Crisi? Soprattutto di nervi. Il nuovo fenomeno per sfuggire ai controlli del fisco ha dell’assurdo: i collezionisti chiedono d’esser depennati dalla lista-inviti delle gallerie

Semmai dovessero mancare alla gamma degli antidoti-per-affrontare-la-crisi del vostro carnet alcuni componenti, siamo qui a raccontarvene un ennesimo che vede protagonisti collezionisti e galleristi. Come sapete i controlli fiscali si sono inaspriti molto; come sapete tutto questo ha portato la Guardia di Finanza ad affacciarsi con una inusitata frequenza anche nelle gallerie d’arte per spulciare […]

Semmai dovessero mancare alla gamma degli antidoti-per-affrontare-la-crisi del vostro carnet alcuni componenti, siamo qui a raccontarvene un ennesimo che vede protagonisti collezionisti e galleristi. Come sapete i controlli fiscali si sono inaspriti molto; come sapete tutto questo ha portato la Guardia di Finanza ad affacciarsi con una inusitata frequenza anche nelle gallerie d’arte per spulciare bilanci, compravendite, nomi e cognomi degli acquirenti e indirizzari. Già, indirizzari. Ecco da dove scaturisce la nuova paura dei collezionisti: “ho pensato che la Guardia di Finanza oltre a controllare i nomi degli acquirenti, potesse passare in rassegna anche i nominativi che sono semplicemente nell’indirizzario dove le gallerie tengono nome, cognome e indirizzo per inviare inviti e comunicazioni via mail – ci ha spiegato un collezionista che per ovvi motivi vuole restare anonimo -, allora ho chiesto di essere eliminato”.
Sorpresi chiediamo conferma a mercanti e galleristi che, invece, cadono tutt’altro che dalle nuvole. “Da dopo l’estate il fenomeno si è acuito, ma comunque è una cosa che dura dall’inizio del 2012: i collezionisti non solo stanno molto attenti a comprare ed a spendere, ma in alcuni casi chiedono proprio di essere depennati dalle nostre liste, in modo da non risultare in caso di controlli, sebbene ricevere dei semplici inviti da parte di una galleria d’arte non comprovi assolutamente nulla, menchemmeno esserne cliente”. Fin qui la testimonianza di un gallerista durante una delle tante fiere autunnali di inizio stagione.
Insomma, siamo arrivati addirittura a questo. Le istituzioni costrette a spulciare negli indirizzari; i cittadini costretti a rinunciare addirittura ad essere informati sull’attività di uno spazio espositivo che magari gli interessava seguire pur di non risultare col proprio nome. Sarebbe bello se questo assurdo periodo di caccia alle streghe da una parte e di fuga dalle proprie responsabilità dall’altra si concluda con una rimodulazione complessiva di atteggiamenti e comportamenti. Anche perché se si è onesti e a posto, non bisogna avere paura di nessuno. Tanto meno che di acquistare un’opera d’arte o ricevere l’invito ad una mostra.

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