JR al Tribeca Film Festival, con “Inside Out”. Facce di gente comune, da Caracas al Borneo…

Prima mondiale per il documentario che racconta la straordinaria avventura di Inside Out, progetto senza frontiere lanciato dal JR e premiato dal Ted Prize. Di scena al Tribeca Film Festival


È il più grande progetto al mondo di arte urbana. Estensione su scala globale di un’esperienza creativa, sociale ed esplorativa che ha reso celebre uno degli street artist più insoliti, talentuosi, vagabondi e avventurosi d’Europa. Semplicemente JR, il “photograffeur“. Uno che ha riempito strade, palazzi, piazze del mondo coi suoi ritratti fotografici di gente comune, riprodotti in dimensioni gigantesche grazie a dei grandi plotter per stampe in bianco e nero su carta. Uno che, nel 2011, si è aggiudicato a sorpresa l’ambitissimo Ted Prize: 100.000 $ per portare a compimento il suo Inside Out, per l’appunto il più vasto e imponente d’arte pubblica di tutti i tempi. Un progetto aperto, che si regge sulla partecipazione della gente e che spezza qualsiasi tipo di distanza geografica. Senza luogo, senza tempo, senza barriere, senza limiti.

JR, Inide Out / Naplouse, Palestine - 2012 @JR

JR, Inide Out / Naplouse, Palestine – 2012 @JR

Tutti sono chiamati a contribuire, diventando protagonisti di una immensa galleria a cielo aperto, che vede i volti di intere comunità etniche, urbane, culturali, invadere gli spazi di condivisione, marcandoli, abitandoli, reinterpretandoli nel proprio nome. Come? Basta realizzare dei ritratti in bianco e nero di un gruppo di persone, caricarli sul sito del progetto e aspettare di riceverle in versione poster, per poi occuparsi dell’affissione. Un’operazione gigantesca, che ha visto collaborare l’artista, lo staff organizzativo e i cittadini di decine di nazioni, con un unico filo rosso che ha attraversato Caracas, Belgrado, Kabul, Berlino, Tokyo, Hong Kong, Parigi, New York, Medellin, Okland, il Borneo…
E allora ecco che i muri non sono più ostacoli, i confini non sono più invalicabili, mentre l’invisibilità del singolo o di ogni piccola comunità locale lascia spazio alla presenza: le storie di tutti emergono, puntellando lo spazio pubblico con i volti e le identità di migliaia di esistenze private. Un atto di riconquista, una nuova sceneggiatura, un’uscita allo scoperto nel nome dell’arte e delle relazioni umane.
I numeri? Straordinari. Ad oggi 151.327 ritratti, 654 gruppi d’azione e 8.592 location.

JR, Inside Out / Group Action in Thailand - 2011

JR, Inside Out / Group Action in Thailand – 2011

Il film, che racconta l’intensa avventura di Inside Out, è in questi giorni ospite del Tribeca Film Festival. Nella sua sinossi Ashley Havey spiega come “Il potere della carta trasformi le persone che si sentono senza voce in attivisti improbabili da loro abilita con le proprie immagini“, aggiungendo che “catturando perfettamente sia la speranza che la sofferenza all’interno di ogni storia, Inside Out è un invito all’azione per chi crede nel ruolo che l’arte può avere nel trasformare la vita“. In perfetta corrispondenza con la mission del Ted Prize: la creatività che cambia il mondo, l’immaginazione che abbatte ogni frontiera.
L’estratto ufficiale del film di 70 minuti, diretto da Alastair Siddons e presnetato questa settimana a New York in prima mondiale.

- Helga Marsala

www.insideoutproject.net/
www.tribecafilm.com

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  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Mi ricorda pesantemente la campagna di Oliviero Toscani…ma pensiamo davvero che basti attaccare delle foto in bianco e nero per vedere come l’arte possa modificare la vita????????

    Questa faciloneria e ingenuità, dal sapore romantico, rendono oggi gli operatori dell’arte ruoli fuori dal tempo; ingenui che vengono fatti sfogare dai poteri forti, dando così l’impressione che “qualcosa stia cambiando”.

    Nell’era di Facebook e della condivisione diretta, io devo mandare le foto ad un sito che poi mi rimanda i poster ,che poi devo andare ad attaccare in piazza (senza contare che se sei in occidente, dopo 5 minuti ti staccano tutto…)

    Artribune, un po’ più di attenzione.

  • http://www.artribune.com Helga Marsala

    Conosco bene il lavoro di JR, lo intervistai diversi anni fa. Qui ho semplicemente raccontato il suo progetto e la mission del Ted Prize. Che ti piaccia o meno, togliti quell’aria da maestrino insopportabile. “Artribune un po’ più d’attenzione”? A cosa? Ai progetti di Luca Rossi, evidentemente. Gli unici meritevoli di nota. Ma per favore…

    PS. viva i romantici.

    • Lorenzo Marras

      Helga cara, scritto da te quel viva i romatici lo trovo molto bello. Veramente ,

      • http://www.artribune.com Helga Marsala

        grazie :)

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Cara Helga,
    di progetti ce ne sono tantissimi..quelli del Sig. Rossi o del Sig. X…quello che fa la differenza è la capacità critica per comunicare tali progetti, per poter fare le differenze tra i progetti…questo è quello che ci serve anche fuori dal ristretto mondo dell’arte…siamo sottoposti ad un bombardamento di contenuti, il problema non è avere contenuti ma selezionarli criticamente.

    Mi sembra che nell’articolo si dia tanta enfasi ad un progetto che non la merita assolutamente (l’idea di Toscani risale agli anni 90 e la scelta di condivisione è abbastanza prevedibile, per non parlare del fatto che non si capisce cosa si voglia fare con la stampa di questi volti…). L’arte dovrebbe scrollarsi di dosso questo romanticismo fine a se stesso…non perchè non vada bene, ma perchè si perdono opportunità.

    • http://www.artribune.com Helga Marsala

      L’importante che ci sia tu a darle, le opportunità. E io non ho capacità critica, è evidente. Questa non è comunque una recensione, ma la presentazione di un progetto, con tanto di trailer e sinossi virgolettata… Se non riesci nemmeno a capire cosa leggi il problema è tuo. Detto ciò, a me JR come street artist piace, pur non ritenendolo un genio in assoluto. Il fatto che non piaccia a te non mi sposta francamente niente. Soprattutto perchè passi le tue giornate a criticare tutto e tutti, indistintamente. Una noia mortale.

      • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

        Mai detto che le opportunità le dia solo io.

        Non critico ma cerco di argomentare criticamente luci ed ombre..quello che dovrebbero fare i critici che però NON ci sono (!!!).

        Come possono non piacere faccione giganti che appaiono nelle città? A me sembra una retorica sull’essere umano fine a se stessa. Ritengo sia più interessante Bansky che cerca di arrivare ad una critica-riflessione…però accetto anche questo decorativismo, basta che sia consapevole e non pretenda di salvare il mondo come emerge nel tuo virgolettato. Ogni opera o progetto può essere di valore, l’importante è la consapevolezza. E l’argomentazione critica (quella che cerco di fare fino alla noia) è il modo per raggiungere la consapevolezza.

        • Matteo Vanni

          https://vimeo.com/64033684

          E’ evidente che al solito LucaRossi parlano a vanvera, cosiderando la critica solo ed esclusivamente una stroncatura frotale,da fuori a dentro il sistema entro il quale bramano di poter entrare per farne parte da quattro anni con le loro noiose fanfaluche.
          Oltretutto parla di cose che in questo specifico caso proprio non conoscono minimante, citando Banksy come interessante esempio solo perchè gioca (come LR) a fare l’antagonista di un sistema in cui è perfettamente inserito grazie a ghost investitors britannici.
          JR da dentro questo sistema vuole proprio uscire verso il fuori (l’esatto opposto di LR o Banksy) – InsideOut – e cedere un pezzo a tutti.

          https://vimeo.com/42286795

          Così magari LR si faranno il loro apporfondimento prima di straparlare come al solito…”un po’ più di attenzione”