La funzione dell’arte. Ikea evoluta, cyclette e microscopi

Che funzione ha l'arte? L'arte ha la funzione di avere una funzione. L'arte da criticare è quella che non è consapevole della propria funzione e destinazione. Un minisaggio, uno statement, una presa di posizione: chiamatela come preferite. Attenzione, torna Luca Rossi.


Luca Rossi - …plays... - Europa Centrale, 2011.

Luca Rossi – …plays… – Europa Centrale, 2011.

Ogni opera può essere di valore quando è consapevole della propria funzione: se compro un quadro per arredare il salotto, e quel quadro soddisfa la sua funzione, allora ha valore. Allo stesso tempo, potrebbero esserci quadri che arredano meglio il mio salotto, o quadri che mi fanno capire che arredare il salotto non è così importante, o che nell’arredarlo sono più importanti altri elementi. Pertanto il valore ci può sempre essere, ma è definibile solo dopo una certa argomentazione critica, che troppo spesso rimane una riflessione privata, incapace di esprimersi oltre il semplice e banale “mi piace”.
Oggi vediamo che spesso la pittura è meglio di tanta arte contemporanea, perché certa pittura è consapevole dei limiti della tela, è profondamente consapevole della propria funzione. I limiti della tela, il bordo del dipinto, costringono l’opera a occupare una parete e ad arredare lo spazio in cui si trova. L’opera è “democratica” e sincera, non ci vuole raccontare niente di più di quello che vediamo nei limiti della tela. Il pubblico, come il collezionista, non si sente raggirato.
Data un’opera x, esiste una sua funzione che ci fa capire se quell’opera ha valore; allo stesso tempo, altre informazioni possono incidere sulla valutazione di quella funzione, farci cambiare idea o farci scoprire altre opere più funzionali alle nostre esigenze. Solitamente si dice “fare le cose a regola d’arte”: si tratta di un detto che va bene per qualsiasi settore e qualsiasi disciplina. Ed è vero, l’arte ha un primato su ogni cosa. Quella che chiamiamo “arte contemporanea” è solo una palestra o un laboratorio privilegiati dove allenarsi e fare esperimenti per “fare le cose a regola d’arte”. Se il museo può essere considerato una chiesa, con tutta la sua componente rituale e suggestiva, il museo può anche essere il luogo del fitness e degli esperimenti. Se l’arte non fosse un luogo per allenarsi e sperimentare per “fare le cose a regola d’arte”, a cosa servirebbe? Tanto varrebbe seppellirla.

Pesce Khete - Untitled - 2011

Pesce Khete – Untitled – 2011

Spesso viene criticata l’arte decorativa che possiamo incontrare all’Ikea: è un grave errore, perché quel tipo di arte, quelle stampe “finto Warhol”, sono perfettamente consapevoli della loro funzione e, se hanno un prezzo di 29,90 euro, hanno sicuramente un valore, sicuramente maggiore del loro prezzo, proprio perché consapevoli di quello che “devono fare”. Il problema nasce se succede la cosa opposta: opere che potremmo definire “Ikea evoluta”, quindi oggetti che potremmo trovare all’Ikea ma che vengono caricati di citazioni e significati “speciali”, vengono esposti in luoghi asettici e speciali e possono scomodare curatori speciali.
Ma come distinguere l’Ikea evoluta da opere di valore? In fondo, se l’Ikea evoluta arreda bene il mio salotto, può avere lo stesso valore del “finto Warhol”?
Il punto è la consapevolezza dell’opera rispetto alla propria funzione. Possiamo definire questa consapevolezza attraverso un’argomentazione critica, prima fra gli elementi che abbiamo a disposizione e poi semmai confrontandoci con altre persone. Si tratta prima di tutto di prendere sul serio l’opera che si ha di fronte; successivamente guardare la didascalia (che – con titolo, materiali utilizzati e anno – esprime l’intenzione dell’artista) e infine prendere consapevolezza del contesto fisico, politico e culturale in cui è posta l’opera. Successivamente è consigliato conoscere altre opere dell’artista in questione, e fare per ogni opera la stessa procedura al fine di cercare di definire un filo conduttore, che può anche essere la volontà di non avere un filo conduttore. La didascalia è importante, perché qualcosa sfugge sempre all’occhio e per questo sono importanti le informazioni che ci dicono le intenzioni dell’artista.
Ma questo avviene in ogni settore umano: se ci fermiamo a guardare la persona che abbiamo di fianco, non possiamo vedere che quella persona è innamorata di noi. Lo possiamo sapere solo tramite una serie di informazioni che vale la pena cercare e raccogliere. Può anche esistere il colpo di fulmine, ma poi finisce che dopo vogliamo sempre conoscere meglio, cercare la didascalia, raccogliere su quella persona più informazioni possibili.

Luca Rossi - Opening - New York-Torino 2012

Luca Rossi – Opening – New York-Torino 2012

Bisogna sempre essere sospettosi quando ci si relaziona con un’opera d’arte, esattamente come quando ci relazioniamo per la prima volta a un potenziale partner. In fondo le opere, se la metafora a inizio articolo è vera, non sono altro che cyclette, pesi, bilancieri o microscopi. Pertanto l’idolatria e la contemplazione dell’opera come feticcio non ha molto senso, come se lo sportivo o lo scienziato idolatrassero, in un tempietto privato, la cyclette o il microscopio come fossero crocifissi. Quegli oggetti hanno valore solo come testimoni e “funzionari” di quello che interessa veramente: ossia, nella nostra metafora, “allenarsi, stare in forma” o “eseguire esperimenti importanti”.
Le opere hanno valore nella misura in cui sono strumenti per eseguire la loro funzione: il microscopio ha valore perché ci permette di fare esperimenti, quello che ci interessa e quello che possiede valore è “fare gli esperimenti”, non certo il microscopio in sé. Questo valore, insieme ad altre variabili, va a formare il prezzo dell’opera. Quindi non bisogna fare l’errore di far coincidere il valore di un’opera con il suo prezzo. Ma sicuramente dal suo prezzo e dall’analisi dell’opera possiamo capire se siamo di fronte a un’opera di valore o a un’opera di “Ikea evoluta”. L’Ikea va benissimo (vedi il quadro “finto Warhol”), il problema nasce quando l’Ikea viene caricata forzatamente di significati, cercando di prendere in giro pubblico e collezionista, senza che l’opera sia consapevole della propria funzione.

Luca Rossi

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  • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

    un patetico accrocchio di ovvietà (scritte pure male)

    • SAVINO MARSEGLIA

      In questo articolo leggiamo non solo ovvietà, ma un inifinità di ripetizioni e luoghi comuni sulla funzione dell’arte. E così leggiamo per l’ennesima volta un luca rossi ripetitivo, dominato e menato per il naso dall’ikea evoluta…

      • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

        che poi è convinto che quello di IKEA evoluta sia un concetto così brillante…

        • SAVINO MARSEGLIA

          condivido!!!

  • ginevra

    Ogni definizione, perquanto necessaria all’uomo per orientarsi nel mondo, è arbitraria.Ogni aggettivo,categorizzazione,nome,qualifica sono frutto si una cultura,temporanea e in continua evoluzione.Il desiderio e bisogno di creare delle coordinate,stabilire valori e funzioni,con un discorso,con il linguaggio della parola scritta,e non nei comportamenti,racchiude un “mondo” che al linguaggio stesso si sottrae.Il mondo,i valori,le funzioni,non sono compiutamente traducibili nel linguaggio.Lo sono solo parzialmente.E questa parzialità,non solo è transeunte,ma anche peritura.Eppure l’uomo vive proprio di questa illusione.Non avere consapevolezza di questa illusione,porta a volere affernare volta per volta una delle tante e infinite definizioni,attribuzioni di valori,nomi…che altro non esprimono che la volontà di potenza di chi le esprime.L’arte,che a nulla apparentemente serve,è funzionario di quella volontà di potenza.L’arte serve alla volontà di potenza.E lo è in misura crescente quanto piu “vuole” avere valore.Nel desiderio che il proprio valore,quello dell’arte,sia certificato,riconosciuto,giace il senso di quell’operare che vuole essere riconosciuto come arte.Tutti gli altri eventuali sensi,pagano tributo,in maniera differente al senso dominante.Avere valore.Accanirsi nel tentativo di circoscrivere questo valore,è un’operazione alla quale gli operatori del settore si avvicendano.E non potrebbero fare altrimenti perchè la gestione di quel valore è funzionale alla propria sopravvivenza.Non è forse abbandonando la categoria di valore, e la sua quantificazione che riusciremmo a ascoltare gli altri sensi che la sterminata produzione artistica attuale,in ogni luogo,istituzionale e non,riconosciuta o no,serba in corpo ? Non ci basta lasciare essere opere,comportamenti,progettualità,che in maniera crescente si diffondono,in assenza di un giudizio che li collochi ? Quanta arte,senso,”valore” c’è in quanto viene prodotto da chi non ha nemmeno bisogno che il proprio lavoro venga riconosciuto.Non è forse quello che ci dice proprio la storia dell’arte riconosciuta come tale ? La vita entra nell’arte molto prima di Duchamp.Con Duchamp nell’arte entrano gli oggetti della vita,in funzione della sua volontà di potenza di nominarli come “arte”.Anzicche rappresentare mimeticamente la vita,la porta fisicamente dentro l’arte per rinominarla.Oggi l’arte è ovunque,negli oggetti come nelle procedure…per rinominare, la realtà.La volontà di potenza dell’arte rinomina la realtà.Dovremmo forse cercare l’arte nei luoghi istituzionali o nella vita stessa ? Nelle gallerie o nella capacità degli uomini di dare senso alla propria vita,creando,facendosi domande,comportandosi,parlando,camminando.Gli operatori di settore parleranno di “valori” per renderli innoqui alla vita,e rinchiuderli in una galleria,libro,museo……

  • Renzo

    @Abbondio: non sono ovvietà perchè proponi Matteo Basilè a 15.000 euro!

    • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

      e lo vendo pure. tiè!

  • rasoio

    ma le immagini di corredo chi le ha scelte?
    a me piace la pittura però i bambini all’asilo fanno di meglio.
    luca non mi dirai che pensi veramente che l’ultimo numerodi flash art italia dedicato alla pittura sia veramente dedicato alla pittura?

    P.S, ehi luca rossi riguardo Artschwager e i nostri commenti su exibart qlc giorno fa: exibart mi pare censuri i commenti! comunque inizialmente era comparso un tuo commento su Artschwager poco positivo dove lo definivi kitsch e dicevi che se fosse stato italiano non sarebbe stato nessuno. poi questo commento era sparito!
    poi è apparso un tuo commento diverso dove ti stupivi che io avevo commentato in anticipo!
    la cosa è abb incomprensibile io avevo commentato questo rtesto scomparso!
    forse un tuo post dedicato ad altri è finito nella pagina su Artsch.
    boh!

  • Francesco Sterzi

    Credo che Luca Rossi non volesse fare la rivoluzione scrivendo un testo. Le cose che scrive non sono OVVIE, basta guardare le fiere d’arte italiane….e spesso anche straniere…

    E basta guardare un gallerista come Abbondio che risponde “tiè! Basilè lo vendo pure!”….senza capire che quella vendita mina il mercato di Abbondio e dei suoi colleghi…

    Luca Rossi in questi 4 anni ha avuto il merito di stimolare una critica che possa andare oltre il “mi piace”, la dittatura del mercato e del curriculum vitae….questa operazione sarebbe paradossalmente utile per il mercato stesso, scongiurando una sorta di caso “pARTmalat” come mi sembra di ricordare lo avesse definito lo stesso Rossi…

    • nello

      Non conosco artisti o curatori che vogliano realmente fare la rivoluzione.Vogliono fare quello che loro pensano sia cultura.E vogliono farlo nel mercato,per il mercato,chiamandolo cultura.

    • Cristiana Curti

      E ancora più patetico è innescare i propri cloni per tentare di mettere sotto coperta l’evidente pochezza delle proprie idee ormai ricicciate da mesi (anni?) senza cambiare una virgola, non dico un periodo. Neppure i cloni fanno il tentativo di scrivere in modo diverso da come comparivano in altre note. Il minor sforzo per il massimo (si fa per dire…) del risultato.
      Anche l’Ikea ha ritirato dal commercio le polpette al cavallo perché l’ingrediente non era riportato sulla confezione. Perché non si può fare così anche per quelli che di ingredienti non ne hanno affatto?
      Il tempo dei presunti spin doctors è finito. Dovrebbe essere chiaro che non si può più stare dietro le quinte a bofonchiare. Dopo (oltre) internet c’è la vita vera e abbiamo bisogno di gente che si metta in gioco non di gente che gioca, fra l’altro abbassando drasticamente il livello della discussione.
      Minisaggio? Se Artribune concepisce questa come la sua penna di punta della critica d’arte, siamo a posto…

      • SAVINO MARSEGLIA

        Cara Cristiana, condivido e penso che la sensazione dominante che ha il lettore di Artribune è di trovarsi davanti agli occhi una specie di megafono monotono…, quasi un’improvvisa impossibilità al silenzio…, dopo anni di propaganda solitaria di cibo scipito che nessun buon gustaio osserebbe immaginare di mangiare. Un megafano che non solo abbassa la discussione sulla critica d’arte, ma la fa scivolare letteralmente nella banalità…

      • http://www.artribune.com Marco Enrico Giacomelli

        Ciao Cristiana,
        noi ospitiamo qualche decina di penne che non sono né di punta né di tacco. Sono opinionisti, se vogliamo chiamarli così, columnist, editorialisti più o meno presenti su sito e magazine. Fra questi c’è Luca Rossi. Così come ci sono Senaldi e Bruciati, Tosatti e Faletra, ecc. ecc. Crediamo nella pluralità, per questo non esistono punta e tacco. Lo dimostra il fatto, se può valere qualcosa l’esempio, che ho avuto un breve scambio con Luca proprio su questo articolo, che in diversi punti non condivido. Ma ritengo – riteniamo in redazione – che sia una posizione che ha tutta la legittimità di avere un “palcoscenico” dove essere messa in discussione. E fortunatamente sta avvenendo qui sopra e qui sotto nei commenti.

        • Cristiana Curti

          Per carità, paròni, come si dice a Venezia. Non sarò mai io a mettere in discussione una linea editoriale, che, in quanto tale, non è discutibile. Così come è normale non essere d’accordo con i propri columnists e ospitarli comunque (se si è una testata seria, naturalmente, altrimenti è bene andare a lavorare in Corea del Nord).
          Ma ti pregherei di non farmi credere che non è scelta consapevole (a meno che non dichiariate che acchiappate il primo che passa), tant’è che mi sciorini nomi che hanno ben differente caratura rispetto a questa sciapa firma, chiunque vi si nasconda. In caso contrario dovrei pensare che i primi sono il parafulmine della seconda. Il che, voglio sperare per loro, non è.
          Comunque, vorrei mantenere, se mi è possibile, il diritto di affermare che qui da discutere c’è ben poco, anzi nulla. Del resto, i commenti a questa nota sono in realtà di nessun peso.

          Un’ultima cosa. In quanto divulgatori e giornalisti avete un dovere (almeno quello). Rispettare, per quanto potete, la lingua e la sintassi italiana. Se Artribune non vuole fare a meno del lucarossi, almeno gli corregga le bozze, perché davvero non si può leggere e grida vendetta.

          • fausto

            luca rossi, non prova nessun piacere a scrivere un buon italiano, ancora meno a scrivere di cose sensate…

        • Savino Marseglia

          firme eccellenti ???? Dipende dai punti di vista!!!

          • http://www.artribune.com Marco Enrico Giacomelli

            Lapalissiano

    • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

      La mia risposta è stupida perchè stupida era la questione, conti alla mano 15,000 (o 9,000 o 17,000…non hanno tutte lo stesso prezzo) sono giustificati dal costo di produzione, dal catalogo, dal magazzinaggio, dalla gestione, dall’esistenza della galleria…non è un prezzo che mi sono inventato ma conseguenza delle spese perchè il lavoro possa esistere. Questo è il PREZZO, il valore come insegna qualsiasi testo di economia è ben altra cosa…quando in galleria mi chiedo la quotazione di un’artista rispondo sempre:”i lavori di Pinco Pallino COSTANO eccetera…”.

      • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

        pardon,quando in galleria mi chiedoNO

        • maretta

          hai tutte artiste donne? :-)

          • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

            Le opere, quindi femminile…

  • Francesco Sterzi

    Cristiana, senza fare un polpettone lunghissimo, dicci cosa non funziona nell’articolo. Io credo che l’articolo non dica niente di nuovo ma qualcosa che in molti (nella vita come nell’arte) hanno dimenticato. Per vedere le cose bisogna far dialogare tre elementi: la cosa che vediamo, il contesto (fisico ma anche politico, culturale ecc) e il titolo che noi diamo a quello che vediamo. Per esempio: molti dicono che il Movimento di Grillo è fascista, senza pensare che cambiano tante cose nel movimento rispetto al fascismo e senza pensare che è cambiato il contesto.

    • Cristiana Curti

      Già risposto. Dopo oltre 1200 note identiche che ogni tanto commentavo, non ho visto più il motivo di dare corda. A differenza del trito brand whitehouse e co., io cerco di non ripetermi per non annoiare.

      Se Artribune riesce a perdere tempo nel (farti) riscrivere sempre le stesse zuppe, forse potrebbe anche copia-incollarne i commenti, tanto il risultato è già noto.

      Un giorno, poi, qualcuno ci spiegherà il senso di queste inutili fatiche.

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    Calmi, l’articolo dice semplicemente che l’argomentazione critica (la critica d’arte che manca in italia per esempio) ha la capacità di definire scale valoriali, e quindi aiutare anche il mercato. Non si tratta di ovvietà perchè non esiste una critica d’arte che sappia andare oltre la dittatura dei luoghi e delle pubbliche relazioni (place+rays=…plays…).

    Quindi vi chiedo di argomentare se non siete d’accordo con l’articolo. Grazie

  • Lorenzo Marrs

    Mah. ammesso quandanche che Rossi abbia tutte le ragioni argomentative di questo mondo. Dico…AMMESSO, trovo una cosa ferocissima parlare di FUNZIONE. la parola FUNZIONE è la piu’ miserabile che abbia incontrato da quando sto al mondo. Intorno a questa parola si sono sprecate le vite piu’ impensabili (ivi inclusa la mia).

  • Lorenzo Marras

    oh spero che non siate d’accordo con me.
    date ragione a Rossi che lui ci tiene tanto e ha una carriera rispettabile da portare avanti.

    • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

      ahahahahaha la carriera del suicida ahahahaha

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    Caro Lorenzo, benissimo l’arte può anche avere la funzione di disprezzare la parola “funzione”…come? Perchè? Forse meglio una parete vuota?

    C’era un artista (certo Falaguasta) che proponeva alle gallerie una serie di “funzioni”..lavorava con De Carlo, e penso che per una mostra si “limitò” a imbiancare semplicemente la galleria.

    • Margaretha

      Filippo Falaguasta

    • Lorenzo Marras

      ma non c è un perché Rossi. La parola Funzione mi fa venire l’orrore , e è il mio corpo che la rifiuta e gli do ragione. le funzioni dovrebbero essere abolite, cancellate per sempre; qualche cretino parla di funzioni corporali ed anche queste sono un termine sbagliatissimo perché subordinano il corpo ad una cosa che gli è estranea. Le persone sono eccessivamente affacendate di cose inutili e letteramente sommerse da una fogna di parole.
      Oggi bisogna imparare a fare respirare il corpo, lo trascuriamo troppo e lui viene prima ma molto prima di ogni funzione.
      LO so lo so che tu hai bisogno del calcolo , hai bisogno di conforto , ma sbagli , dico sul serio ,perche’ sei troppo concentrato sul risultato, ecco, ed ecco anche perché non hai valore , anche se fai di tutto per venderti.
      Rossi ti considero un poveraccio che non mi fa nessuna pena.
      Fai tesoro della mia sincerita’ che in giro ne circola cosi’ poca.

    • fausto

      E…allora !!! Una pecora chiede al gregge: Posso mangiare l’erba? Non senti che ce l’hai in bocca!

  • nello

    Si prendesse un po meno sul serio l’arte,si respirerebbe aria meno pesante.Seriamente.

    • fausto

      queste parole vanno dette ai dotti che respirano l’aria malsana nello stagno dell’arte…

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    ..secondo me l’arte viene presa come una cosa poco seria…ed è proprio questo l’errore. Prendere le cose seriamente non significa essere pesanti o seriosi. L’arte non viene presa sul serio ma poi si subisce l’arte………

    Esempio concreto: al di là di tutto il Movimento 5 stelle ha raggiunto un grande successo soprattutto per il MODO in cui si è organizzato….Casaleggio-Grillo si sono comportati come “due artisti anni 90″…l’uso di facebook, dello streaming, comunicazione, ecc ecc. I vecchi partiti pur sapendo questo da mesi hanno subito passivamente…anche il PD…proprio perchè in italia non si riesce a prendere seriamente l’arte e la creatività….che invece sono cose serissime da cui dipendono TUTTE le cose…politica compresa….il M5S ha vinto per il MODO e non certo per il COSA (programma politico facile facile del buon senso).

    • Rasoio

      Grillo ha vinto perché c’é la crisi e gli italiani
      Sono malati di infantilismo:nonvogliono vedere
      La realtá e si affidano alla tarantata pensando
      Che le soluzioni siano a portata di mano semplicemente
      Dando la colpa ai partiti quando due terZi dei voti
      Di grillo vengono da ex berlusconiani e leghisti:
      Ai i partiti hanno le loro colpe ma chi li ha votati
      Pure . Inoltre eliminare i soldi ai partiti per salvare il paese?
      Perché grillo non parla dell’evasione fiscale praticata
      Da quasi il 40 pc degli italiani?
      Uscire dall’europa perche l’europa ci spiega
      Che i debiti si pagano? Certo in europa é prevalsa
      Una Strategia troppo incentrata sull austerita ma
      Lo sapete che é stata l’europa a comprare metá
      Dei nostri titoli di stato altrimenti andavamo a
      Fondo? E di fronte a tutto questo dovremmo capire
      Che grillo ha vinto perche segue raffinate (?) strategie di
      Comunicazione? Illudere i gonzi é essere al passo
      Con itempi? Ad un clown coruttore é seguito un
      Clown isterico : poche novitá basta guardarsi un filmato
      Del duce sul balcone quando dice agli italiani che sono un impero.
      Luca rossi non sto a sottilizzare su questioni astratte sul
      Giudizio in arte ma se uno non capisce il mondo esterno
      Non Sa nemmeno giudicare qual’é l’arte che serve davvero.

  • nello

    Personalmente non ho subito proprio nulla e spero che siano molti altri a non subire l’arte,ma a riconoscerla dove preferiscono.
    Chi la subisce è proprio chi la prende troppo seriamente.
    Le modalità di cui tu parli sono quelle che chi ci lavora, con l’arte, vuole imporre come dogmi.Altre modalità di fare/fruire arte ci sono già,sparpagliate ovunque e non hanno bisogno di essere riconosciute come tali.In quelle modalità non c’è neppure l’ironia che sarebbe necessaria all’arte.Sono e basta,Si propagano ,sviluppano,trasformano e basta.Hanno senso nel loro essere senza che nessuno lo nomini.Non sono controllabili.Come Grillo.Fanno appello a sensibilità,linguaggi comuni che non hanno bisogno di chiamarsi destra o sinistra,politica o antipolitica.Quelle categorie servono solo all’apparato per controllare,gestire.L’arte non è solo nelle gallerie,quando c’è,ma anche altrove.Come la politca non è solo nei partiti,…quando c’è.Possibile che abbiamo,dopo Duchamp,Warhol,Debord,Baudrillard,Grillo ancora bisogno di nomi,luoghi,categorie ? Chi vuole circoscrivere,finisce per subire,cercando di dominare l’arte.Arte che ,quando libera dai nomi, si “muove” sottotraccia da sola.Non succede lo stesso in poliica? Tutti a dire cosa sia o non sia politica, antipolitica.La politica se libera ( grillo) cammina da sola.E chi ha cercato di circoscriverla ha finito per subirla.E la subisce proprio perche ha cercato di circoscriverla.Senza ascoltarla.Era altrove,non lei luoghi deputati ( ..appunto ) La tua domanda sulla funzione dell’arte è un nonsenso.Di cui vive l’arte.Cercare di rispondere,una trappola.Divertente,interessante,ma una trappola.

  • http://vincenzomerola.blogspot.it/ Vincenzo Merola

    C’era una volta un omino di niente. Aveva il naso di niente, la bocca di niente, era vestito di niente e calzava scarpe di niente. Si mise in viaggio su una strada di niente che non andava in nessun posto. Incontrò un topo di niente e gli domandò: – Non hai paura del gatto?
    - No davvero, – rispose il topo di niente, – in questo paese di niente ci sono soltanto gatti di niente, che hanno baffi di niente e artigli di niente. Inoltre, io rispetto il formaggio. Mangio solo i buchi. Non sanno di niente ma sono dolci.
    - Mi gira la testa, – disse l’omino di niente.
    - E’ una testa di niente: anche se la batti contro il muro non ti farà male.
    L’omino di niente, volendo fare la prova, cercò un muro per batterci la testa, ma era un muro di niente, e siccome lui aveva preso troppo slancio cascò dall’altra parte. Anche di là non c’era niente di niente.
    L’omino di niente era tanto stanco di tutto quel niente che si addormentò. E mentre dormiva sognò che era un omino di niente, e andava su una strada di niente, e incontrava un topo di niente e mangiava anche lui i buchi del formaggio, e il topo di niente aveva ragione: non sapevano proprio di niente.
    (Gianni Rodari, “L’omino di niente” in “Favole al telefono”, Torino, Einaudi, 1962)

    • Cristiana Curti

      Grazie mille, Vincenzo. Rodari e tu mi riconciliate con queste aride righe.

      • Enrico

        Se raccogliessero tutte le frasi che ho detto capirebbero che sono un idiota e la smetterebbero di farmi domande.
        A-Warhol

    • Savino Marseglia

      cera una volta il principe del mondo dell’arte che troneggiava su tutti e che gli artisti sudditi di questo principe stavano lì, quieti e buoni accanto a lu…i

      • Savino Marseglia

        c’era una volta una rana che si tuffò nello stagno…plof plof…

    • Enrico

      arte contemporanea che rivendica la nullità essendo già nulla: «”L’arte contemporanea si avvale di questa incertezza, dell’impossibilità di un giudizio di valore estetico fondato, e specula sul senso di colpa di quanti non capiscono niente, o non hanno capito che non c’era niente da capire”».Baudrillard

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Ripeto. Nessuno che sia in grado di contro-argomentare o di argomentare perchè il mio articolo non vada bene. Non ho mai pensato, o avuto la presunzione di pensare, di proporre sintesi perfette…propongo tesi che aspettano antitesi e poi forse sintesi migliori….ma in questi commenti non vedo antitesi ma solo pregiudizi e sventolate di egocentrismo. Tra l’altro il mio articolo sostiene solo l’argomentazione critica come sentiero per avvicinarsi al valore delle cose….è quello che facciamo nella vita di tutti i giorni nel fare delle scelte…

    Per maggiore completezza di informazione questo articolo completa un trittico di testi che ho scritto per questa rivista:

    http://www.artribune.com/author/lucarossi/

    PS_dietro di me non si nasconde nessuno, Cristiana, vuoi incontrarmi?Non ho motivo di nascondermi, solo non posso e non voglio incontrarti. Preferisco mantenere la distanza…Questa morbosità italiana di vedere il complotto dietro ogni cosa, di cercare sempre la dinamica famigliare del conoscersi “di persona”…quando il complotto è solo nei vostri occhi. Io preferisco mantenere la distanza da certe persone e da certi luoghi.

    • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

      il problema è che non porti argomenti da controargomentare, nè più nè meno…ti scagli contro l’IKEA erudita come se fosse un concetto rilevante, ma non lo è.

      Quanto al cercarsi qualcuno…potrebbe essere rilevante se i tuoi bersagli fossero importanti, ma francamente in una scena di poveracci…scandali da rubagalline.

    • Cristiana Curti

      Se hai la memoria corta (nei confronti degli altri naturalmente), il problema non è mio. Visto che sei così bravo a copia-incollare, forse ti conviene rivedere tutti i commenti alle “cose” scipite che sputi in continuazione. Ci sono tonnellate di argomentazioni (vere) contro le tue parche idee. Non c’è più alcun sugo a controbattere, tanto il loop è “semper istess”.
      In questo caso, però, hai persino inserito (novità!) la metafora grilliana per cercare di accattare qualche commento (qualcuno ci cascherà di certo). E’ garantito che diventerà anche quella un must come la cyclette e il microscopio. Non puoi certo sprecare quelle poche invenzioni al lustro, devi per forza usarle sino alla consunzione. Ci ritroveremo Grillo ovunque, nel blog, su exibart, su artribune (altri palchi non ce ne sono, grazie a dio).

      Per quanto riguarda la tua parvenza internettiana: è evidente che dietro di te non c’è nessuno, anche dentro di te. Il vuoto. Altro che complottismo (chi vede la paglia nell’occhio altrui…). Generalizzi sempre a sproposito e sempre presuntuosamente. Continuati a dire allo specchio che sei unico e insostituibile (“sono l’unico ad aver scritto su artefiera questo e quello”, “sono l’unico ad argomentare – ma quanto la usi questa parola senza sapere neppure che significato abbia – con cognizione di causa”, “siete tutti asini”, ecc. ecc….), nel vuoto si acchiappa sempre un grido.

      Il mio problema, invece, è che mio cugino (e ne ho solo due) si chiama Luca Rossi ed effettivamente, quando gigioneggia, mi fa venire qualche dubbio. Forse dovrei fargli un esamino di propedeutica all’italiano corrente… Ma questa è cosa da ridere e riguarda solo me.

  • teo

    Rossi scrive come il grillo parlante, immateriale come la rete informatica. Ma è solo pittorino che si libra tra le braccia dell’amata mentre snocciola sempre ovvietà da borghese, con rumorini, oggettini, piccolini i gesti che carica di parole che pensa grandi, contenuti dice lui. Con la sua mascherina per celare la vergogna è cullato da gli amichetti di sempre che lo sostengono come pompante qual’è,ma in verità alla sua età serve molto più eroismo ad esser semplicemente uomo.

  • barbara
  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    Quello che mi interessava con questo articolo era proporre una confronto sulla capacità di vedere quello che ci circonda, nel museo e ovunque. E invece voi continuate a parlare di quanto io sia vuoto, terribile e pessimo. Altra metafora: fate come la sinistra italiana che ha demonizzato l’avversario per 20 anni senza creare un ‘alternativa credibile…ed ecco i risultati. Sono felice perchè il livello di questi commenti esprime la situazione.

    Buona giornata
    LR

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    @Baudrillard: «”L’arte contemporanea si avvale di questa incertezza, dell’impossibilità di un giudizio di valore estetico fondato, e specula sul senso di colpa di quanti non capiscono niente, o non hanno capito che non c’era niente da capire”».

    Credo che l’incertezza sia insita nella vita quotidiana, quindi l’arte contemporanea può essere stimolante per questo. Nello spazio del museo avvengono delle scelte, esattamente come nel mondo esterno. Cosa c’è da capire in una macchina che passa? O in un bambino che piange o nell’insediamento di un governo? In fondo se facciamo scelte in continuazione ci saranno dei motivi, quindi qualcosa da capire c’è sempre. Un’opera d’arte, come qualsiasi cosa intorno a noi, rappresenta una serie di scelte. Forse la sfida è mettere in discussione l’idea di opera, come l’idea di artista. Siamo in una palude linguistica, l’arte pensata oggi potrebbe essere fatta nel 1992…

    • Erbario

      Mettere in discussione l’idea di opera? Tutti quelli che lo hanno fatto con successo riconosciuto hanno visto le loro opere finire …in galleria,museo,testo critico.Bel risultato !!! L’operazione si ripete all’infinito.Si cattura la pericolosa bestia esotica,la si pettina ,un bello shampoo,spuntatina alle unghie,pronto per il salotto,museo,libro,fondazione.Ci vuole Arte per farlo.

    • Lorenzo Marras

      Lo vedi, lo vedi che mangi il gelato senza metterti il bavaglino e la crema ti invade il vestitino nuovo della cresima? benedetto ragazzo , va bene che mi diverti quando scrivi di Arte contemporanea che dovrebbe essere stimolante .. e cose’ una formula per andare al cesso ? L’arte contemporanea che stimola poi! ma guarda un po’.
      L’altroieri ho passato una serata intera con una donna (di quelle che fanno perdere la testa a chiunque) e mica dico che e’ stato stimolante stare con lei tutta la sera. Se lo dicessi meriterei di essere BASTONATO, LAPIDATO, RINCHIUSO PER SEMPRE AL BUIO E GETTATA LA CHIAVE.
      Hai compreso? è una questione di delicatezza esistenziale : ci sono tempi che non possono essere DETTI, PRONUNCIATI perche’ sono INCOMUNICABILIIIIII.

      l’arte NON si FA comunicare… NON è una donna da strada che si pone a disposizione del primo bisognoso che passa .
      Mi hai fatto perdere anche la pazienza e ultimamente sono cosi’ calmo.

  • Erbario

    Funzione dell’arte ? Fare finta di farsi domande radicali,sapendo che le risposte non interessano a nessuno.

  • TheStylist

    Yawn… (leggendo tutti i commenti)

  • teo

    Anche se all’interno dell’etera dimensione del testo telematico, e’ imprescindibile comprendere da dove parte il segnale e dove esso si situa, a meno che non si voglia esclusivamente una fruizione passiva ed univoca. Se si vuole indottrinare la massa neo telealfabetizzata con slogan qualunquisti per portare avanti istanze che in finale si dimostrano personali, ecco che invece la resistenza e l’indagine diventa d’obbligo.
    Rossi quindi dipinge reazionario per la vile sicurezza insita nel media storicizzato, per dissetare ancora quell’affabulazione del genio che crede elevi lui riforzandosi l’ego con la sua bella.
    Negare il conflitto contro chi dipingere, scrivere, leggere o anche solo liberamente pensare quotidianamente non può è negare il reale, come fa la sua pitturina all’interno di una piatta bidimensionalità quadrata che è pallido rifelsso di una sterile visione.
    L’onanismo borghese e reazionario che contraddistingue il Rossi, spaventato dalla massa, tanto che a detta sua va alfabetizzata, non va però vanamente attaccato, va altresì studiato per coprendere appunto da dove quel segnale arriva, nonostante vigliacco tenti ancora di nascondersi alla responsabilità di ciò che dice e fa.

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    non si tratta di alfabetizzare semplicemente ma di stimolare un confronto sulle cose. Questo analfabetismo visivo (del pubblico e della critica) viene tralasciato e quindi viene subito. Nel mondo, a differenza del museo, abbiamo l’opportunità di dare noi le didascalie (facebook è una grande didascalia continua): questa libertà è a doppio taglio: la mostra mondo può diventare migliore o peggiore.

    Mi interessa un’opera d’arte che lavora trasversalmente, mentre gli oggetti sono attori marginali. Direi “funzionali” all’opera e non feticci fini a se stessi. Vi invito a cercare su whitehouse progetti come “I’m not Roberta” o ” ou vous etes”. Questo tipo di opere sono già in atto, ma vengono subite dal pubblico senza consapevolezza.

    • SAVINO MARSEGLIA

      IL PAPA SI E’ DIMESSO IL VANGELO DI LUCA NO !!!

      Caro luca, recentemente il papa si è dimesso! Perchè non lho fai anche tu?
      Non ti accorgi che in questo commentario quasi tutti non condividono niente delle frottole che scrivi. Un critico, un artista sa bene che persistere su questi argomenti è indispensabile documentarsi, saper pensare, argomentare più e meglio degli altri, e quindi impartire un punto di vista tuo appropriato.

      A questo proposito ti consiglio di dedicare un pò del tuo tempo allo studio della filosofia. Ti consiglio di leggere anche un libro curioso, raro e molto interessante scritto da Hans Mouller, “L’arte esiste” ?
      Ricordati che lo studio della filosofia non è una cosa strana per nessun essere umano, (chiunque egli sia): anzi per la tua mente è come la farina e il pane.

  • teo

    I suoi rays sig. Rossi partono da un da un punto preciso, che è uno ed è punto.
    Lei crede di indicare la stella e che io stia criticando il suo dito/vettore, mentre in realta’ critico proprio lei nel suo essere punto d’indottrinazione. perchè è quello l’habitat da cui si genera la sua idea, la sua critica.
    La presunzione che il suo punto di vista delinei rigorosamente una prospettiva centrale è circoscrivibile solo in un piano di proiezione bidimensionale, dove tutte le proiezioni sono distorte a convergere forzatamente verso un punto di fuga che non è altro che il suo utopico doppio tendente ad infinito.
    Infatti sig. Rossi lei non è assolutamente Roberta, e non ha la minima intenzione di interpellarla, perchè questo vorrebbe dire uscire dal suo personalissimo quadro prospettico.
    Finchè rimane inscritto in questa dimensione albertiana non ci sono problemi, ma quando ha la presunzione di avere in mano la chiave per indottrinare o co-curare la mostra chiamata mondo, bhe guardi, meglio che da buon pittore stia zitto e si occupi della mestica, che è cosa ben più saggia come lei sicuramente saprà.

    Ripeto: non e’ sull’ortodossia del suo sitema prospettico che ho da ridire, ma sulla presunzione del suo unico e priviligiato punto di vista non stereoscopico, incapace di concepire il suddetto conflitto celebrale/cognitivo

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    Non ho nessuno punto “unico e privilegiato”….ma constato: se ci viene addosso una macchina, gli diamo subito un “titolo” e ci comportiamo di conseguenza….non voglio curare la mostra mondo ma constatare un’ovvietà…a cui però nessuno pensa:

    -opera
    -contesto
    -titolo

    -macchina
    -strada
    -titolo?

    Si tratta di un abecedario ovvio e banale ma che fa paura a certi galleristi che devono vendere opere a 15.000 Euro….. ;)

    • http://www.galleriapack.com Giampaolo Abbondio

      Eh??? Paura di cosa??? Dobbiamo???

    • marcella porcella

      fai schifo

  • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

    Mi pare evidente ed assolutamente logico che chi commenta negativamente o controbatte un tuo articolo non possa che contrastare e controbattere quanto tu scrivi … non quindi quanto TU sia “vuoto, terribile e pessimo”, che importa del tutto marginalmente, ma quanto lo siano i TUOI “argomenti” , le TUE “modalità’ di “argomentazione” ed esposizione ecc.., questo detto …

    Il problema della tua “critica” o del tuo “argomentare” e’ che dici cose che, anche quando sono condivisibili, non sono affatto nuove e non e’ vero che tu sia stato il primo ad esporle e non e’ vero che con il tuo blog tu abbia “dato la sveglia” al mondo dell’arte.
    Solo per fare un banale e parziale esempio: Jerry Saltz porta avanti da oltre dieci anni buoni (quindi ben prima che il tuo blog nascesse) il problema della disparità tra valore e prezzo e della incongruenza (quasi) costante tra i due termini. Ovviamente lo fa con ben altra “statura”, autorevolezza e con altri “mezzi di diffusione”, ma se anche volessimo considerare solo la valenza “mediatica” della sua critica (visto che tu basi fondamentalmente il tuo operare su di un blog) possiamo prendere in esame questi piccoli dati : il “profilo” di Facebook di Jerry Saltz ha 5.000 contatti confermati (i cosi’ detti “amici”) e 35.500 “followers” (soggetti che ricevono i post di Jerry Saltz e possono commentare su di essi, tra i quali ci siamo entrambi); ogni post di Saltz (in genere uno o due per settimana) colleziona, mediamente 300/400 commenti . Il tuo blog ha alcune decine di “lettori” abituali ed ogni articolo genera (quando li genera) una media di 2/3 commenti. Miglior fortuna(come numero di commenti), sia pur non assolutamente paragonabile a quella di Saltz, l’hai avuta con questa ed altra pubblicazione anche se, in genere, il numero dei commenti (al netto di quelli generati direttamente da te a tuo nome o sotto diverso nome) ha più il carattere di “flame” che non quello di vero commento. Ma, fin qua, siamo ancora alla critica del “critico” e non dei suoi argomenti : andiamo quindi a questo secondo (ma in realtà primario) e mi limito solo ad alcuni aspetti che ritengo fondamentali:

    “…il mio articolo sostiene solo l’argomentazione critica come sentiero per avvicinarsi al valore delle cose…” che l’analisi critica sia la via per tentare di comprendere il “valore delle cose” e’ concetto quasi Lapalissiano non necessita certo di un articolo che, comunque, se proprio lo si volesse scrivere dovrebbe avere un carattere “esemplificativo” e non “dichiarativo” come questo.

    “Ogni opera può essere di valore quando è consapevole della propria funzione:”
    Falso! L’opera e’ un prodotto un oggetto materiale o immateriale e come tale, per definizione, privo di “coscienza” o di “autocoscienza” (che sono prerogative del’essere umano e, forse, di quello animale. Neppure nelle opere nelle quali e’ l’essere umano (o animale) a costituire parte sostanziale dell’opera (ad es. performance) l’ “opera” ha coscienza di se o di altro, il performer può averla ma esso non e’ l’opera ma solo parte di essa.

    ” Pertanto il valore ci può sempre essere, ma è definibile solo dopo una certa argomentazione critica, che troppo spesso rimane una riflessione privata, incapace di esprimersi oltre il semplice e banale “mi piace” ”
    Vero, ma vale per questa proposizione quanto già detto per la prima: occorrerebbe, caso mai, andare oltre l’affermazione di questa ovvietà e suggerire modalità e criteri per l’analisi critica che non si estrinsechino solo in affermazioni (IKEA, IKEA evoluta, giovani Indiana Jones ecc. ecc.) o in domande (perché tizio viene venduto a “x”, perché l’opera di Caio e’ “arte” e il poster dell’IKEA no?, e simili) ma forniscano strumenti, concetti, modalità argomentative per distingue “che cosa e’ arte” da “che cosa non e’ arte” (ammesso che si creda in una tal distinzione o che si creda di poterla utimenta tracciare “a priori”).

    “Oggi vediamo che spesso la pittura è meglio di tanta arte contemporanea, perché certa pittura è consapevole dei limiti della tela, è profondamente consapevole della propria funzione.”
    Affermazione priva di argomentazioni, affetta dalla falsità dell’assunto che l’opera possa aver coscienza di alcunché e contestabile da affermazioni analoghe : “l’installazione e’ meglio di…. perché e’ profondamente consapevole dei limiti dello spazio in cui esiste… “, la performance e’ meglio… perché profondamente consapevole dello spazio, del tempo in cui e’ svolta…”, “l’arte puramente concettuale e’ meglio…. perche profondamente consapevole del limite del concetto in cui si estrinseca… ” ….ovviamente tutte affermazioni altrettanto false per la falsità su cui sono basate : “l’opera d’arte e’ consapevole…”

    “Data un’opera x, esiste una sua funzione che ci fa capire se quell’opera ha valore; allo stesso tempo, altre informazioni possono incidere sulla valutazione di quella funzione, farci cambiare idea o farci scoprire altre opere più funzionali alle nostre esigenze. … Quella che chiamiamo “arte contemporanea” è solo una palestra o un laboratorio privilegiati dove allenarsi e fare esperimenti per “fare le cose a regola d’arte”… Se l’arte non fosse un luogo per allenarsi e sperimentare per “fare le cose a regola d’arte”, a cosa servirebbe? Tanto varrebbe seppellirla.”
    Questo e’, mi pare, il punto nodale del tuo pensiero critico sull’arte che si potrebbe, direi, esprimere con la semplice proposizione : l’arte ha (o deve avere) una FUNZIONE”.
    Mi pare che sia di tutta evidenza che tu per “funzione” intendi una funzione pratica o se vuoi una che, in qualche modo, aderisca alla definizione di “funzione” della Treccani :
    “e. Di cose materiali, congegni, strutture o parti di strutture, con il sign. ora di attività ora di ufficio: la f. di un ingranaggio, di un pulsante; il motorino è in f., in movimento, in azione; entra in f. la leva del cambio; arco rampante con f. di sostegno; una cornice con f. puramente decorativa. ”
    o , se preferisci a quella del verbo ‘funzionare” , sempre della Treccani:
    “1. Adempiere la propria funzione, detto di congegni, e per estens. d’altre cose: funziona quest’orologio?; il motore oggi non vuol f.; ho il cuore, lo stomaco che non mi funziona; un’azienda, un’organizzazione che funziona benissimo. Anche con riguardo all’efficacia, ai risultati pratici: è un sistema che non funziona; il nuovo metodo comincia a f., a dare risultati positivi; o al modo di procedere: ci sono troppe cose che non funzionano qua dentro, che non vanno come dovrebbero.”
    Ora, se questo e’ vero (e se non e’ vero dovresti finalmente chiarire che cosa intendi con “funzione” perché l’uso “creativo” di un linguaggio, nella fattispecie la lingua Italiana, va’ benissimo a patto che si forniscano le opportune definizioni) debbo farti notare che le definizioni di “arte” a partire da Aristotele per andare a Kant, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Croce, Eco, tutte prescindono, anzi negano, una “funzione pratica” dell’arte (ti evito le citazioni puntuali che, credo, tu conosca e che sono, comunque facilmente rintracciabili e riscontrabili, anche on-line).
    L’unico che, ammettendo che l’arte non ha (al momento in cui lui scrive) una “funzione pratica”, sostiene che ne dovrebbe avere una e’ Marx e sappiamo bene che tipo di “arte” ha in mente: quella espressa poi compiutamente dal “realismo socialista”.
    Per altro Marx non contesta la qualità di “arte” a quella che non corrisponde a detti canoni ma semplicemente la considera non “utile” (anzi dannosa) ai fini della rivoluzione e del trionfo del proletariato.
    Dato questo quadro e visto che l’arte a cui si riferisce Marx non e’ l’ “arte” in generale ma un particolare “settore” dell’arte, mi pare che per sovvertire quello che e’ il concetto di “arte” decisamente più che prevalente nel panorama della storia del pensiero umano (= arte destituita di funzione pratica) e sostituirlo con il tuo nuovo concetto (= arte il cui elemento essenziale e’ quello di avere una funzione pratica) tu dovresti non solo enunciare una volta per tutte la tua definizione di “arte” ma, oltre ad enunciarla, argomentare anche, almeno sommariamente, le obbiezioni a tutte (o almeno alle principali) definizioni di “arte” date dai pensatori che ho citato. Fino ad allora la tua “critica” e’ orfana di fondamento concettuale il che’ rende difficile se non impossibile le contro-argomentazioni che tu invochi.

    Ancora una volta (ma temo ancora una volta inutilmente) ci tengo a sottolineare che questo mio commento non e’ in “odio” a Luca Rossi, non intende minimamente “demolirlo”; non suppone ne’ suggerisce una sua “mediocrità”, che sono più che certo non esista; non e’ frutto di invidia o di frustrazione (che non hanno ragione di esistere visto che non sono e non intendo essere un critico, vivo ed opero in un mondo fisicamente e concettualmente molto distante dal suo e nel quale ho avuto, e continua ad avere, più soddisfazioni, morali e materiali, di quante mai mi sarei aspettato quando, molto tardi nel corso della mia vita, iniziai ad operare come “artista” a tempo pieno)
    Il mio vuole essere, anche se ancora una volta probabilmente Luca Rossi non lo considererà tale, un contributo ad un dialogo, ad una discussione … che e’ quello che dovrebbe avvenire in questi commentari che, tanto per evitare la sua “solita” obbiezione, sono proprio il “luogo” opportuno : per apertura a chiunque voglia partecipare, per assenza di “filtri” di opportunità e gradimento del commento, per spazio disponibile per chi voglia argomentare, per possibilità di confrontare argomentazioni diverse, per immediatezza e velocità della discussione ecc. ecc. … tutte caratteristiche che ne’ il suo, ne’ altri blog posseggono.

  • teo

    Ancora…non contesto la sua macchina, il suo incidente da titolare, la sua battaglia contro il gallerista che vuole 15.000euro.
    Io contesto lei che infrasettimanalmente non ha niente da fare se nn irrorare il suo status quo non che il suo ego, invece di essere indaffarato a portare a casa uno stipendio regolare, a norma e quindi ultra tassato. Quello è il privilegio di cui parlavo sopra, che non è da condannare ma da sottolineare per capire appunto tutto il quadro prospettico su cui lei costruisce il suo impianto.
    L’inconcretezza di tutto questo si evince da tutto il suo pseudo operato immateriale, (immagini web, testi, pseudo gesti/suonini) perche’ quell’urgenza materiale appunto non la tocca sig. Rossi. Questo è il punto, l’unico appunto, il suo privilegiato punto di vista centrale che con nostalgia reazionaria persite per non voler cedere nulla al conflitto stereoscopico di cui tanto ostinatamente nega l’esistenza.
    Con le barzellette che racconta alla sua cortigiana, lei cerca di convincerci che una semplice brioche è ciò che serve per sedare la fame nera

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    @Luciano: grazie per la tua argomentazione. Ribatto dicendo, per l’ennesima volta, che l’articolo non vuole esprimere novità assolute ma far riflettere su come bisogna rapportarsi alle cose….senza distinzione necessaria tra opera e “non opera”….

    Per quanto riguarda la critica al sistema: questa è fin troppo facile! Si tratta di individuare alfabeti e modalità alternative, questa è la sfida.

    Saltz e in italia un Sacco, recentemente un Bruciati, qualche volta timidamente la Bordignon, esprimono critiche giuste…ma queste non servono a nulla se non indicano un’alternativa (alfabeto e modalità alternative) ….Bruciati ha scritto -pochi mesi fà- un articolo dove diceva le cose che ho scritto io su Flash Art nel 2009…e portava come esempi positivi linguaggi che sono identici a quelli da lui “criticati” (!!!) ….

    Bruciati non è stato criticato così fortemente come lo sono stato io per questo articolo. Perchè? Perchè l’articolo di Bruciati si contraddice da solo (su questo è rassicurante) e nessuno ha interesse nel criticare un possibile collaboratore e datore di lavoro futuro. Anche in questi commenti ci sono solo addetti ai lavori che rispetto a me sono in una sorta di competizione…come se in uno stato i parlamentari coincidessero con i cittadini…questi non pensano al bene comune: perchè senza opinione pubblica, tendono ad essere fra loro competitivi e a raggiungere un rassicurante risultato MEDIOCRE. Se il Sig. Rossi è uno sfigato, anche la mia presunta mediocrità può stare al sicuro :)

    Con questo articolo non volevo dire niente di straordinario, ma solo sottolineare ovvietà che però in pochi mettono in pratica.

  • teo

    Lei sig. Rossi e’ addetto ai lavori tanto quanto questi commentatori, con la differenza che nella sua contradditorietà Bruciati ci mette la faccia, lei si cela dietro la maschera appunto per non incrinare gli altri suoi progetti a volto scoperto.
    L’ipocrisia e la superbia che la contraddistinguono Rossi affabula il popolino che crede di aver bisogno di un “Batman” ….il quale non esisterebbe senza B.Wayne che, di buona famiglia, finanzia l’intera mascherata.
    E’ proprio lì che insisto io, perche’ lei parla in nome dell’uomo della strada ma assolutamente non è l’uomo della strada, quindi non vedo perchè si debba avvallare posizioni del genere, se non per suo tornaconto personale e progettuale sig. Rossi.
    Perchè è quì che lei scrive, dentro al sistema che si muove e a braccietto con operatori tra i quali lei è di casa, esattamente come tutti quelli che lei critica.
    Torniamo quinidi alle guerre intestine, dentro circoli chiusi su torri d’avorio come lei ipocritamente sostiene. Tutto non per amor di verità come lei millanta, ma solo per poter ricavare spazio da offrire alle sue prediche_corsi pratici, alle sue pitturine, alle sue patetiche performance rumoriste che si concludono anche lì nella afunzionalità come il resto dell’arte che tanto si prodiga a criticare.
    La smetta quindi di proporsi con nauseante superiorità come alternativa, come novità, come imparzialità al cirpame di cui lei stesso fa parte, nonostante cerchi vigliaccamente ancora di nascondersi da 4anni a questa parte.

    Questa è una critica sig. Rossi, smascherare lei come persona falsa e ipocrita, in quanto sorgente di questi discorsi, che trovo anche interessanti, se non fosse altro che data la fonte, perdono totalmente di valore e consistenza.
    Non si permetta mai più a porsi come paladino di un pubblico/popolo a cui lei non ha mai appartenuto in quanto appartenente a classe privilegiata ed inserita, coi relativi conflitti d’interessi che ne conseguono.

    ps: nel suo fare_cose/vedere_gente, il suo show di ieri era triste come triste il suo arrampicarsi sugli specchi….ammetta almeno senza vergogna che è pagato per farlo

    • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

      Io addetto ai lavori? Mha…gestisco un blog gratuitamente e sono totalmente indipendente (per fortuna!)….tu sogni…vedi nel Sig. Rossi quello che tu hai negli occhi e quello che sei o vorresti essere…ma questo ti farà bene, esattamente come il Sig. Fantozzi ha psicanalizzato una generazione di italiani negli anni 70-80 :)

  • diavola vettese

    articolo banale, mal scritto, sgrammaticato e figlio di quel populismo artistoide che primeggia su queste pagine. Luca Rossi è il Grillo del sistema italiota, sistema talmente in malora da dare spazio a questi conati di vomito pseudo critico ancora impantanato a problematizzare il ready-made e l’arte concettuale.
    Anche uno studente al primo semestre di una scuola d’arte o di un corso di laurea in storia dell’arte sa dire che l’arte contemporanea post-duchampiana nasce (non solo) da una problematizzazione della funzione dell’opera d’arte all’interno del contesto museale e dagli anni 60 in poi la produzione di artefatti si ibrida in maniera sempre maggiore con altre forme di produzione visuale (design, pubblicità, nuovi media) e così via.

    A riguardo c’è una “discreta” bibliografia e un dibattito che in ambito internazionale e non specificatamente italiano spazia da Clement Greenberg, Peter Burger, Thierry de Duve, NIcholas Bourriaud e molti altri ancora.

    Peraltro l’articolo ha dei passaggi logici totalmente incomprensibili:

    “Le opere hanno valore nella misura in cui sono strumenti per eseguire la loro funzione: il microscopio ha valore perché ci permette di fare esperimenti, quello che ci interessa e quello che possiede valore è “fare gli esperimenti”, non certo il microscopio in sé. Questo valore, insieme ad altre variabili, va a formare il prezzo dell’opera. Quindi non bisogna fare l’errore di far coincidere il valore di un’opera con il suo prezzo.

    quale sarebbe la funzione di un quadro di Lorenzo Lotto? NESSUNA
    quale sarebbe la funzione di una scultura di Brancusi? NESSUNA
    l’arte non ha ontologicamente funzione al di là del fatto di essere arte, altrimenti cadiamo nei cavilli dell’estetica relazionale.

    Inoltre affermi:

    “Ma sicuramente dal suo prezzo e dall’analisi dell’opera possiamo capire se siamo di fronte a un’opera di valore o a un’opera di “Ikea evoluta”

    ma quindi valuti le opere in base al prezzo di mercato? inoltre cosa diavolo vuol dire dall’analisi dell’opera??? anche un ragazzo delle scuole medie ti potrebbe dire che una opera d’arte va analizzata.

    Invece di perdere tempo con questi sciocchi articolacci perchè non scrivi dei saggi o pubblichi articoli su riviste vere, peer-review journals e cose così, invece di sguazzare nel porcile di flash art che tanto critichi.

    Ignorante, vigliacco e banale. fai pena. leggiti qualche libro. SEGAIOLO ROSICONE

    • teo

      concordo con diavola vettese

    • Angelov

      ah ah ah ah mi sto contorcendo dalle risa per l’ultimo commento della diavola vattese.
      Ma perché mandare al diavolo lucarossi? se la montagna non va da Maometto, allora è Maometto che va alla montagna.
      Il tutto ricorda un’espressione australiana: si dice di uno “is stirring shit”, cioè “sta rimescolando la merda”, quando appunto la sua azione non si limita al produrla…
      Cosa posso augurarti, caro Luca: che Dio te la mandi buona…la prossima volta.

  • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

    Per una volta, e solo per questa, mi permetto di prendere le difese di Luca Rossi. Prima di tutto per un fatto di buona educazione e di correttezza : LR ha spesso criticato, anche aspramente, anche sarcasticamente, artisti, galleristi e critici, ma non mi risulta abbia mai offeso nessuno (salvo dare genericamente dell’asino a me e a chi controbatteva le sue affermazioni).
    Personalmente trovo di pessimo gusto, per non dir altro, mescolare ad una critica lessicale, lecita, e ad una critica puntuale sui “concetti” dell’articolo di LR (per altro su punti e con argomenti che già avevo rilevato nel mio post precedente) l’insulto ripetuto e volgare (anche se molto “fiorentino”).
    E questo per il tono di Diavola Vettese, il cui commento, parzialmente condivisibile, viene, cosi’, totalmente affossato e degradato dal suo ultimo capoverso.
    Ho detto “parzialmente” condivisibile perché anche la Diavola prende un grosso “granchio”, supponendo che LR voglia essere “un critico” (come forse e’ lei? boh?) e quindi possa essere interessato a pubblicare su “peer reviewed journals” tanto prestigiosi, quanto sconosciuti, ovviamente, fuor che nella cerchia dei cinquanta-cento “eletti (da chi? forse da loro stessi) super-super addetti”
    LR ambisce alla folla, desidera una “piazza piena di gente” a cui rivolgersi, vuole essere un Masaniello (non dico un Grillo perché credo gli farei torto, almeno LR usa parole sue e non un copione pre-compilato in “sala di regia”) che sollecita ed incita il popolo (il pubblico).
    Anche se l’ho sempre criticato, anche duramente, per questo, capisco benissimo che usa metafore da rotocalco, mescolate a qualche ideuzza radical-chic, non per incapacità di fare un discorso critico più articolato ma perché (ed in questo forse ha anche, purtroppo, ragione) sa bene che e’ solo riducendo il discorso critico in “pillole” (quelli che io chiamo i suoi concetti mattoncini-Lego) facilmente memorizzabili e digeribili …e dal dolce sapore di frutta (tanto per citare, appunto, una famosa pubblicità) che può attirare l’attenzione del “pubblico” ed appiccargli in mente i suoi, diciamo cosi’,
    “concetti” proprio come rimangono appiccicati in mente i gingle e le “frasi celebri” delle pubblicità più azzeccate ed e’ sempre per questo motivo che li ripete ossessivamente ad ogni post, ad ogni articolo … cosi funziona la “comunicazione” pubblicitaria!!
    Non si dimentichi infine che LR, anche se non lo confesserà mai, si sente (ed io credo veramente che sia), prima di tutto e soprattutto “artista” ed il suo blog, i suoi articoli ed ii suoi commenti vanno letti tenendo presente che, in realtà, sono per lui (che lo negherà anche sotto tortura) una “performance” continua … lo avevano capito benissimo (ma forse per loro era fin troppo facile “capirlo”) coloro che lo “lanciarono” agli esordi del suo blog!

  • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

    @Luca Rossi, in risposta alla tua risposta al mio commento :
    “Con questo articolo non volevo dire niente di straordinario, ma solo sottolineare ovvietà che però in pochi mettono in pratica.”
    …e la cosa andrebbe anche bene, e ti si potrebbe anche perdonare la non “novità”, apprezzando lo sforzo di suscitare un atteggiamento criticamente più cosciente … ma…

    ma l’ “arte” non ha alcuna “finalità” , se ne avesse una non sarebbe più “arte” e…

    e l’opera non ha coscienza di nulla, men che meno di se’ stessa, se avesse “coscienza” non sarebbe un’opera ma un umano o un animale…

    …e su questo continui bellamente a glissare… ma va beh!

    • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

      a mio parere la coscienza dell’opera non è insita nell’opera ma emerge da un confronto tra : opera, contesto, titolo…anche solo opera e contesto…nell’ultima Documenta- per esempio- c’era una dipendenza imbarazzante dal TESTO..che spesso vuole andare ad “aiutare” opera, contesto e didascalia (con questa in modo più spregiudicato e diretto).

      Se l’arte non serve a niente, allora eliminiamola…a mio parere c’è un tabù romantico rispetto all’opera. Spesso una soggezione, non è consentito dire che un Brancusi non serva a niente…e invece mi piacerebbe capire a cosa serve…

      • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

        Caro LR tu giochi col significato delle parole, pratica comune nel “fare arte” ma scorretta e deprecabile nel “discorso critico” ancor più quando si afferma, come fai tu, di volersi rivolgere al largo pubblico.
        “non avere una funzione”. non è sinonimo di “non servire a nulla”
        e nessun “prodotto”, neppure un elaboratore, in programma di IA o un robot di ultimissima generazione, ha o può avere “coscienza” di sé o di altro : questo se uso i termini nel loro “significato” universalmente accettato.
        Delle due l’una: o il tuo operare è una performance artistica e quindi le “parole in libertà ci stanno di pieno diritto o i tuoi sono “interventi di critica e/o divulgazione” e allora, per usare significanti con significato diverso da quello universalmente accettato devi fornire il tuo “glossario” … operare diversamente non è “informazione” ma “disinformazione”

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    @diavola vettese: mi sembra che tu stia parlando a vanvera. Non parlo di Duchamp nell’articolo….forse sei tu che ti perdi in masturbazioni accademiche. Se la scultura di Brancusi non ha una funzione allora buttiamola! A cosa serve???? Stessa cosa per Lorenzo Lotto…ti consiglio di leggere anche Danto che argomenta le cose che io scrivo in questo articolo. L’articolo è scritto volutamente “male” così le testine ottuse come le vostre devono tornare indietro e rileggere :)

    @teo: Vedi in me quello che hai negli occhi. TU sei anonimo (teo?) io no…da cosa dici che sono anonimo??? Perchè dobbiamo conoscerci di persona? Non ho mai scritto o fatto cose che richiedessero l’anonimato quindi non vedo il perchè io debba essere anonimo…(???)..mentre tu e divaola vettese è meglio se rimanete anonimi. Bruciati è invece ANONIMO con l’articolo che ha scritto (dove si contraddice e dice cose ormai risapute). Vi consiglio questo pezzo di Roberto Ago: http://www.flashartonline.it/interno.php?pagina=onweb_det&id_art=669&det=ok&titolo=UNO,-NESSUNO,-CENTOMILA

    @Luciano: non so cosa sono. Ma è importante?

    • pierconcetta segafredo

      @whitehouse: vero. l’articolo è molto banale, si riferisce ancora a categorie novecentesche: concettuale, pop, readymade… non serve a niente esprimersi in questo modo. bisogna porre domande migliori.
      “Se l’arte non serve a niente, allora eliminiamola…a mio parere c’è un tabù romantico rispetto all’opera. Spesso una soggezione, non è consentito dire che un Brancusi non serva a niente…e invece mi piacerebbe capire a cosa serve…” dopo questa puoi anche spararti…se non capisci a cosa serve brancusi..è grave…tu! figlio di niente..nato una trentina di anni fa e commentatore di artribune dici che brancusi non serve a niente…. patetico
      @gerini: sei pesante e smettila di fare il giustiziere, il giudicatore dei commenti altrui..e poi “coloro che lo “lanciarono” agli esordi del suo blog!”… ma cosa dici!!

      • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

        …io sono pesante, attualmente circa 87,5 kg. ma non ti ho chiesto nè di prendermi in braccio né di leggermi, comunque tu sei anche peggio : hai scritto un commento di una ventina di righe mettendoci di tuo quanto segue :
        “…non serve a niente esprimersi in questo modo. bisogna porre domande migliori.”
        “…se non capisci a cosa serve brancusi..è grave…tu! figlio di niente..nato una trentina di anni fa e commentatore di artribune dici che brancusi non serve a niente…. patetico”
        …gran bel commento! Molto utile alla discussione e pieno di “argomentazioni” … complimenti!
        Ah, dimenticavo, c’è anche il “… ma cosa dici!!” rivolto a me … tu, no, ma stai traquilla, io “che cosa dico” lo so molto bene!

      • diavola vettese

        mah… io intendevo dire che brancusi serve proprio per il fatto che NON ha alcuna funzione pratica. come tutta l’arte del resto.

        chi userebbe una pala d’altare come tavolo da pranzo? uno scellerato.

        intendevo questo.

        per il resto, io non sono un addetto ai lavori, sono ancora uno studente, ma mi imbarazza vedere il livello dello pseudodibattito impostato da luca rozzi

        • Lorenzo MarrAas

          Sei uno studente Diavola ? complimenti , sei molto bravo.
          Hai svergognato Rossi in modo esemplare.

    • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

      @Luca Rossi … dipende…

  • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

    @redazione che, probabilmente, ha la possibilità di identificarli, sarebbe opportuno che il “monitoraggio” intercettasse e bloccasse i fake, sia quelli che danno ragione, sia quelli che, apparentemente, contestano … i commentari risulterebbero molto più “snelli” ed interessanti

  • Renzo

    Io prendo le parti di Luca Rossi: giudicate l’articolo da addetti ai lavori (che credono di saperne) e non pensate che esiste un pubblico totalmente analfabetizzato…questi articoli aiutano i primi passi…quindi ben vengano!

    • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

      …potrebbe essere così (e certamente questa pare essere l’intenzione di LR) ma per quanto ho già detto a proposito del suo “linguaggio” finiscono per creare confusione e quindi disinformazione

  • Matteo Vanni

    Evidentemente non ci siamo capiti sig. Rossi., e perfavore mi risparmi le sue frasi new age da santone dei miei stivali.
    Lei è autore di questi testi e io vorrei fare appunto questa prova del nove, il captcha, per certificare come il test di Turing che lei non è un’entità scaturita da un software, per arrivare con precisione al punto (si rammenta che continuo sempre ad usare metafore prospettiche per essere il più chiaro possibile?).

    Non sono un addetto ai lavori, ma sono uno spettatore alfabetizzato, tanto appunto da non voler più subire passivamente le fanfaluche retoriche del Rossi.
    Perchè voglio sapere? Semplicemente per chiarezza critica, quella chiarezza che in teoria muove anche lei caro Luca.

    Allora arriviamo al “punto”: le faccio un esempio che anche uno spettatore alfabetizzato in teoria dovrebbe capire.
    Michelangelo Merisi era un pittore preciso in un momento storico preciso con una funzione culturale precisa. Formato con la scuola padano-veneta (una pittura d’amosfera che si distingue dalla scuola toscana), viene ingaggiato dalla chiesa guidata a quel tempo dai gesuiti in piena fase di contro riforma.
    Il Merisi quindi è il prodotto preciso di un CONTESTO che va ben oltre a ciò che ci si para davanti ai nostri occhi (solo l’edonismo del pittoruncolo si fermerebbe alla stesura dei rapidi punti luce vibrati da Merisi col pennello quasi a secco).
    Quindi anche se capisco la provocazione di diavola vettese, non è vero che un Lotto o un Brancusi non sono funzionali, lo sono in rapporto ad un preciso momento storico ed ad modello culturale che veicolano, aderenti alla loro contemporaneità.

    E di proiezzione ritorniamo al “punto”: per capire il TITOLO che da solo si da “Luca Rossi” e quindi avvallare le sue OPERE bisogna capire da che CONTESTO proviene, dato che il contesto in cui si inserisce è oramai chiaro a tutti da 4 anni.
    Ed è proprio lo spettatore alfabetizzato che che dovrebbe alzare le antenne e indagare criticamente a proposito del Rossi.

    Egli ripropone, a volte solo in maniera velata, il potere salvifico della pittura in nome di una nostalgica certezza storicizzata all’interno dei limiti di un quadro; non solo, avvalla anche la mera capacità d’arredo della pittura all’interno del salotto borghese, che vuole svenduta a prezzo di favore per monetizzare piccole idee per piccole menti solitarie davanti al pc.
    Quindi Rossi è pittorino escluso da un mercato altamente competitivo, variegato e globale, che cerca di convincere con la sua pseudo protesta “dal basso” il pubblico esclusivamente italiano e abbondantemente ignorante, in nome di una “libertà” falsa, solo ed esclusivamente per fare da cuneo e inoculare la sua mediocrità rachitica.

    La sua sig. Rossi non è critica, è solo personale propaganda, che si ferma appunto solo all’immagine (ciò su cui si ferma appunto il pittore) senza la benchè minima volontà di andare oltre ciò che si vede, compiacendosene.
    Già all’interno di uno schermo, tra le righe di un impaginato ridicolo, con un inglese da provinciale qual’è, il sig. Rossi è felice di vedere moltiplicata la sua immagine, scandita appunto in guisa mediocre per arrivare ai più e più facilmente, rassicurando il pubblico a cui non serve in realtà alcuno sforzo critico, basta credere a lui ciecamente.

    Ebbene sappia che io non le credo assolutamente, penso che faccia solo del danno e che il suo additare il nemico come qualcun’altro sia un vile trucco mimetico e sviante.
    La fede acritica che lei vuole per la sua ridicola setta è esattamente uguale alla fede che il mercante richiede per farsi pagare un pezzo qualsiasi, una data cifra all’interno del mercato.

    Non c’e’ nemico, c’e’ solo concorrenza globale, è il suo ridicolo protezionismo fatto di ninnoli gracchianti e guazzetti, mi fa solo pensare a omini ridicoli che sbraitano dai loro balconcini mentre la compagna servile deterge loro la fronte e il gatto sonnecchia annoiato.
    In verità lei Rossi non e’ autonomo, non lo sara’ mai, senza qualcuno che la sorregge lei è solo una discreta e circoscritta quantità di bit hostati da server altrui.

    La rete non è in grado di generare tutto questo da sè, c’e’ un puppet master dietro a Luca Rossi, ed è quel punto di vista preciso che io sto cercando di comprendere, così l’intera struttura acquisterà improvvisamente totale ragion d’essere e sostanza.
    A quel punto potrò accettare il suo discorso a prescindere che io sia o non sia d’accordo, perchè sarà tutto chiaro e non saremo raggirati come fin’ora.

    Teo

  • Lorenzo Marras

    Vanni , aggiungerei qualcosa di peggio , Rossi agisce in un orizzonte di STORICITA’ preparata . Ovvero fabbrica oggi , una poetica puramente FRASEALE che servira’ un domani a chi vorra’ sistemarlo come rappresentante caratteristico di un epoca . Ne piu’ ne meno come si è fatto per la Transavaguardia o l’arte povera. Solo che il suo modo di porsi è rozzo e manifestamente scoperto nelle intenzioni , perche’ in fondo è ovvio che rimane alla catena , da cane che fa’ la guardia di cose preparate per ALTRI.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Caro Lorenzo, adesso che rimane fermo alla catena, possiamo finalmente cominciare ad avere una debole speranza che il fido Rossi possa continuare ad abbaiare e forse diventare migliore dei fidi della Transavanguardia, dell’Arte Povera e quella più a buon merato dell’Ikea…, ma certo questo non potà accadere finché il nostro caro Luca non smetterà di scrivere per frasi fatte o ad abbaiare ovvietà che non suscitano nessuna curiosità o interesse critico.
      Io mi auguro solo che possa diventare migliore di tutte queste etichette sopra citate.

      Strano che Luca non abbia ancora tirato fuori i pupazzi etichettati di Kattelan!
      Naturalmente il cane che abbaia raggiunge il padrone in un’esplicità sottomissione, simbolo di asservimento…, ma l’arte è forse asservimento al potere dominante…, come spesso si sente dire dai funzionari pubblici della cultura che operano (indisturbati) nei musei contemporanei???

  • Lorenzo Marras

    No no , Savi’. Rossi è un personaggio ontologicamente debole e lo è perche’ come dice lui, HA PARADOSSALMENTE una FUNZIONE o se proprio vogliamo essere CINICI fino in fondo il significato che le sue esibizioni portano con se stanno altrove e possono essere ricondotte a quelli che poi , con il trascorrere degli anni diranno : “””””Rossi è l’apripista di una poetica blogger nata nei primi del secondo decennio del secolo…. bla bla bla bla… UN VERO RIVOLUZIONARIO DELLE FORME COMUNICATIVE ARTISTICHE , si deve a LUI se abbiamo bla bla bla riscoperto una via parallela nelle nuove modalita’ di fare arte.. bal bla bla…””” .
    Ecco Savino, per sommi capi sara’ questa la tiritera che il Bestione storico di turno rappresentera’ come Realta’ dei nostri giorni , e lo fara’ chesso del 2035 dove imbastira’ per allungare il brodo e piazzare, giusto per fare un esempio banale, un Tartaglia teppista in qualche museo finanziato da Cinesi Miliardari. Un esito anche scontato. E non ci sara’ nessuno di noi che potra’ obiettare oggettivamente alcunche’ perche’ è la RAPPRESENTAZIONE che vince .

    In Politica succede la stessa cosa: cio’ che è stato fatto da una Classe Politica composta da perfetti Criminali è stato ampiamente DIMENTICAT0 perche’ di Lei , i cittadini dispongono di una RAPPRESENTAZIONE… non di una consapevolezza maturata per vie proprie.
    Questo è il punto cruciale.
    Savi è una lotta lunghissima.

    • Matteo Vanni

      Penso che anche lei sig. Marras stia farneticando, sopratutto nei suoi caplocks. Esasperando un giudizio pseudo negativo, tratteggia un Rossi quale pioniere di chissà cosa, quando non lo è assolutamente.
      Chi invece si informa, sopratutto al di fuori della sua realtà isolata/isolana, sa che ci sono vari esempi che fanno molto meglio del vostro amico LR, principalmente perchè la loro web praxis è perseguita meglio ed “a volto scoperto”.
      Comunque, se proprio ci tenete, continuate a soccombere a queste armi di distrazione di massa, funzionali alla vostra lobotomia; personalmente preferisco seguire arte anche pessima, purchè autentica.

      • Lorenzo Marras

        Vanni di grazia , non si agiti, scrivevo al mio illustre amico Savino Marseglia che a differenza di Lei, ha i mezzi per capire il mio pensiero.
        In quanto al farneticare non ci vedo niente di strano, un pochino tutti e piu’ di una volta alla settimana siamo costretti per fortuna a farlo : una bolletta dell’acqua piovuta inaspettatamente, la vicina di casa che ti ferma nelle scale per chiederti come stai o , la l’amante che si fa sempre piu’ tossica….in fatto di ingombro sono piu’ che una occasione giustificabile per non sottrarvisi.
        E’ vero che sono isolano ma, quanto avrei voluto essere un isolato ah Vanni non immagina quanto non avrei voluto ascoltare certe cose che ti piovono come pacchi oin ogni dove; Giusto per dirle che l’isolamento non è una maledizione come troppi bestioni pensano, ma bensi’ una benedizione.
        Lei proprio non ha il dono della leggerezza eh, se indirettamente adombra cosi’ troppe incombenze, santo dio mi autorizzi pure ad immaginarla in tale guisa.
        Cosa dire di Rossi? mischinetto , è come il pesciolino ahime’ non rosso, che simpaticamente accudisco con tutto l’amore che posso esprimergli, ovverossia mi parla quando ha FAME ed io rispondo con le cose piu’ appettitose,
        Se non lo ha capito bene, è lusinghiero che gli dia le mie migliori attenzioni e detto per inciso , cosi’ come il mio pesciolino, dubito che le meriti veramente ; ma sa Vanni ognuno è responsabile del proprio scetticismo che si alleva in corpo.
        Per il soccombere non esiste problema, non gli dico l’ultima in cui sono dovuto soccombere a quale grazie di femmina perché qui le Signore che leggono non vorrebbero leggere.
        Buona notte Vanni e la prossima volta, sia meno invadente, vivaddio si vede che Lei è uno che ragiona bene come tutti.

  • La verità

    Luca Rossi è il miglior artista italiano in questo momento.

    • Matteo Vanni

      Signorina verità lei è relativa quindi non obbiettivamente completa, perchè priva di un reale contraddittorio, nonchè vittima di stupro da parte dei vincitori.

  • La verità

    Il linguaggio è opinabile, ma la novità del suo alfabeto (mi riferisco ai progetti non alla parte critica) è assoluta.

  • La verità

    Signori idioti! Rossi non è anonimo, ma semplicemente non lo conoscete di persona…ma chi potete dire di conoscere? Mi sembra molto interessante la distanza che mantiene dallo spazio espositivo e dagli operatori addetti…

  • Matteo Vanni

    Signorina verità, lei è in preda alla sindrome di Stoccolma.
    Cieca per “amore” non vede o semplicemente per oggettiva ignoranza non sa che di esempi progettuali di “distanza” ce ne sono già e di migliori.
    E mi permetta ma chi le dice che non conosco il suo begnamino?

    • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

      …beniamino, Vanni, beniamino!!! Non lo conosci, perché se lo conoscessi lo riconosceresti anche sotto “mentite spoglie” (o diverso alias)

      • Matteo Vanni

        scusi l’errore, mea culpa

  • La verità

    Immagino, visto che dice che non ci mette la faccia. Ma come fate a giudicare che siete preoccupati a difendere voi stessi. Quali progetti a distanza??? Ma informatevi prima di giudicare….

    • Matteo Vanni

      Immagini pure signorina…sempre e solo superficialmente di immagini qui si tratta.

      Personalmente non ho assolutamente nulla da difendere, non voglio e non ho nulla da proporre, io sono esclusivamente spettatore.
      Il giudizio mi è completamente consentito dal momento che LR presenta il suo a me pubblico, se non lo presentasse sarebbe fuori dalla giurisdizione del giudizio e concretamente distante.

      Esistono precedenti in Italia di distanza gestita trasversalmente all’interno della cultura, precedenti che chi ha buona memoria e cultura ben ricorda.
      “Italiano: una faccia una razza”, quella faccia quindi non è per forza una, con o senza mentite spoglie

  • Francesca Stoppi

    In Italia e nel mondo non c’è mai stato questo alfabeto gestito dalla piattaforma del blog. Non è nulla di nuovo, esattamente come inventare una nuova lingua non è nuovo perchè usa le stesse lettere delle altre lingue. Ma si tratta di una lingua nuova! Tutte le mostre e le opere lavorano su i codici di Luca Rossi, lui usa questi codici consapevolmente. Ma non si può certo parlare senza entrare nello specifico dei progetti. E non stiamo parlando della parte critica che è solo a integrazione della parte progettuale. In Italia una classe di addetti incapace e in malafede, uniti ad un pubblico inconsapevole, non possono certo rilevare la novità di Luca Rossi.

    • Matteo Vanni

      Avete tutti la memoria cortissima, ed è questo il problema che causa il rivisionismo populista nel bel paese.
      Ad essere sinceri c’e’ una differenza rispetto a LR e ai suoi antecedenti italiani, ora a noi pubblico è permesso controbattere e criticare commentando questa comunicazione verticalista (questo è la parte che condivido con il sig.Rossi).

      Lo ribadisco ancora e con forza: non ho alcun progetto da difendere, nulla da proporre, ed ho tutto il diritto di non subire passivamente questo bombardamento retorico di chi ha la presunzione di mettersi su di un piedistallo ed arringare come ad Hyde Park.
      Da parte mia non si tratta di malafede, ma di libertà di esprimere il mio giudizio e disaccordo.
      Nessuno dei progetti che propone LR mi sembra brillante o semplicemente interessante, e se questo è il mio giudizio personale non vuol dire che questo sia frutto di incoscenza o indolenza, semplicemente è lontano dalla mia idea di linguaggio artistico, la penso così.

      Ciò che invece denunciate col vostro poliedrico fronte sotto la bandiera LR io lo accetto e lo rispetto più di quanto immaginate, ma la retorica salvifica no.
      Sopratutto se si sostiene con assolutismo di essere un’alternativa pseudo rivoluzionaria, quando in realtà si sta solo cercando di ritagliare la propria fetta di autorevolezza e di credibilità dentro al sitema e quindi al mercato.

      Finitela di considerarvi dei furboni, è maleducato e disgustoso

  • Cristiana Curti

    La memoria cortissima si chiama anche ignoranza. E la prego, signor Vanni, di non accusare tutto e tutti esattamente come fa lr che guardacaso usa sempre la seconda plurale per insultare.
    A meno che – e questa è ormai ben più che una sensazione – data la strabiliante incapacità di whitehouse ltd. di nascondersi sotto voci diverse (un tempo non era così, si distinguevano almeno due o tre mani, si vede che qualcuno si è stufato di giocare), non si desideri procedere con commenti che provengono tutti dallo stesso autore. Lo si capisce anche solo dalla punteggiatura per non parlare della rada sintassi e del lessico da elementari maldigerite.
    Questo è stomachevole, direi. Che una testata utilizzi il proprio pubblico/giullare, per far sorridere il sovrano e far correre il “commentometro”. Sono francamente stupita, per non dire altro.

    • Matteo Vanni

      Non centro assolutamente con il sig. Rossi. Quando uso il plurale lo faccio perchè, come ha notato anche lei, sotto LR si celano altri soggetti.

      Sono veramente un uomo comune e questo è il mio grado di cultura, mi esprimo come credo e riesco.
      Sia tollerante nei confronti di chi ha l’onestà di esporre onestamente anche i propri limiti

      • Cristiana Curti

        Non parlavo di lei, signor Vanni. Devo dire che questa situazione sta prendendo la solita piega rabbiosa, e il genere non merita.

  • Joe

    Leggo solo odio pregiudiziale verso Rossi:

    - l’articolo mi sembra opinabile ma condivisibile: solo le basi per “vedere” le cose…e ne abbiamo bisogno oggi più che mai!

    -nel suo linguaggio Rossi coniuga l’attività da blogger alla gestione della distanza e delle informazioni. Questo connubio non può che essere unico nella storia dell’arte, visto che siamo rimasti agli anni 90 o al vintage anni 60-70. Per gestione della distanza intendo anche viaggi puntuali: vado a memoria: yes medio xxx a palazzo vecchio, il progetto a Versailles, I’m not Robera, i progetti delle pizze da De Carlo o T293….in Italia quanto ci piace ridimensionare i connazionali….

  • Joe

    Blisset non c’entra nulla! Almeno non più di Topolino…Luca Rossi non vuole nascondersi quanto mantenere la distanza dal sistema, rimanere ad agire tra il pubblico, “arrivare alla mostra in un momento più utile rispetto l’inaugurazione”…blisset sembra un incrocio tra un grillino e un no global dell’ultima ora…tante chiacchere (il sito è terribile) e pochi fatti. Io credo che invece sia interessante il fatto che Rossi prenda sul serio i confini e le regole del sistema come cartina al tornasole preziosa. Poi è solo una mia idea…………si confronta con un limite che è stimolo e vincolo per essere davvero liberi….come il treno è libero di arrivare ad una meta tramite il vincolo del binario….Blisset ha voluto smontare/distruggere il binario, trovandosi imprigionato e non libero.

  • Matteo Vanni

    Proprio perchè JoeRossi vuole la sua fetta di credito/mercato e non ha minimamente il coraggio di fare seppuku.
    Che rivoluzione eh?!..Da vero grillino nazional popolare, fomenta un movimento non_partito per essere “contro”… ma che stranamente ora è dentro al parlamento per il tornaconto di JoeRossi, davvero sono allibito.
    La quantità, la qualità e lo spessore del progetto L.Blissett spazzano via ogni suo tentativo di controbattere ai fatti e alla storia sig.LR, e tutto per intascarsi 250€ ogni ad suo ridicolissimo workshop?
    “il sito è orribile”?! è assolutmanete irrilevate..proprio lei Rossi che parla di contenuti, invece ancora si ferma all’immagine dello schermo.
    Distanza?!…Darko Maver è appunto anni luce dal sistema e da lei sig.Rossi, eppure ha colpito al cuore della Biennale, senza dover pregare come un chierichetto per la Whitney
    Guardi è davvero meglio che si cerchi il coraggio necessario per intraprendere questo lavoro con serietà, che si nasconda o che come L.Blissett si uccida con onore.

  • piero

    luca rossi e l’arte vivono su due mondi completamente separati… e lui non lo sa, è questo il bello!

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Mi sembra perfettamente idiota avere in testa una definizione di arte, come mi sembra idiota la strategia del Blisset…si va contro ad un sistema per costruirne un altro…quindi? Il sistema serve come palestra e come laboratorio di confronto. Se guardate sul mio blog troverete decine di interviste a esponenti, più o meno in vista , del sistema.

    Poi dal blog è disceso negli anni un alfabeto, in modo del tutto naturale e spontaneo e mantenendo sempre un dialogo con il sistema…a volte una collaborazione, eccetera. Ma il punto non è certo il sistema (che c’è in ogni disciplina, ed è assolutamente utile e necessario per fare le cose). Il problema è un confronto sul linguaggio e sulle motivazioni di questo linguaggio rispetto un pubblico e una realtà circostante. Se vado oggi a vedere una mostra di Modigliani la mostra non inizia e non si conclude certo nel semplice dipinto di Modigliani…la critica si fa anche con un confronto leale di progetti diversi.

    In questi commenti vedo solo addetti ai lavori o ex-addetti ai lavori frustrati che cercano semplicemente di dimostrare come TUTTO sia mediocre per poter difendere la propria mediocrità e il proprio presunto fallimento. Il Sig. Rossi è quì per farvi vedere allo specchio. Un’utile forma di psicanalisi collettiva :)

    Buona giornata
    Luca Rossi

    PS_ripeto per la centesima volta che io non sono nascosto e non sono anonimo…non ho alcun motivo per esserlo, vorrei solo mantenere la distanza. Grazie.

    • Matteo Vanni

      - Se qualcuno commenta con argomentazioni ed idee personali è per forza un addetto ai lavori o un ex addetto?

      - Il pubblico non posside gli strumenti?

      - Solo lei col suo corso pratico ha in mano gli strumenti?

      - Quando L.Blissett dirama azioni a più livelli all’interno del sistema dell’arte e della cultura in genere, lo fa forse mantenedo una distanza? Perchè?

      - L.Blissett ha davvero costruito un sistema o in finale si è autodistrutto?

      - E’ funzionalità di un qualsivoglia sistema autodistruggersi? Se sì, qual’è questo sitema?

      - La “forza” del suo sistema sig. Rossi è quella di inserire il pubblico/gente comune dentro al sistema per metterlo al vaglio di una critica?

      - La critica è pertinente/s’inserisce al/nel linguaggio sull’arte o a quello artistico? C’e’ differenza secondo lei tra i due?

      - E’ sempre necessaria una traduzione nel linguaggio visivo? In quello musicale?

      - In che lingua si traduce questa traduzione? C’è qualche perdita nel passaggio traduttivo?

      - Se c’è questa perdita, questo è male? E’ possibile riparare?

      - Come comportarsi con elementi di archeologia sprovvisti di una propria “stele di rosetta”? Sono suscettibili di critica?

      - La critica porta al giudizio?

      - Un giudizio porta ad una condanna?

      - Una condanna porta ad una pena?

      - Il sistema Luca Rossi è favorevole allo strumento censura?

      - Chi ha il potere di usare lo strumento censura secondo il sistema Luca Rossi?

      - Il sistema Luca Rossi è suscettibile di giudizio?

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    - Se qualcuno commenta con argomentazioni ed idee personali è per forza un addetto ai lavori o un ex addetto?

    No. Ma si percepisce chiaramente che questo spazio commenti è frequentato SOLO da addetti ai lavori o EX-addetti o ASPIRANTI-addetti.

    - Il pubblico non posside gli strumenti?

    Non possiede opportunità per avere gli strumenti. Da quì l’idea di contribuire ad un corso pratico per il pubblico. Si pensa al progetto e al finanziamento ma mai a CHi questo progetto è rivolto. Per tanto il progetto tende inesorabilmente verso la SEGA MENTALE.

    - Solo lei col suo corso pratico ha in mano gli strumenti?

    No. Il corso pratico serve a creare un ‘opportunità, gli strumenti si costruiscono insieme DURANTE il corso. Il corso non è mio ma io collaboro solo esternamente. Il pubblico, dopo critica e progettualità è il terzo interesse del blog whitehouse.

    - Quando L.Blissett dirama azioni a più livelli all’interno del sistema dell’arte e della cultura in genere, lo fa forse mantenedo una distanza? Perchè?

    Certo mantiene una distanza. Anche se il punto è la GESTIONE della distanza che può anche prevedere viaggi puntuali. Il perchè di Blisset bisognerebbe chiederlo a lui…

    - L.Blissett ha davvero costruito un sistema o in finale si è autodistrutto?

    Penso si sia autodistrutto a leggenda metropolitana. Troppo ossessionato dal sistema e poco da contenuti concreti.

    - E’ funzionalità di un qualsivoglia sistema autodistruggersi? Se sì, qual’è questo sitema?

    Non necessariamente.

    - La “forza” del suo sistema sig. Rossi è quella di inserire il pubblico/gente comune dentro al sistema per metterlo al vaglio di una critica?

    L’idea è che l’arte contemporanea ,al pari del cinema per esempio, possa avere un pubblico NORMALE e non fatto da soli addetti ai lavori (tra questi anche il collezionismo) e curiosi. Se lo immagina se nei cinema in platea ci fossero solo registi, aspiranti attori, aspiranti registi, sceneggiatori ecc ecc.? Sarebbe palloso e il giudizio sul film non sarebbe del tutto libero…

    - La critica è pertinente/s’inserisce al/nel linguaggio sull’arte o a quello artistico? C’e’ differenza secondo lei tra i due?

    La critica è azione artistica. Si può fare riferimento al progetto Giorgio II.

    - E’ sempre necessaria una traduzione nel linguaggio visivo? In quello musicale?

    No. No.

    - In che lingua si traduce questa traduzione? C’è qualche perdita nel passaggio traduttivo?

    Dipende. Un perdita può anche portare arricchimento. Esempio: se si conosce poco una cosa, si può immaginare..

    - Se c’è questa perdita, questo è male? E’ possibile riparare?

    Se la perdita è consapevole non è un male. Vedi risposta precedente.

    - Come comportarsi con elementi di archeologia sprovvisti di una propria “stele di rosetta”? Sono suscettibili di critica?

    Credo che ci si debba porre come è abbozzato in questo stesso articolo.

    - La critica porta al giudizio?

    L’argomentazione critica porta ad un giudizio vicino all’oggettività.

    - Un giudizio porta ad una condanna?

    Non necessariamente, proprio perchè esiste un margine non oggettivo.

    - Una condanna porta ad una pena?

    Direi di sì. Sempre.

    - Il sistema Luca Rossi è favorevole allo strumento censura?

    No. Forse solo quando si preferisce il gossip al merito dei contenuti.

    - Chi ha il potere di usare lo strumento censura secondo il sistema Luca Rossi?

    Il gestore del blog.

    - Il sistema Luca Rossi è suscettibile di giudizio?

    Certo, magari…