Ristoranti di museo: qualcuno ce la fa. A Lucca il LU.C.C.A. strappa a Viareggio Cristiano Tomei e il suo Imbuto. Ecco cosa potete mangiate se andate a vedere la mostra di David Lachappelle

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Sono settimane in cui la Versilia pullula di bagnanti (per la verità quasi tutti – o comunque troppi – di provenienza ex sovietica, vabbeh), e questo consiglio non richiesto è per loro: andate a Lucca. Perché? Chiaramente perché la città è vicinissima alla costa, perché è una delle più belle città d’Italia e dunque del mondo, perché ha un’offerta museale ed espositiva variegata e interessante, perché ha dei dintorni strepitosi tra colli e Garfagnana, ma in particolare per recarvi in un museo e scoprire una novità.
Il museo è già una felice anomalia in sé. Si tratta del LU.C.C.A., ed è un museo privato (l’ha tirato su un illuminato oculista con la sua famiglia) che funziona meglio dei musei pubblici. Attento a proporre mostre di qualità, ma comprensibili; legato da rapporti di consuetudine e collaborazione con importanti musei del mondo; ordinato, pulito, organizzato e molto accorto a far quadrare i conti per rendere sostenibile la sua sopravvivenza nel tempo. Far quadrare i conti significa anche organizzare una serie di iniziative collaterali e imbastire una serie di efficienti servizi aggiuntivi. Dunque ecco gli eventi su misura, le tante convenzioni, la promozione mirata (anche in Versilia, appunto: “speriamo che qualche giorno d’agosto piova – dice sempre il direttore Maurizio Vanni – così qualche turista viene lascia le spiagge e si spinge a Lucca”) e gli “accessori” indispensabili per qualsiasi museo moderno che si rispetti.

L’ultimo “accessorio” merita il viaggio. Sì, perché da qualche settimana, andando al LU.C.C.A. a godersi la mostra di David Lachappelle (organizzata da Arthemisia con le opere di Robilant+Voena) sarà possibile fermarsi al nuovissimo ristorante del museo. Non un ristorante come tanti, ma un vero plus rispetto all’offerta museale. I proprietari del LU.C.C.A. sono riusciti infatti a convincere uno chef come Cristiano Tomei a trasferire nel capoluogo il suo noto ristorante L’Imbuto, fino a qualche mese fa e per gli undici anni scorsi di stanza a Viareggio. Nel piano terra è stata ricavata una piccola cucina, i tavoli sono disseminati tra le opere e la cucina di Cristiano fa il resto con una qualità, una ricerca ed un surplus di divertimento che hanno pochi pari, oggi, tra i giovani cuochi in Italia. Dalla sua interpretazione della bistecca fiorentina alla brace al risotto senza riso: qui qualche foto, per quelle di David Lachappelle l’invito è – che vi troviate in villeggiatura in Versilia o meno – di recarsi al museo.

www.luccamuseum.com

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