Atmosfere di (trans)avanguardia. Paladino e Lüpertz da Würth

La Collezione Würth esplora il percorso dei due artisti europei, partecipi entrambi del movimento concepito negli Anni Ottanta dall’estro critico di Achille Bonito Oliva. Nell’Art Forum di Capena, la mostra presenta al pubblico una selezione di circa 60 opere, fino al 15 febbraio 2014.


Mimmo Paladino, Senza titolo, 1987, Coll. Würth

Mimmo Paladino, Senza titolo, 1987, Coll. Würth

Linee sinuose e tratti spigolosi, colori caldi da una parte e toni freddi dall’altra. Nonostante l’affinità nelle tematiche e nelle tecniche di rappresentazione dei due artisti, saltano subito all’occhio le differenze dovute al clima e alla tradizione dei Paesi di provenienza. I dipinti e le sculture di Mimmo Paladino (Paduli, 1948) e Markus Lüpertz (Liberec, 1941) sembrano dialogare silenziosamente all’interno dello spazio espositivo che sorge nella campagna laziale, a qualche chilometro dalla capitale.
Intenzione della Transavanguardia, lungi dalla volontà d’affermazione di qualsiasi ideale o certezza, è quella di voler recuperare le tecniche tradizionali della pittura e della scultura per affermare l’individualità dell’artista attraverso l’impiego di tematiche e stili personali. È così che Paladino evoca il clima mediterraneo che lo ha cresciuto, attraverso l’utilizzo di colori densi e profondi, fra astrazione e figurazione. La poeticità delle sue figure, spesso legate a tematiche mitiche e religiose, dona alle sue opere una connotazione esistenzialista che emerge ancor più nelle sculture, attraverso una sapiente sintesi formale che suscita intense sensazioni e riflessioni sugli stati di dolore, desolazione e abbandono in cui riversa da sempre la condizione umana. Figure, come direbbe Sartre, “a metà strada fra il nulla e l’essere”, capaci di trascendere le resistenze di qualsiasi materiale.

Markus Lüpertz, Poussin. Die Integration des Amors, 1989, Coll. Würth

Markus Lüpertz, Poussin. Die Integration des Amors, 1989, Coll. Würth

Anche Lüpertz predilige i temi della religione e del mito, ossessionato lungo tutto il suo percorso artistico da personaggi arcaici che provengono sia dalla tradizione greco-romana, tra i quali Edipo e Clitunno, che dalla letteratura nordica e medievale, come Parsifal. Nelle opere dell’artista boemo, però, i tratti sono più decisi, le linee si spezzano e i colori sbiadiscono, regalando percezioni più cupe e violente, nei dipinti come nelle sculture. Lüpertz recupera la tradizione dell’Espressionismo tedesco associandovi un forte dinamismo, che però rimane imprigionato nello schema precostituito delle sue opere, in cui le griglie e le suddivisioni dello spazio sembrano voler alzare una barriera visiva, bloccando ogni tentativo di elaborazione emotiva da parte dello spettatore.

Un confronto non del tutto alla pari è dunque quello che viene proposto dalla collezione di Reinhold Würth. Il merito è però di aver reso partecipe il pubblico di due ricerche stilistiche che tornano ad affidarsi al linguaggio tradizionale, il quale rimane durevole finché capace di trasmettere vive sensazioni.

Giulia Conti

Capena // fino al 15 febbraio 2014
La Transavanguardia tra Lüpertz e Paladino. Opere nella collezione Würth
a cura di Achille Bonito Oliva
ART FORUM WÜRTH
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www.artforumwuerth.it

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