Verona Updates: Andrea Bruciati presenta i suoi “tartufai”. Da Frangi a Tagliafierro giovani curatori stanano talenti, e ne parlano a I Benandanti


Andrea Bruciati ad ArtVerona

“Tra critico e artista ci si annusa: ci si capisce istintivamente. Il critico in fondo sembra un po’ un cercatore di tartufi”: così Andrea Bruciati spiega ad Artribune la filosofia de I Benandanti, ciclo di incontri che anima l’area talk di ArtVerona. “Ho chiesto a nove curatori giovani, nei quali mi riconosco per il modo di lavorare, di portare tre artisti ciascuno: e di spiegare come funziona il loro rapporto, il loro lavoro. Io credo nella figura del curatore talent-scout, che si confronti anche duramente con gli artisti pur di contribuire alla loro crescita”.
Si parte allora con Simone Frangi e si chiude con Eva Comuzzi, passando – tra gli altri – per Marco Tagliafierro e Alessandro Castiglioni, nuove leve di quel grosso punto interrogativo che è il mondo dei “curatori indipendenti”. La lente d’ingrandimento si sposta dall’artista e torna sul curatore, figura in crisi di identità: “continuano a spuntare corsi di formazione per curatori: ma se è vero che non basta fare l’Accademia per dirsi artista, non è certo uscendo da un percorso del genere che si ha il rango di “curatore”. Vengono fuori soldatini che non hanno maturato una linea propria”.

- Francesco Sala

Il programma dei Benandanti

 

Commenti
6 Risposte a “Verona Updates: Andrea Bruciati presenta i suoi “tartufai”. Da Frangi a Tagliafierro giovani curatori stanano talenti, e ne parlano a I Benandanti”
  1. whitehouse scrive:

    Ho sempre pensato che se ci sono i curatori qualcuno deve essere ammalato. E allora la mostra è la cura? Ma chi è ammalato? Gli artisti o il pubblico? O si tratta di curatori di se stessi? Ma forse, prima di curare bisogna trovale la malattia? E quindi dove sono i critici in italia? Quelli che dicono questo è sano e questo è malato? Se entri alla Borsa di Milano o in un Tribunale non va tutto bene, ci sono regole e scale di giudizio. Perchè nell’arte contemporanea italiana e non solo, sembra andare sempre tutto bene? Una critica per selezione non serve a nulla: perchè fa omologare gli esclusi e fa sedere i selezionati.

    Perchè si vede in giro sempre la stessa mostra dove cambiano solo i nomi degli artisti? (ma le opere sono intercambiabili, provate a fare questo gioco nella mostra Fuoriclasse ora a Milano). E poi cambia anche la citazione del libro o del tizio cool da cui prende il titolo la mostra.

    Perchè emarginare il “diverso”?

  2. Lorenzo Marras scrive:

    Luca guarda che L’intento che trapela del Bruciati non è quello di promuovere una mera mostra ma , e penso sia una meritevole iniziativa, quella invece di FAVORIRE un INCONTRO, dialettico, tra due figure del sistema.
    la mostra sta nello sfondo ed è il pretesto , il tema invece è quello che è stato descritto nell’articolo ed è perfettamente leggitimo che interpelli le persone in cui si riconosce; Tu d’altro canto non hai i tuoi interlocutori …Ago, Di Pietrantonio, Vettese e compagnia bella ?

    Rimetti la pistola nel fodero e fammi il favore vah.

  3. Pino Barillà scrive:

    Perchè si vede in giro sempre la stessa mostra dove cambiano solo i nomi degli artisti?

    Ha mai sentito parlare dello stile internazionale …. Artisti,Curatori, Gallerie, Musei,Case D’asta,Banche, ecc. sono tutti li dentro.

  4. giuseppe pagliai scrive:

    Be non mi sembrano tutti giovani gli artisti…si va sulla 40ina anche. Proprio tartufai non mi sembrano…si parla più di grappe invecchiate.

  5. whitehouse scrive:

    Il mio commento non voleva essere critico rispetto il progetto di Andrea Bruciati, ma stimolare una riflessione che in italia non esiste e che nel mondo è estremamente timida.

  6. mariotto scrive:

    qualità artisti a volte scarsa

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