A forza di sottrarre, cosa resta? David Maljkovic a Roma
Ma le opere dove sono? Tracce enigmatiche. Opere mancanti. Lievi interventi. Luci e suoni. Direttamente da Fiume, David Maljkovic lavora sulla sottrazione a più non posso. È la non-mostra nel nuovo spazio di T293 a Roma, fino al 10 novembre.

David Maljkovic – Temporary Projection – 2012
Tre installazioni dell’artista croato David Maljkovic (Rijeka, 1973) ridefiniscono tre diversi gruppi di lavoro, dove il concetto di sottrazione e rimozione prevale nettamente sull’atto del mostrare. Anti-espositive per eccellenza: luci, suoni, forme riescono a creare un contesto sempre nuovo. Una vecchia macchina da presa proietta un’immagine invisibile che sembra sorretta da due chiodi.
Un raggio luminoso indica una piccola struttura architettonica sospesa nel vuoto; un leggerissimo suono, simile al frinire di un grillo, accompagna la visione dei piani incrociati. Una grossa teca rettangolare, scavata nel muro, punteggiata da etichette. Frasi e date. Sono le didascalie delle opere mancanti di Vienceslav Richter, architetto croato. Nessuna opera si materializza, anzi scompare; rimane però l’essenza, il concetto, la costruzione.
Michele Luca Nero
Roma // fino al 10 novembre 2012
David Maljkovic – A Long Day for the Form
T293
Via Crescimbeni 11
06 88980475
info@t293.it
www.t293.it
- David Maljkovic – A Long Day for the Form – 2012
- David Maljkovic – A Long Day for the Form – 2012
- David Maljkovic – A Long Day for the Form – 2012
- David Maljkovic – Images With Their Own Shadows – 2009
- David Maljkovic – Images With Their Own Shadows – 2009
- David Maljkovic – Temporary Projection – 2012


























Anemia nichilista di T293.
L’architetto croato che arriva da est e ci fa una bella lezione di come piccoli interventi LAVORANO con la struttura della galleria. Se ci pensate qualsiasi cosa potrebbe andare bene. Anzi più gli interventi sono minimi e anemici più la T293 deve necessariamente essere una galleria RAFFINATA e di RICERCA.
http://whlr.blogspot.it/2012/07/ou-vous-etes-chateau-de-versailles.html
In realtà, si tratta di stantie e infruttuose rileccature concettualoidi, (così le chiamerebbe M. Duchamp) che disdegnano il linguaggio di ricerca significante per indagare l’inutile.
tutto condivisibile ma anche il tuo blog mi sembra RAFFINATO e DI RICERCA
non vedo la differenza
Il fatto di essere raffinati e di ricerca non è un male.
La T293 spesso tende a scimmiottare un certo tipo di galleria internazionale e cool in modo certamente radicale, ma lasciando trapelare un certo complesso di inferiorità e una certa esterofilia.
Questo artista fa parte della Metro Pictures gallery di New York come anche i Claire Fontaine ed altri…come avviene spesso si creano fra certe gallerie scambi di artisti..ed ecco che la piccola galleria periferica diventa una sorta di sede minore della grande galleria americana…
In queste cose non c’è nulla di necessariamente negativo, ma ci si aspetterebbe un po’ più di coraggio da certe gallerie che invece di inseguire sempre potrebbero diventare guida. Poi non ci si può lamentare dell’assenza di italiani sulla scena internazionale o della marginalità della scena italiana…
E poi altavilla al dibattito amaci del maxxi si lamenta che non si vende nulla….bah!!
Questo dibattito Amaci sulle vendite ha veramente del patologico. Un artista che si vanta di guadagnae con la vendita di feticci addomesticati nel mercato dell’arte, ci comunica, inconsapevolmente di aver cambiato mestiere.
Bhe queste mostre fanno soprattutto aura e sono praticamente a costo zero.
Questa strategia per una galleria che fa contemporaneo non è sbagliata, perchè offre anche momenti di decompressione….Io contesto la qualità di questi momenti di decompressione. Insomma si potrebbero fare progetti più incidenti (semmai anche meno anemici) e andare a costruire un ‘aura più interessante per il resto della programmazione.
Beh direi fattacci loro visto che è un’impresa privata e può far quel che vuole no?
Fosse un museo capirei le critiche.
Ma t293 è realmente raffinata e di ricerca, sine dubio. E quando si invita un artista (e Maljkovic è un Artista), mica si può sapere cosa proporrà.
‘Caro David, che ne dici di una personale da noi? Ma, mi raccomando, proponi un paio di oggetti carini e colorati, che noi dobbiamo vendere…’.
Bye bye
Questa cosa molto italiana che si può criticare qualcosa solo se fatto con soldi pubblici. Poi in italia anche se critichiamo bene, siamo in grado di sopportare di tutto.
Io credo che un certo spirito critico debba esistere sempre, anche quando accade qualcosa nel privato di cosa vostra. O no?
L’artista propone anche oggetti: http://www.metropicturesgallery.com/artists/david-maljkovic/
E siamo sempre al solito post modernismo esotico che viene dall’est.
Si gioca ancora su immaginari senza pensare alle modalità di lavoro e al linguaggio. Ripeto si tratta di Ikea evoluta, presso il comparto “post modernismo raffinato”. Io dico, se vi piacciono queste cose, fatevele voi da soli e con i soldi che vi rimangono fate un bel viaggio. E quando sarete in viaggio con i vostri cari, fategli una carezza e dite loro: “questa carezza ve la manda Luca Rossi”. :)
Ah Luca, quando sarebbe gratificante per te, se tu diventassi il papa di questo Olimpo dell’arte addommesticata!
Io non sono contro il mercato anzi. Se ci sono VALORI questi contribuiscono insieme ad altri fattori al prezzo. Il problema è definire questa scale valoriali. E su questo punto sto lavorando ad iniziative concrete. Non va tutto bene e non è tutto sullo stesso piano. Ma perchè? Questo è il punto.
Se guardiamo agli ultimi anni di arte giovane italiana Alberto Garutti e la sua catena di Sant’Antonio sono stati come la Lehman Brothers: garantivano giovani artisti per legittimare un sistema e le scuole di formazione di questo sistema (se no chi si occupa più di arte???Chi si iscrive alle accademie???).
Ma gli artisti fuoriusciti da questa catena (anche i primi) sono oggi come TITOLI CONTAMINATI che traggono valore solo in base ai luoghi e alle relazioni pubbliche che li sostengono. Artisti come Tuttofuoco o Perrone (quelli che dovrebbero essere i nostri post cattelan) non lavorano con argilla e plastica ma con una materia fatta di LUOGO e RELAZIONI: place+rays= …plays…
http://3.bp.blogspot.com/-K2H821clkAQ/TzBIVFgQ2BI/AAAAAAAAAGY/BtdbmTrTtTo/s1600/IMG_2531.JPG
Non importa il “soggetto” e non importa “l’oggetto”, importa solo “giocare”, proporre un qualsiasi standard che se sarà da De Carlo o nella Biennale di Venezia assumerà valore e verrà venduto. Ma questo giochino è sempre più labile. E quindi bisogna tornare ad argomentare e definire scale valoriali, ma questo farebbe il bene di tutti e anche di Savino Marseglia curatore indipendente e sui generis :)
La definizione quasi “nevrotica” di “scale valoriali”, (quasi a voler esorcizzare la produzione di “feticci di qualità”: come il toccasana della nozione ambigua di “estetica”), non risolve, certamente quello che è il problema annoso della mercificazione dell’arte e della comunicazione. Si tratta di comprendere la complessità di questo sistema malato dell’arte in cui lo stesso feticcio d’arte (a prescindere dalla sua qualità e valore) assume, attraverso la produzione di segni a merci di scambio. A questo punto, il ruolo dell’artista è inutile come funzione sociale in quel processo di comunicazione, di rottura e rinnovamento della pratica significante.
perchè uno si deve fare le opere d’arte da solo? chi distribuisce questi “brevetti”? perchè pensare che tutti sono artisti e che tutti hanno voglia di esserlo? e ancora non credi che l’immaginario sia realmente quello che manca e che, al contrario, di processi e procedure ce ne sono già tanti? ti faccio un po’ di domande almeno hai più da scrivere.
-perchè uno si deve fare le opere d’arte da solo?
Dipende da cosa è interessato il collezionista o il pubblico.
-chi distribuisce questi “brevetti”?
Brevetti? Quali? Le gallerie vendono certificati di garanzia che provano che una veneziana messa in un certo modo è un’opera di Martin Soto Climent e non la follia di qualche persona qualunque: http://www.t293.it/artists/martin-soto-climent/
-perchè pensare che tutti sono artisti e che tutti hanno voglia di esserlo?
Nessuno pensa questo. Ma bisogna capire se una certa definizione di artista abbia oggi ancora senso e incidenza. Cerchiamo di non pensare ai pochi addetti ai lavori che ci continuano a sostenere questo. Cerchiamo di vedere una veneziana messa a forma di cuore per quello che è. E quanto questo possa incidere.
-e ancora non credi che l’immaginario sia realmente quello che manca e che, al contrario, di processi e procedure ce ne sono già tanti?
Tutti usano più o meno la stessa procedura, forse la pittura rimane una via parallela. Mentre è pieno di artisti che propongono immaginari. E quindi le opere come gadget dei vari immaginari. La rincorsa del feticcio. Mi sembra che possa essere interessante solo un atteggiamento che guardi più sinceramente alla fase storica attuale. Ma si fa fatica a parlare in generale senza esempi specifici.
luca rossi ogni tanto dici cose interessanti ma quando fai giochini con la lingua inglese come place+rays= …plays… sei veramente penoso. Che bisogno c’è dell’inglese per argomentare? Questi slogan da quattro soldi devi pensarli meglio…