Il sesso ancora tabù? E Luca Beatrice scatena la polemica

Premessa: esce il libro di Luca Beatrice intitolato “Sex”, con in copertina il celeberrimo pube courbetiano. Capitolo 1: Camillo Langone, su “Libero”, dà libero corso a posizioni che si possono definire almeno conservatrici. Capitolo 2, quello che leggete di seguito: Alfonso Leto non ci sta, e all’opinionismo-wrestling risponde con le stesse armi. Un pochino più convincenti.


Gustave Courbet - L’Origine du monde - 1866

Gustave Courbet – L’Origine du monde – 1866

La prima cosa che mi è saltata alla mente leggendo, su Libero del 21 aprile, l’articolo di Camillo Langone dal titolo Il sesso nell’arte, così desideroso di amministrare e somministrare la fatwā all’arte che non osserva i suoi precetti sessuofobici, è quel delizioso e terribile romanzo di Tommaso Landolfi, Le due zittelle, in cui due acide zitelle in età avanzata additano alla comunità del paesello una povera scimia liberatasi dal guinzaglio del suo padrone, rea di essere entrata in una chiesa e colà aver avuto un’erezione. Il povero animale verrà processato e, ovviamente, abbattuto.
Ora, io non lo so se Langone sia zitello o avvezzo a saggiar le gioie e i dolori del sesso, questo è affar suo, di sicuro in questo suo testo si è comportato come le zitelle del romanzo, applicando il  furor censorio a tutta quell’arte che, partendo da Courbet (ma mi chiedo: perché mai non dalla pittura erotica di Pompei antica?), tracima tutto ciò che si trova sulla sua traiettoria di ricognizione, contromano e al buio, come gli squali che seguono l’odore del “sangue” e (fuor di metafora) ogni altro afrore estetico-visivo-narrativo a ricordargli che a questo mondo esistono gli organi genitali con i quali si possono fare tante belle cosucce che, oltre la sacralità della procreazione, possono rendere meno amaro il nostro passaggio in questa vita,  e che la loro rappresentazione iconografica nel campo dell’arte non è regolata, per fortuna, da fobie da retrobottega di sacrista né da banali catechesi sull’erotismo-buono, eterno nemico della pornografia-no-buona.

Camillo Langone

Camillo Langone

È così che, tra i dentini aguzzi della zittella, Langone s’impiglia tutto ciò che fa sesso con l’arte e che fa arte col sesso, non importa cosa, per Langone, basta che “respiri”: che sia Courbet o Jeff Koons, Rocco Siffredi o Robert Mapplethorpe, o ancora, Carol Rama, Gilbert and George… tutti senza alcuna distinzione. Ma, stavolta, la scimia venuta ad agitare il sonno di Camillo Langone (lo dice lui stesso) è il libro di Luca Beatrice Sex. Erotismi nell’arte, da Courbet a Youporn (Rizzoli), il libro che lui “non vuole sul suo comodino”. Ed è infatti sulla copertina di questo libro, che ho letto (trovandolo di notevole interesse iconografico e storico), campeggia proprio L’origine del mondo del maestro del Realismo francese, in cui viene rappresentata in una chiave che definirei persino ginecologica un pube femminile provvisto di chioma cosce e glutei, qualcosa di così simbolico (già nel titolo) e totemico che ogni persona di sana e robusta costituzione sessuale e morale stenterebbe perfino a chiamare gergalmente fica.
È proprio sopra quel “buco”, che – purtroppo per l’autore – campeggia ossessivamente anche sul suo articolo, Langone dice di voler mettere una delle sue pecette censorie delle quali immaginiamo abbia fatto grande scorta.
Per il nostro pretore d’assalto della buoncostume artistica, persino quest’opera di Courbet che celebra IL buco dei buchi da cui tutti noi passiamo prima di vedere il mondo per diventare giornalisti o artisti o santi o assassini,  non è altro che “l’origine di una valanga” (del disgusto, immagino), rea di incarnare il paradigma di un conformismo pornografico che addirittura lo agita fino a togliergli il sonno (come dice lui stesso). Forse è proprio durante queste sue notti insonni che il nostro autore ha concepito altri suoi articoli dal cipiglio “nazionalsocialista” già nei titoli, quali: Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli. Oppure quell’altro pubblicato su Il Foglio seguìto al rogo della Città della Scienza intitolato Dovevano bruciarla prima, in cui Langone dichiara: “Vi si propagandava l’evoluzionismo, una superstizione ottocentesca ancora presente negli ambienti parascientifici.

La tastiera secondo Alfonso Leto

La tastiera secondo Alfonso Leto

Qualcuno sarebbe portato a pensare a un possibile registro ironico del Langone che ai più sfugge, e invece no: è tutto confezionato nel linguaggio convinto di chi è certo, in cuor suo, di domare la tigre di una immoralità conformista nell’arte che si propagherebbe anche nella vita (o viceversa). “Il porno mette in crisi soprattutto il maschio”, dice lui diventando per l’occasione pornologo, “che l’invadenza delle immagini oscene non libera ma opprime. Forse Rocco Siffredi ce la può fare, beato lui”, aggiunge laconico ma un uomo normale non può reggere ad uno stimolo continuo e non ha altra scelta: o si arrende all’erotomania, all’ossessione senza pace dei rapporti anonimi o si rifugia nell’atarassia…”.
Infine, questo Savonarola postmoderno promette di leggere Sex di Luca Beatrice (dunque non l’ha ancora letto!), stando ben attento a non “precipitare nell’inferno del desiderio sbagliato.
D’accordo, Langone,  senza rancore, nessun dogma. Non ci sono verità assolute, siamo d’accordo su questo. Viva la libertà! Cos’altro dirle? Tiri pure fuori ogni volta che crede tutte le sue sparate che servono per offrire una nota di colore nelle testate che la ospitano, di certo consapevoli che le sue opinioni in fondo trovano gradita accoglienza in tanti lettori che, come lei, fanno esercizio ginnico di quella particolare e divertente pratica sportiva dell’anticonformismo agonistico che possiamo chiamare anche opinionismo-wrestling. Funziona così: l’atleta entra sul ring e con danze e costumi da guerra simula una struttura muscolare e una rabbia che scoraggerebbero il peggior avversario; poi arriva l’avversario e con altrettanta teatralità gliele suona. Tutto sembra vero: muscoli, rabbia, violenza aggressività. Tutti sono contenti alla fine e nessuno si è fatto male, tranne che le parole stesse e l’intelligenza di chi legge.

Alfonso Leto

L’articolo di Langone

Luca Beatrice – Sex. Erotismi nell’arte da Courbet a Youporn
Rizzoli, Milano 2013
Pagg. 254, € 19,50
ISBN 9788817065504
rizzoli.rcslibri.corriere.it

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  • rafinesque

    Langone ha semplicemente espresso la propria opinione con argomenti più o meno condivisibili ma del tutto legittimi, riconoscendo che il libro di Beatrice merita di essere letto. Quindi i “muscoli, rabbia, violenza aggressività….” di cui si parla in questo articolo (questo sì aggressivo perchè rivolto contro la persona) proprio non li vedo…e dunque viene il sospetto che a ledere l’intelligenza del lettore sia talvolta proprio chi vorrebbe farsene garante.

    • http://www.alfonsoleto.com Alfonso Leto

      rafinesque, la prego, esistono le metafore a questo mondo: i muscoli e il resto descrivevano proprio la “teatralità” di un linguaggio forte, come quello di Longone (-e non mi dirà che il suo articolo sia un cesto di fiori di campo!-) al quale o si risponde con altrettanta -diciamo- energia oppure non si risponde affatto. Stavo parlando, anche un po divertito, del wrestling al quale mi pare somigli tutta questa “contesa”. Nessuno di noi in fondo ha voluto far male a qualcuno, come nel wrestling… e credo ci siamo divertiti tutti: io, Beatrice e magari Longone, spero. E’ come una contesa “rap”. Come dico alla fine non ho dogmi da difendere, ne autoritarie categorie della cultura e dell’arte da servire: ho i miei gusti in fatto d’arte non credo che gli artisti citati da Longone siano da gettare nei rifiuti perchè “agitano il sonno di qualcuno”: anzi, forse questo è un antico merito perduto che solo le opere d’arte efficaci hanno: agitare il sonno di chi le guarda. Si è trattato solo di un confronto tra due mondi distanti. Tutto quì. Grazie comunque per la nota.

      • http://www.alfonsoleto.com Alfonso Leto

        e.c. Langone, non Longone

        • rafinesque

          Grazie per la precisazione sulla natura scherzosa della “contesa”…sicuramente il riferimento alla pecetta per coprire l’opera di Courbet si presta ad equivoci e quel “non a caso morto di Aids” a proposito di Mapplethorpe, “suona” davvero male….tuttavia credo che Langone, come evidente dalla citazione di Baudrillard (“quando tutto è esposto alla vista, non c’è più nulla da vedere”), intendesse sollevare una questione che almeno in parte trascende l’ambito dell’arte. In linea di massima sono d’accordo con chi ritiene che l’attuale diffusione incontrollata di immagini pornografiche stia portando, o rischi di portare, ad una “desesualizzazione” del sesso: tutto viene mostrato, anzi sbattuto in faccia, al punto da creare alla lunga una sensazione di noia e vuoto. Punto di vista sostenuto da parecchi “pensatori” (il primo che mi viene in mente è Slavoj Zizek: “la sola soddisfazione che si può derivare da questa riduzione della sessualità a esposizione ginecologica dell’interazione degli organi sessuali è una stupida jouissance masturbatoria”) e che emerge anche dal film Shame, citato più volte nel libro di Beatrice. Per questo un’opera trasgressiva come quella di Courbet poteva avere una sua funzione in passato ma oggi con il dilagare incontrollato del “porno di massa” forse il vero atto rivoluzionario consiste paradossalmente nel coprire, nel mettere una pecetta, non per furori censori ma precisamente per salvare il sesso.

          • Alfonso Leto

            …Mah, sarà… Però continuo a pensare che quando nell’arte (territorio di libertà per eccellenza) si parla di “pecette” e di censure su base etico-sessuale entriamo in un campo regressivo e perbenista che può nascondere in genere più “perversioni” di quelle che vorrebbe redarguire. I roghi che si accendono, alla fine possono incendiare le vesti dell’incendiario. Non siamo nel Cinquecento e Langone non è El Greco e le pudenda della Sistina hanno fatto più storia delle pecette.

  • Luca Beatrice

    Ringrazio molto sia Alfonso Leto che Camillo Langone (caro amico) sperando che il mio Sex nn deluda i prossimi e incuriositi lettori

  • http://doattime.blogspot.it/ doattime

    Mi pare giustamente un tema classico, giusto oramai abbinarlo al classico pittorico…

  • Fabrizio Spinella

    Gustave Courbet oggi avrebbe illustrato la “fine di mondo” con un primo piano della virilità, tanto per la parità di genere. (Nessuno, peraltro, che si soffermi sulla sua sapienza artistica nel riprodurre le nuances del corpo femminile, dal quale certamente ha tratto godimento per poterlo imprimere sulla tela con tanto amore).

  • Angelov

    Molto rumore per nulla.
    Ammesso che la Pornografia, come è gestita e realizzata nel mondo oggi, sia stata per la prima volta introdotta dai nazisti durante l’invasione della Polonia, per motivi strategici, anche la presenza di due testate come Libero, e il suo compare Il Giornale, sono presenza strategica in una città culturalmente dormiente ed amorfa come Milano; ed amorfa deve rimanere, essendo la capitale di un enclave industriale, dove la Cultura non deve mettere piede. Mussolini diceva: a Roma la Cultura, a Milano i Bulloni.
    E poi ci penserà la Lega ad accusare Roma di appropriarsi di tutto. Il solito teatrino a cui tutti credono, anche gli stessi intellettuali, o chi così ama essere definito.
    E anche ammesso che gli eroi del wrestling si comportino come descritto nell’articolo di Leto, che pienamente condivido, quando scendono dal ring, vivono in deserti esistenziali non propriamente invidiabili…

  • anemone

    Fate sorridere, voi tre.
    Ancora il vecchio trucchetto del sensazionalismo; nessun’altra cartuccia da sparare?
    Il meccanismo è sempre il solito: Uno tira una martellata sul gong sapendo che in molti si lamenteranno del rumore, un altro scrive un articolo per lamentarsi del rumore, adducendo opinioni più o meno condivisibili (per essere poi ringraziato e definito “amico” dal primo); un altro (pittore mediocre) attacca il secondo (con delicatezza) e difende il primo con un altro articolo, approfittandone per inserire tra le righe la fotografia di una sua opera, che non c’entra niente col discorso, sperando che faccia venire la voglia a qualcuno di cercare su google chi è e cosa fa Alfonso leto.
    Risultato: sono riusciti a far parlare di sè, la cena è pronta.

    • un critico italiano

      Langone e Beatrice scrivono, guarda caso, sullo stesso giornale

    • cicciolina

      …tutti a tavola!!!

  • Alfonso Leto

    …Poi ce ne sarebbe un quarto che non ha nulla da dire, ma non rinuncia a dirlo. E anche questo ci vuole. Qualcosa, però, mi preme correggere: non conosco Langone e ho scritto il mio articolo con sincerità, piaccia o non piaccia. Non ho mai chiesto alla redazione di Artribune di pubblicare un’immagine di un mio lavoro per illustrarlo. Nessun inciucio, signor anemone. Infine è bello sapere che persone come lei mi giudicano mediocre.

  • Silvia A

    Bellissimo articolo

  • Luca Beatrice

    Camillo e io nn scriviamo sullo stesso quotidiano. Langone e’ penna del Foglio e di Libero, io scrivo sul Giornale

  • oblomov

    che barba…

  • Fabrizio Spinella

    Domanda pertinente: “ma i commentatori, l’hanno letto il saggio di Luca Beatrice?”

  • uono

    Non viene voglia di leggerlo

    • Alfonso Leto

      Questa è la domanda essenziale. Tra tutti i commentatori di queste note, compreso il Langone che ha mosso la critica (il quale per sua ammissione non ha letto il libro ma lo ha solo annusato sentendo un -per lui nauseabondo- afror di sesso), io sono l’unico ad averlo letto e apprezzato, come dico anche nel mio pezzo.