Sono più propensa a credere che l’atteggiamento anti-nuovo del Signor Vecchina sia da spalmarsi sull’intera ondata di recenti new entries in laguna (da Bertelli a Benetton, passando per Cardin…), capitalisti che utilizzano Venezia come palcoscenico per il proprio merchandising. Posizione altrettanto conservatrice ma con una sua logica precisa e coerente.

      O sono ancora in torto? Chissà se otterrò mai risposta…

      • Manuel Vecchina

        Gentile Cristiana,

        sono a sua disposizione per parlarne. Ma non qui: in questo posto gli anonimi possono avere la meglio nell’offendere o attaccare sul personale piuttosto che “stare sul pezzo”. Le sue argomentazioni sono interessanti. E so che Lei è comunque un esperta visti gli studi fatti. Abbiamo un amico in comune che mi ha parlato molto bene di Lei. Se desidera io sono su Facebook così come mi firmo. Richiedendomi l’amicizia entreremo facilmente in contatto.

        • Cristiana Curti

          Gentile Manuel, io non frequento internet se non per scrivervi (qualche volta) e per commentare solo in pochi siti che riguardano notizie d’arte. Non ho iscrizione a Facebook e, francamente, non intendo averne una. Non so come funziona e ne diffido un po’. Sono senz’altro più retrograda di molti, in questo caso.
          La ringrazio per il complimento anche se per interposta persona: la prego di salutare il nostro ignoto amico comune per le belle parole.
          Mi dispiace che la questione – forse ancora bruciante, malgrado la “vittoria” dei detrattori della statua – non possa essere discussa pubblicamente. Un dialogo inizia in un posto e dovrebbe concludersi dove ebbe inizio, fra coloro che ne furono protagonisti, anche se non ci piacciono e anche se un commentario di un sito d’arte. Forse altri, come Clara, avrebbero avuto piacere di sentire una spiegazione appropriata a favore del lampione da chi è stato un fautore del suo ripristino. Mi creda, non sono in molti che la pensano come lei che azzardano, al di fuori del proprio ambito di amici e sostenitori, un tentativo di discorso. E’ un peccato che non desideri procedere qui. La invito quindi a ripensarci. Oggi non dobbiamo più difendere bandiere: siamo più uomini se dimostriamo un’indipendenza cui spesso rinunciamo in favore del gruppo. Giusto fare squadra, per carità, ma giusto anche mantenere la propria identità. Il bianco e il nero non si riescono mai a comprendere, se evitiamo di cogliere tutte le sfumature dei colori intermedi, ciascuno dei quali è una componente fondamentale del colore puro.
          Il “nostro” Daniele Scarpa Kos sa bene a cosa mi riferisco, grande amante dei toni della grisaille qual è ed eccellente mano.
          Rimpiango che questa chiacchierata non si potesse fare prima di ostracizzare definitivamente il povero ragazzone bianco, di cui, l’ha ben capito, io sento già la mancanza.

          P.S. So della sua “scoperta” (copia in fibra vetrosa presso il Getty di LA), ma la sua teoria della non originalità dell’opera di Charles Ray non può essere sostenuta. Se accoglie le mie spiegazioni, le posso confermare che, anche se in materiale fra loro differente, le statue (e solo loro, il che le differenzia dalle opere grafiche in genere) “sopportano” un certo numero di edizioni (dai pochissimi numeri sino a 7 o 8) mantenendo quella che viene intesa come unicità senza diventare opera seriale o multipla; la storia dell’arte è ricolma di esempi antichi o recentissimi. Malgrado ciò, tecnicamente, si può affermare che sia scultura originale sempre che sia prodotta con l’autore in vita e non si tratti di una fusione postuma. In caso diverso, il nostro magnifico Medardo Rosso (che avrà apprezzato nelle migliori prove al mondo proprio a Ca’ Pesaro) dovrebbe disconoscere una gran parte della sua straordinaria produzione, mentre Giacometti dovrebbe lottare dalla tomba per giurare sulla originalità legittima del suo “Homme qui marche” in diverse copie seminato sull’orbe terraqueo. Ciascuna, fra l’altro, di enorme valore economico dopo che uno dei rari esemplari in mano privata fu battuto in asta tre anni fa a ben oltre 74 milioni di euro…
          E’ singolare che nessuno l’abbia informata di questa pratica molto comune e universalmente accettata presso la comunità artistica e presso il pubblico.

  • Angelov

    Quando mi trovavo in Australia, mi trasferii da Sydney a Canberra, e mi iscrissi alla locale Scuola d’Arte (Canberra School of Art), dove conseguii un Diploma in Scultura, e dove tra gli altri docenti, in qualità di Head of Workshop, insegnava Ron Robertson Swann, già assistente di Moore e di Caro; costui al suo rientro in Australia dall’Inghilterra, aveva vinto una commissione pubblica, e costruito una grande scultura in acciaio, di colore giallo, che fu posta in una via centrale di Melbourne: un oggetto bellissimo, che vidi alcuni anni dopo, riposizionato vicino al fiume, in un giardino pubblico.
    Questa mitica scultura, che famigliarmente era stata soprannominata Jellow Peril, ma il cui titolo originale è Vault, era stata riposizionata solo a causa della cocciutaggine di un politico locale, il quale aveva preso questa decisione, si vociferava, per ragioni di presenzialismo personale, e forse anche perché interpretava i gusti di un elettorato non ancora maturo per un’ opera cosi all’avanguardia.

    Quando avvengono fatti di questo tipo, per fortuna abbastanza rari in realtà, quasi nessuno pensa alle ragioni dell’artista che è dietro a tutto questo, giudicandolo quasi una parte superflua o accessoria di tutta la questione.

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Che meraviglia, sarebbe bellissimo vedere quell’opera, sarebbe stato bellissimo seguire quel workshop con Ron Robertson Swann.

      • Angelov

        L’opera è visibile su Google immagini : Yellow peril Melbourne; ma non si trattò di un workshop, ma di un corso di scultura durato qualche anno.
        A presto.

  • Matteo Vanni
  • Clara

    Idiots wind blow.

  • Clara

    Correggo: Idiots winds blow. E aggiungo: i commenti sotto l’articolo di Vulture sono emblematici della cecità culturale in cui qualcuno vive, accecati da poche certezze e tante frustrazioni. L’arte serve per porre domande, per pensare. I pensieri sono pericolosi per chi vive attorniato da una platea di analfabeti nutriti da televisioni immonde. Come risponde Jerry Saltz ad un commentatore particolarmente ottuso: “So you want the new lamppost instead. Cool. You will get your way. And don’t blame who commissioned the piece on the piece or the artist. I don’t.
    But you’re still free not to want it there. Like I say: Your side always wins these fights.”
    Jerry Saltz

    Ecco, io non appartengo “a quella parte” e da veneziana me ne vanto, nel mio felice e disinteressato anonimato.

  • parole al vento
  • CANE

    a me la rana piace. però non me ne frega niente se la sostituiscono con un lampione. continuerà ad esistere da un’altra parte. e poi è comunque vero che quello è uno spazio pubblico e non dello speculatore pinault. vorrei capire se tutti questi affezionati della rana vanno la tutti i giorni a contemplarla da non poterne così fare a meno…

  • http://doattime.blogspot.it/ doattime

    Si potrebbe fare come fanno per i fourth plinth a Londra, un bel bando aperto a tutti e con selezione critica/pubblico, semplice pratico e anche molto coinvolgente

    • https://www.facebook.com/BandaDellaRana La Banda della Rana

      Si come no. Sarebbe bellissimo, ma prima bisognerebbe espropriare Venezia ai Veneziani e poi magari se ne riparla. Per ora: pura utopia.

  • parole al vento2

    Hai ragione cane si potrebbe anche chiedere ai sostenitori del lampione se vadano a limonare alla punta della dogana tutti i giorni oppure se non sia meglio farlo alle fondamente nove con vista sul cimitero di San Michele

  • giacinto

    Si potrebbe mettere la luce in bocca alla rana e rintitolarla “Froggy Light”