Il terremoto secondo Salvatore Settis

Si è diffusa una falsa idea di sviluppo legata a un presunto motore economico. Che ha fatto perdere alla cultura, alla scuola, all’educazione al bene comune, alla prevenzione e alla tutela del patrimonio storico-artistico le loro reali possibilità di rendere ricca questa Penisola. La tirata di Salvatore Settis in seguito ai recenti terremoti.

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Salvatore Settis all'Archiginnasio, Bologna 2012

L’Italia è un Paese ad alto rischio sismico, ormai lo sappiamo tutti, eppure ogni volta che c’è un terremoto ci sbalordiamo. Perché? Perché invece di intervenire seguendo la strada indicata dall’articolo 9 della Costituzione e dall’articolo 33 del Codice dei Beni Culturali, ci facciamo trovare impreparati ogni volta?
Il XX secolo è stato costellato da calamità continue, dal 1908 a Messina al 2009 all’Aquila, da sud a nord, e l’Italia rischia continuamente di sfigurare la propria bellezza, fragile, non solo per le catastrofi naturali, ma anche per l’incapacità di intervenire. Da I rimedi contro i terremoti di Pirro Ligorio dopo il terremoto di Ferrara del 1570 a Il peso economico e sociale dei disastri sismici in Italia scritto da Emanuela Guidoboni nel 2011, il panorama è chiaro. L’Italia è il Paese in cui il patrimonio culturale è l’identità di un’intera nazione e di ogni singolo cittadino; dove il genius loci rivive in ogni campanile, torre, pianura, spiaggia; dove non esistono architetture minori, ma un immenso paesaggio da tutelare. È anche, però, un Paese ad alto rischio idrogeologico, franoso, soggetto all’erosione delle coste, alla costruzione invasiva, alla speculazione edilizia e, afferma perentorio Salvatore Settis, all’illegalità.

Salvatore Settis all'Archiginnasio, Bologna 2012

Benvenuto il Governo Monti ad arginare l’illegalità in cui il governo Berlusconi aveva fatto piombare la nazione, ma il male non è estirpato, anzi, si continua a risparmiare risorse per lo sviluppo e la gente muore. Se si continua a cementificare il territorio, a vendere il patrimonio, a considerare la ‘presunta’ economia l’unico motore, questo governo reitera lo scempio. Se un assessore di Mantova, detto ‘Attila’, professore di economia a Parma, può permettersi di proporre di abbattere e ricostruire i beni pericolanti per creare ‘una nuova socialità’, questa politica uccide il vivere sociale”, ha tuonato Settis. “Non è questo il nostro modello di tutela che, a differenza di quello orientale di ricostruzione, ha una secolare storia di cura e salvaguardia, edificato dalle nostre Sovrintendenze oggi tristemente imbavagliate e incapaci di intervenire, a favore di una Protezione Civile che, per formazione, non può avere le competenze necessarie ma è stata preposta all’intervento d’urgenza”.
Ma non finisce qui. Perché il professore ne ha anche nei confronti di un ministero sempre più diafano: “Il Ministero dei Beni Culturali è morto. Era in fin di vita al taglio del 40% del bilancio che attuò il precedente governo. Bondi, Galan, Ornaghi in sequenza ucciderebbero qualunque ministero di qualunque Paese”, sentenzia Salvatore Settis all’incontro organizzato all’Archiginnasio di Bologna da La Repubblica. Pochi docenti, molti studenti, famiglie con bambini ad ascoltarlo. E lui continua: “La riforma Veltroni e Melandri ha depotenziato le Sovrintendenze, mettendo in serio pericolo l’Italia, che si è trovata a fronteggiare il terremoto dell’Aquila nel peggiore dei modi possibili. Quando Gianni Letta, abruzzese per giunta, si presentò come sponsor dell’alleanza fra la Protezione Civile e il Ministero, tra Bertolaso e Bondi, il danno era ormai irreparabile. L’Aquila fu puntellata con tubi innocenti di piccole dimensioni per far guadagnare le imprese. Nell’anno della frana su Giampilieri, mentre Bertolaso dichiarava di non avere 2 miliardi per la messa in sicurezza di quei luoghi, la ministra Prestigiacomo ne dichiarava 12, di miliardi, per il Ponte sullo Stretto. E il fantasma delle Grandi Opere incombe ancora sui nostri giorni”, prosegue inarrestabile.

Salvatore Settis

Si sono fatti molti errori: si è separato i Beni culturali da quelli ambientali, non si è permesso ai Sovrintendenti di adottare misure in caso di urgenza, si sono create leggi che consentono alla Protezione Civile di sospendere le leggi ‘ordinarie’, non si è rispettata la nostra Costituzione, che è una delle più lungimiranti al mondo, si è permesso di ipotizzare in Emilia soluzioni affini a quelle proposte all’Aquila senza imparare dalla Storia”.
Non risparmia nessuno, Settis, e fa nomi, cognomi e soprannomi, resi pubblici insieme alle soluzioni proposte. Che sono le seguenti: 1. strutturare la prevenzione; 2. gestire l’emergenza con competenza; 3. attuare una manutenzione programmata dei beni culturali; 4. potenziare l’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole; 5. combattere l’illegalità. “Perché è chiaro che era illegale costruire capannoni come quelli che qui sono crollati, facendo vittime sul lavoro”. Sono crollate chiese e capannoni, beni spirituali e beni materiali. Qualcuno ha giudicato, in tempi di crisi, che fosse più importante risollevare al più presto i secondi, ma “non può esistere gerarchia, non c’è una gara tra Cultura e Economia, devono andare di pari passo, anche e soprattutto, in tempi di crisi”, sostiene Settis.

Salvatore Settis all'Archiginnasio, Bologna 2012

Il quale invita alla “resistenza” individuale dei singoli e a quella collettiva delle associazioni, contro chi non tutela il patrimonio e la legalità: “Legalità e bellezza nel nostro Paese hanno in comune la fragilità”. E mentre tra il pubblico c’è chi si chiede come mai non sia lui il nostro ministro ai Beni Culturali, lui lancia un monito: “La Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova è in serio pericolo, va messa in sicurezza prima che sia troppo tardi”.

Mercedes Auteri

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  • se questi ragionamenti fossero senso comune … sì, staremmo un pò meglio

  • Mauro

    L’unico grande studioso del nostro immenso patrimonio culturale, che da anni si sta battendo contro il disinteresse diffuso di una politica sorda e ignorante che non riesce a comprendere che oramai la produzione industriale si sta spostando in altre zone del pianeta a costi estremamente più accessibili dei nostri e che se vogliamo creare opportunità per i nostri giovani il settore dei beni culturali può essere la carta vincente.

  • Adriana

    Quanta ignoranza e menefreghismo dei nostri politici in un settore così importante!!!
    Non si rendono ancora conto che il patrimonio culturale italiano (tra l’altro invidiato da tutti gli stranieri), compreso quello paesaggistico naturalmente, in quanto un bene culturale è nato in un luogo e un tempo specifico, non è solo un fattore di marketing, che può benissimo incrementare il turismo culturale favorendo quindi la crescita economica del paese. Esso rappresenta soprattutto la nostra identità che va tutelata per mantenere viva la cultura e la storia nazionale. L’italia non è fatta solo di feste nazionali, ma da tutti questi beni culturali (archeologici, artistici, monumentali, paesaggistici) che quotidianamente ci ricordano chi siamo stati e chi siamo. Più rispetto per il nostro passato! Lottiamo contro la speculazione edilizia e l’illegalità!!!

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

    Adriana, quando si parla di “menefreghismo” il significato più popolare è più sentito di questo termine è l’insieme di tranelli, di egoismi, di cinismo e losche macchinazioni che si attuano per mistificare i fatti e per sopraffare gli altri, in modo che il proprio interesse personale, di gruppo, di partito, etc, prevalga “comunque” su quello collettivo.

    Ma questo “menefreghismo” non è diffuso solo nella classe politica ma anche in gran parte della popolazione italiana.

  • Tutti siamo capaci di contestare (anzi molti, troppi, ne hanno fatto una occupazione a tempo pieno e ben retribuita), ma pochi sanno come sviluppare le idee. Anche perchè per loro sarebbe controproducente.

    E comunque, hanno eretto la “R” di Repubblica alta più o meno 1o metri, in centro, in giorni in cui il terremoto era ancora nell’aria….

    E’ stato tutto un blablabla, tanto tra poco si va tutti al mare, e chi s’è visto s’è visto….

    Saluti da Bologna!

  • Sara Passi

    Caro Eugenio,
    a parte la pochezza di contenuti del tuo discorso, vorrei ricordarti che il Dott. Settis si è dimesso nel 2009 dalla carica di Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali dello Stato Italiano, dovute soprattutto al desiderio espresso dall’allora Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che egli non criticasse la linea del governo.

    Poi vorrei aggiungere:
    mettere in relazione la cementificazione selvaggia e delinquenziale con una R di carton gesso, mi sembra, sinceramente, ridicolo.

    • Gentile Passi,

      Anche a Lei, la solita domanda…(che palle):

      -Per favore, mi dica almeno tre iniziative, od altro, che il Settis ha fatto per l’Arte o qualcosa di simile….e soprattutto, che siano state attuate…come al solito non vale guardare internet.

      PS
      La “R” , seppur di cartongesso, aveva una impalcatura di ferro….

      • Sara Passi

        Che palle lo dico io, mi permetta.

        • …Come sempre…come altri….anche lei parla di persone “famose” solo per sentito parlare (a proposito, che restituiscano i soldi che hanno preso, lasciando l’Italia così).

          Ma dico, ma è possibile che si parli SEMPRE di meritocrazia, e poi si adora ed idolatra qualcuno di cui NON si sa neanche cosa abbia fatto di buono..?

          Ripeto, COSA, COSA ha fatto il Signor Settis per l’Italia?

          PS La prego di non attaccarmi perchè:

          -sono grasso
          -sono di Bologna
          -organizzo mostre

          • Sara Passi

            parli per sè, e si informi.
            Essere grassi, di Bologna e organizzare mostre non sono difetti.

  • Angelov

    Ciò di cui si parla in questo articolo, sono solo i sintomi e le manifestazioni visibili di un male che ha le radici altrove: nell’indifferenza di un Popolo che si crogiola nell’autoinganno di sentirsi speciale, sostenuto e sponsorizzato da strutture culturali colluse con poteri che dissimulano il proprio autoritarismo dietro una maschera di buonismo, ma che visto dall’estero, risulta essere grottesco ipocrita e ripetitivo.
    Se uno tiene veramente al bene dell’Italia, la cosa più conseguente oggi, sarebbe di prenderla a frustate, sfidando il patriottismo epilettico di coloro che accorrerebbero in suo aiuto per difenderla da un così salutare vilipendio, ma in realtà solo per mantenere il proprio status quo.

  • Sara Gianni

    Angelov,
    rispetto la tua opinione, e la condivido anche, ma faresti bene a scagliarti su altri personaggi ed obbiettivi, che i mali dell’Italia purtroppo sono più che ben sparsi e profondamente radicati altrove , non certo in un gruppo di volontari che hanno cercato di tenere in vita un centro – che tu ti ci riconosca o meno – che ha cercato di rappresentare in una città vittima di un’immagine da cartolina un punto d’incontro internazionale fuori dalle logiche di palazzo che tu giustamente denunci.

  • Sara Gianni

    Scusa Angelov,
    ho proprio sbagliato pagina!
    il mio commento non ha alcun senso….
    sono d’accordo con te!

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  • mario

    ce ne fossero di persone lucide e determinate come Settis

  • Gentile Passi,

    grazie per la compassione, ma non vedo ancora nessuna risposta riguardo l’attività del Signor Settis, il quale è da lei difeso a spada tratta…mi informi lei, visto che lo sa, per favore. Ripeto:

    COSA ha fatto il Signor Settis per l’Italia?

    Possibile che nessuno riesca a dirmelo?

    • Sara

      Cos’ha fatto?
      Materialmente forse nulla, perché non gliel’hanno permesso, come pensa possa sopravvivere una persona di una caratura culturale e morale come quella del professor Settis che ribadisce l’utilitá pubblica e puramente edificatoria dei monumenti e delle architetture in una giungla di scarafaggi arraffoni pronti a svendere e prostituire le opere d’arte in cambio di qualche spicciolo?

      Le ricordo che Settis nel 2009 fu costretto a dimettersi dalla carica di presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali a seguito della sua denuncia del vistoso taglio in atto ai fondi culturali, nel dossier era scritto tutto nero su bianco, era resa nota anche la cifra, ma non si doveva dire.

      Una classe politica che fa ostruzionismo quando si tratta di emanare leggi anti-corruzione pensa che farebbero fare qualcosa ad un intellettuale che pensa al benessere del paese?

      Il problema é prima di tutto culturale, e deve partire da noi, perché la gente vota PDL e si fa infinocchiare da quelle quattro sciocchezze che dicono anziani in pre-Alzheimer e gambe rubate ai marciapiedi.

      La stessa gente che non capisce che il patrimonio culturale artistico é mantenuto con le nostre tasse, e i pochi che lo gestiscono, lo fanno asservendolo alla piú rozza e meschina delle ideologíe.
      Al MiBAC ormai ci sono per lo piú una schiera di burattini manovrati dalla politica (la peggiore che questo paese potesse mai conoscere in un periodo cosí delicato), lacché subordinati che eseguono senza fare domande, chi ne fa, o si oppone alle tremende vaccate che ogni giorno vengono proposte, con pura finalitá di marketing, viene buttato fuori, o trasferito dove non puó “dar fastidio”.

      Se continuiamo a far passare il messaggio che si possono impiantare pale eoliche deturpando per sempre un paesaggio (e magari le suddette pale neppure le si mettono in moto), nascondendosi dietro il falso orpello dell’energía pulita, se continuiamo a pensare che la contemplazione di una statua, un quadro, una pala d’altare, un palazzo storico, serva solamente come decorazione e non come momento di presa di coscienza storica-civile e in quanto momento storico stesso, tratto distintivo della nostra identitá culturale, allora meritiamo tutta la nostra classe politica, tutto il nostro degrado culturale, non ci sará nessun deus ex machina che ci salvi da qust’inferno, perché la nostra ignoranza, é combustibile prezioso per chi ci governa e ricorre alla manipolazione sistematica della realtá.

      Francamente mi stupisce che un organizzatore di mostre (contemporanea devo presumere) come lei, non trovi condizioni di empatía con i concetti espressi dal professore, che da sempre si batte, assieme a pochissimi altri, per l’onore pubblico dell’Italia, e non é un caso che a quasi nessuno che abbia la guida di questo paese interessi, perché é gente che non sa cosa significa onorare la costituzione, rispettare le leggi e le norme di convivenza civile.

  • Sara Passi

    Forse il signor Santoro – stranamente, vista la sua sua attuale occupazione – non ritiene che occuparsi a tempo pieno di cultura, scrivendo e dando onorata pubblicazione a tutta una serie di studi, saggi, ricerche, sia di taglio storico che anche rivolti alla più scottante attualità, equivalga a non fare niente.
    Trovo assai rivelatore il fatto che ingiunga ai suoi interlocutori ‘ che non vale guardare internet’ evidentemente la sua unica fonte di informazioni.
    Ma voglio ricordargli che esistono anche i libri ed i giornali e qualcuno, caso strano, ancora li legge.

  • La situazione dei beni culturali italiani è tragica. Oltre ai crolli e al degrado diffuso, si inseriscono anche casi di mala gestione e corruzione.

    http://dailystorm.it/2013/02/07/beni-culturali-crolli-e-corruzione/