I dieci anni di Nendo raccontati da Oki Sato

In un afoso pomeriggio estivo a Milano, Artibune ha incontrato un progettista umile e modesto di fama internazionale. Oki Sato, fondatore di Nendo, ci racconta com’è nata la sua passione per il design e come la alimenta con un’incessante attività di ricerca e sperimentazioni sulla materia.

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Nendo per Bisazza Bagno

Partiamo dall’inizio: quando ti sei innamorato del design?
Ho studiato arte e architettura a Tokyo, anche se appena finito gli studi non avevo ancora un’idea precisa di cosa avrei fatto, non sapevo se volevo fare l’architetto. Poi sono venuto al Salone del Mobile di Milano, era l’aprile del 2002, e ho sentito delle emozioni positive, molta energia, e ho capito che lì c’era il futuro del design. In quell’anno è nato Nendo e quello è stato il momento preciso in cui ho capito che mi sarei occupato di design.

Sul tuo sito c’è scritto che l’obiettivo di Nendo è poter dare alle persone “piccoli momenti”. Credo che gli oggetti parlino: qual è il linguaggio dei tuoi?
Non è importante per me progettare esclusivamente oggetti, ma anche interni, allestimenti: sono tutti progetti ugualmente interessanti per me. L’importante è che ci siano delle piccole storie dietro di loro da raccontare. Provo a fare in modo che i miei oggetti parlino da soli e spero che sia così! Se mi chiedessero di progettare un bicchiere, non mi importerebbe poter decidere il colore, la forma, le dimensioni o il materiale, ma capire quanta acqua ci può stare all’interno. Ma se il bicchiere è posizionato al centro del tavolo o sul bordo, ti comunica un’emozione diversa. Questo è il linguaggio che voglio che i miei oggetti abbiano. Sono storie molto molto piccole, ma sono importanti per me.

Oki Sato, fondatore di Nendo

1% è un progetto in bilico fra arte e design. Non è arte perché non è un pezzo unico, e non è design perché è un’edizione limitata. Dove si colloca il confine?
Questa è una domanda molto difficile. Non dipende dal numero dei pezzi, qualche volta puoi fare mille pezzi d’arte ma anche un oggetto solo di design. Il confine è molto sfumato. Penso che il design sia cercare nuove risposte, individuare un problema e cercare di risolverlo. A volte non c’è una risposta soltanto.
Se mi chiedessero di progettare una sedia rossa, potrei semplicemente dipingere una sedia di rosso, ma potrei anche risolvere il problema in un altro modo: prendere una sedia bianca e illuminarla con una luce rossa, o guardare una sedia attraverso un vetro con un filtro rosso, o potrei guardare un foglio verde per trenta secondi e poi fissare una sedia ed ecco che vedrei qualcosa di simile a una sedia rossa. Ci sono diversi modi per ottenere una sedia rossa, non solo dipingerla di quel colore. Credo che questa sia la strada. C’è una parte di creatività e una parte di originalità nel processo produttivo e questo è il design per me: non solo risolvere un problema ma trovare la strada con cui risolverlo.

Nendo - Transparent - mosaico

Una fase che caratterizza il tuo lavoro è la ricerca incessante su i materiali e sulla loro lavorazione. Come scegli un materiale e, una volta trovato, come procedi con i diversi metodi di sperimentazione?
La selezione del materiale è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e osservazione, poi si procede con la sperimentazione, si osserva cosa succede se si sottopone il materiale a una torsione o a una pressione, cosa succede se si lavora il materiale con una macchina o un’altra. È una sperimentazione continua ed è questo lo spirito di Nendo. Investiamo molto tempo e soprattutto molto denaro nella sperimentazione. Più del 90% dei costi finisce nella spazzatura. Seguiamo realizzazioni e processi strani che danno origine a oggetti molto particolari: questo è il potere delle sperimentazioni e questa è la strada che seguiamo per fare design.

Il 2012 è l’anno di Nendo, decennale dalla nascita, piena consacrazione al Salone, due mostre personali (Superstudio, Palazzo Visconti) e molte le collaborazioni con le aziende italiane (da Bisazza a Moroso). Questa fervente attività è lo specchio dei progetti che segui ogni anno. Come fai a seguire tanti progetti contemporaneamente?
Nel mio studio di Tokyo ho un team di design molto giovane e affiatato formato da 40 persone. Molti di loro hanno tra i 24 e i 25 anni, due sulla trentina, è uno staff davvero molto giovane, che non dorme ed è pieno di energia! Lavoriamo su 200-220 progetti l’anno nello stesso tempo. Io mi occupo di cercare il concept, comunicare con il cliente, seguire il prototipo, la realizzazione. Mi spinge l’amore per il design.

Nendo - Press - lampada

Quale sarà il prossimo “momento” Nendo. Venezia 2012?
Non so ancora se farò qualcosa a Venezia, ma sarò a settembre al London Design Festival con un’installazione all’interno del Victoria & Albert Museum, in 11 stanze, poi seguirò un progetto alla Biennale del Belgio. Poi ripartirà il giro delle design week: Tokio, Mosca e Parigi.

Valia Barriello

www.nendo.jp

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  • “Alcuni uomini osservano il mondo e si chiedono: perché? Altri osservano il mondo e si chiedono: perché no?” (George Bernard Shaw). Non è tanto la paura di sbagliare, qunato il timore di apparire inadeguati agli occhi degli altri che frena dalle iniziative a più alto potenziale.

    In realtà, la prospettiva andrebbe completamenet rovesciata, perché sono proprio gli errori il carburante più prezioso (e potente) per alimentare le vere esplorazioni, quelle più coraggiose, quelle che vale la pena percorrere, perché anche se nove volte su dieci sono dei vicoli ciechi, la decima volta immettono in un campo realmente nuovo, inaccessibile se non passando proprio per la via degli errori.

    Il passaggio più bello di questa intervista, a mio parere, è appunto questo: “Investiamo molto tempo e soprattutto molto denaro nella sperimentazione. Più del 90% dei costi finisce nella spazzatura. Seguiamo realizzazioni e processi strani che danno origine a oggetti molto particolari: questo è il potere delle sperimentazioni e questa è la strada che seguiamo per fare design.”

    E’ sbagliato non commettere mai errori.