Apocalisse in salsa eclettica

Mantra di versi e immagini, contaminandosi, preannunciano l’inevitabile fine del mondo. È lo scenario proposto da Felipe Cardeña alla First Gallery di Roma, fino all’8 settembre.


Felipe Cardeña – Shantih Shantih Shantih – 2012

Le poesie della fine del mondo di Antonio Delfini sono il resoconto amaro – nel panorama letterario novecentesco – sul degrado dell’uomo moderno. Felipe Cardeña, artista eclettico e visionario, riprende le suggestioni del poeta emiliano restituendone una metaforica interpretazione. Un collage di visioni, simboli e icone si fonde in un’ossessiva eco di figure sovrapposte. Contaminazione linguistica oltre che stilistica: utopica, paradisiaca, inafferrabile. Forme che si rimescolano continuamente senza soluzione di continuità dal passato all’avanguardia. In armonia con la versatile natura dell’essere umano e con la filosofia del panta rei. Poesia e immagini si fondono perfettamente, quasi a voler significare che i mantra di versi/figure possano solo per un momento allontanare l’inevitabile senso di decadenza escatologico. Ritagli emotivi in composizioni ambigue tenacemente in fieri: occidente e oriente si incontrano per risollevare l’uomo dall’opprimente senso di caducità.

Michele Luca Nero

Roma // fino all’8 settembre 2012
Felipe Cardeña – Poesie della fine del mondo. Santi, elefanti, buddha, madonne, paradisi indù
a cura di Philippe Daverio
FIRST GALLERY
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