L’Amaci vuole incontrare Monti. La Consulta vuole incontrare Ornaghi. I sostenitori inviano una lettera aperta. Poca lucidità e strategia sul caso Maxxi. E poi ci sorprendiamo se ci commissariano un intero settore…

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Maxxi, l'installazione di Tobias Rehberger

Nell’ambito del suo primo consiglio direttivo subito dopo la nomina dei nuovi vertici con la presidenza di Beatrice Merz, Amaci (Associazione Nazionale dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) non ha potuto fare altro del prendere atto dell’esistente: il sistema dei musei d’arte contemporanea italiani si sta sbriciolando sotto il peso dei tagli governativi, della situazione indecorosa degli enti locali e della insipienza dell’incapacità gestionalmanageriale degli amministratori dei musei stessi.
Sono state passate in rassegne le situazioni della Civica di Trento (“assurdo buttare via 23 anni di investimenti da parte del Comune trentino”), della Civica di Monfalcone e del Man di Nuoro (a tutt’oggi senza direttori e senza bando per trovarli), del Pan, del Madre e di Palazzo Riso, anche se non associati Amaci. Poi la riunione si è soffermata sul Maxxi che è partita dalla dichiarazione Ansa di Ornaghi secondo cui “non c’è rischio chiusura per il museo che invece, grazie al commissariamento, sarà tutelato” per chiedere un incontro, urgente, al primo ministro Mario Monti.
Forse dall’Amaci ci si sarebbe aspettati di più e non solo una banale (e probabilmente inesaudibile) richiesta di incontro con il Capo del Governo in questo momento affaccendato in faccende oggettivamente ancora più complesse del pur strategico stato di salute di musei d’arte contemporanea e gallerie civiche. Contenuti, insomma, per ora non ce ne sono, salvo una denuncia con la quale Amaci viene sulle conclusioni di Artribune, formulate sabato scorso, a riguardo del clamoroso danno di immagine che la condotta del Ministero ha provocato al Maxxi ed a tutto il sistema di cui il Maxxi fa parte.
Ma se un ministro ha provocato un danno d’immagine al settore che dovrebbe amministrare l’unico motivo per parlare con il capo del governo è chiedergli il dimissionamento di quel ministro. E allora perché non dirlo subito invece di lasciar solo il nostro giornale (assieme al collettivo Occupiamoci di Contemporaneo, che ha tuonato “Ornaghi Dimettiti” lanciando tanto di petizione) su questa partita?
Ancora peggio la Consulta Permanente per l’Arte Contemporanea a Roma che esce con una stringata comunicazione nella quale si esprime “viva preoccupazione” (le frasi fatte non giovano, in queste circostanze) e nella quale si chiede al Ministro Ornaghi un incontro pubblico per spiegare le motivazioni del commissariamento e si invoca trasparenza.
Ma cosa dovrebbe spiegare Ornaghi? I numeri sono chiarissimi e non lasciano spazio ad interpretazioni. Il museo ha chiuso un bilancio con 800mila euro di perdite sostenibilissime vista la provvigione di utili che aveva fatto negli anni precedenti, teste d’uovo del ministero si sono divertite a contattare i giornali per convincere loro che gli 11 milioni di fabbisogno previsionale 2012-2014 del museo fossero 11 milioni di deficit. E in tutto questo il ministro o ha fatto finta di non vedere, o è stato complice, o si si è disinteressato?
In qualsiasi paese occidentale -tanto più che non siamo al primo episodio- se un settore ha un ministro non capace, i componenti di quel settore chiedono che venga sostituito, non brigano per andarci a discutere.
Questo è. Perché quel che occorre è la nascita di un movimento d’opinione compatto. Che chieda la stessa cosa e faccia notare gli stessi nodi. E non basta di certo essere d’accordo sul “danno d’immagine”.
Nel tentativo di creare un movimento d’opinione, appunto, si sono inseriti anche alcuni privati sostenitori (e donatori!) del Maxxi (all’interno del programma I live Maxxi). I firmatari (una quarantina di persone da Annibale Berlingieri a Giovanni Cotroneo, da Federica Tittarelli a Barbara Maccaferri, da Flavio Misciattelli a Ines Musimeci Greco, Camiolla Nesbitt, Alfio Puglisi Cosentino, Patrizia Sandretto, Milena Ugolini, Beatrice Bulgari e Roberto Wirth) si dicono sorpresi e a disagio anche perché sono loro che, con donazioni per un totale di 800mila euro, hanno permesso al Museo di stare in salute per i primi due anni di vita. Si dichiarano poi “increduli” che dopo aver investito 150 milioni di euro per costruire il museo, lo Stato non riesca a trovare pochi milioni per gestirlo al meglio e chiedono al ministro di “riconoscere pubblicamente” gli ottimi risultati del Museo ponendo fine ad una situazione di incertezza. Insomma, chiedono ad Ornaghi di contraddirsi a distanza di tre giorni. Anche qui, è come chiedergli le dimissioni senza però scriverlo nero su bianco…

www.amaci.org
www.occupiamocidicontemporaneo.com/2012/04/17/ornaghi-dimettiti/

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  • Dasve

    Niente da fare, zero strategia. Tutti in ordine sparso: concordo, alla fine fanno bene a commissariarci.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Se i dirigenti di questi musei-mausolei possono permettersi il lusso di sprecare denaro pubblico di essere inefficienti, superficiali è perché non temono né gli artisti, né il pubblico e tantomeno la classe politica che li ha nominati.
      In Italia, manca la grinta e le qualità idonee a farsi temere. Quando mai una classe dirigente possa temere il gregge?

  • Orna gli Aghi

    E comunque grande Occupiamoci di Contemporaneo eh. L’unica cosa da fare è chiedere le dimissioni di Ornaghi. Tutti quanti insieme. Prima lo devi indebolire, poi, semmai, ci ragioni.

  • Bisogna dar atto ad Artribune di aver “visto bene” fin dall’inizio nel giudicare errata la scelta di Ornaghi al MiBAC. In questi non molti mesi avete raccolto un “dossier” piuttosto nutrito. Credo che non vi resti altro se non farvi promotori di iniziative pubbliche tendenti alla richiesta della sostituzione di un Ministro che sembra totalmente avulso e disinteressato ai problemi alla cui soluzione dovrebbe lavorare. Avete un pubblico che vi segue, avete twitter e FaceBook su cui lanciare “iniziative popolari” (perche’ non chiedere a tutti i vostri lettori di twittare o di condividere un banner “Vogliamo le dimissioni di Ornaghi” ?) avete buoni contatti con la stampa specializzata e non … credo proprio che sia giunto il tempo di dare una prova (a voi stessi ed a noi tutti) di quell’energia ed “inventiva” di cui avete spesso dato prova in passato.
    Quanto alle iniziative del CdA del Maxxi, dell’Amaci ecc. più che chiedere un incontro a Monti (improbabile) o a Ornaghi (inutile) io suggerirei un esposto alla Procura della Repubblica “per danni provocati da ignoti all’immagine ed al futuro di una Istituzione Pubblica, danni allo sviluppo del turismo ed alla tutela e conservazione del patrimonio culturale” esposto che potrebbe essere inviato anche, in forma di “lettera aperta”, al Presidente della Repubblica che, in molte occasioni, ha dimostrato di essere tutt’altro che insensibile a questi problemi.

  • Altro Nat

    Esposto alla Procura della Repubblica non mi sembra male. Non mi sembra affatto male. Quelle sarebbero le iniziative da farsi, altro che chiedere incontri….

  • L’AMACI e Beatrice Merz hanno una grande opportunità: agire da LATE COMERS (vedi question time flash art italia 2009: http://www.whlr.blogspot.it/2011/11/question-time-flash-art-italia-ottobre.html ) e pensare ad una nuova idea di museo low cost e più attinente al presente.

    E invece temo che vogliano continuare a scimmiottare malamente la scena internazionale, quando i musei per il contemporaneo in italia sono CATTEDRALI nel DESERTO, insegne pubblicitarie che si spengono appena si ridimensione giustamente l’apporto di pubblico e privato.

    LR

  • Joghi

    Possibile che nascono mille associazioni ma che nessuna racconta la sua idea di museo, visto che l’attuale idea è NON SOSTENIBILE?

  • SAVINO MARSEGLIA

    Nascono tante associazioni perché non hanno nulla da dire e da proporre come del resto i musei sul contemporaneo. Questi mausolei funerei, così come sono concepiti oggi forniscono all’esiguo pubblico, (pressoché disinformato) cose effimere, riadattate e riciclate alla moda del momento.

  • Partendo dal presupposto che una cattedrale nel deserto è meglio di un deserto desolato, comprendo il clima di agitata preoccupazione che il caso Maxxi ha generato. Nell’attesa di ulteriori sviluppi, mi auguro che la pronta reazione dell’opinione pubblica e della stampa, insieme agli interventi comprensibilmente più diplomatici dell’Amaci e della Consulta, possano in qualche modo limitare i danni.
    Intanto mi sembra lungimirante la discussione sull’inevitabile trasformazione degli spazi museali nell’attuale contesto socio-economico. A tal proposito segnalo l’articolo di Pierluigi Sacco intitolato “The space between” apparso nel numero di marzo di Flash Art. Si tratta di una delle più lucide riflessioni sulla possibile evoluzione dell’idea di museo nel prossimo futuro che io abbia letto di recente. Tra l’altro la questione è affrontata abbracciando problematiche collegate inscindibilmente con le evoluzioni metamorfiche cui sono oggi costretti i musei occidentali: il ruolo sociale dell’arte e dell’artista, la necessaria trasformazione del museo da spazio di contemplazione passiva a spazio di produzione, la sua integrazione con la vita quotidiana

    • SAVINO MARSEGLIA

      Caro Vincenzo, il deserto non è un ambiente desolato, ma pieno di vita.
      Quando sei nel deserto e vedi le stelle circondate da un alone, c’è qualcuno che viaggia nel deserto e segue quel chiarore.

      • Caro Savino, ognuno di noi segue la sua stella. La mia non è in alto nel cielo ma qui sulla terra fra gli uomini. Nel deserto mi sentirei solo e non saprei farmi bastare la compagnia degli astri….

        • SAVINO MARSEGLIA (benzinaio))

          Il creato non è fatto solo di uomini. Il creato stesso è fatto per gli uomini e talora godere del creato (in questo caso delle stelle) non significa disdegnare gli uomini, ma apprezzare attraverso di esso la grandezza del creatore.

          Gli stessi anacoreti sceglievano la via del deserto perché rinunciavano a qualcosa non che apprezzavano lo stare con gli uomini. Nel deserto stranamente possiamo fare un incontro straordinario quello con noi stessi per andare oltre noi stessi: tutto quello che oggi l’arte non sa fare: guardare a qualcosa d’altro se non a se stessa….

          Il consiglio che darei a molti artisti è quello di seguire la via degli stiliti: vivere nel deserto , così darebbero con la loro vita e la loro arte una testimonianza autentica senza crogiolarsi nell’inutile finzione in cui hanno svuotato l’arte. Sono esperienze queste non aliene alla nostra cultura occidentale come si crederebbe.

  • SAVINO MARSEGLIA

    Perché si ostina tanto a difendere questi mausolei di catafalchi viventi? Un catafalco vivente, (artista) anche se molle, è sempre un ottimo trampolino per sentirsi libero, più in alto di un banale contenitore museale schiacciato su se stesso, in cui un mucchio di feticci trovano riposo eterno.

    Il museo sul contemporaneo è una cosa anacronistica con i nostri tempi veloci. L’arte non ha bisogno di essere imbalsamata, custodita in un mausoleo. L’opera d’arte non si definisce e non può autodefinirsi che in libertà, anche negativamente e in opposizione a questo sistema che tenta in tutti i modi di addomesticarla, domarla e integrarla, in modo arbitrario nel suo circuito museale, commerciale e finanziario.

    • Tiziano

      Che senso ha museificare o conservare un’arte come quella contemporanea di cui in futuro non ci saranno tracce. L’idea di museo è vecchia e poteva valore nel ‘700 quando è nata. Oggi in una società virtuale il pensiero e il concetto sono gli elementi veicolanti. Tutto il resto non solo è anacronistico, ma incomprensibile rispetto ai tempo e alla fine ingombrante al punto che potrebbe essere utile, nel tempo, passare dai sottoscala dei musei oramai straboccanti alle discariche pubbliche, che, purtroppo, rischiano anch’esse di esplodere. In altre parole il tempo rivelerà che questo strumento di conservazione del museo (come oggi è concipito ) nient’altro è che un’anticipazione dell’immenso sepolcro in cui confluirà l’arte contemporanea… Questi oggetti hanno sostituito nell’uomo la voglia del trascendente in altre parole è tutta idolatria…. Questa arte feticistica è inattuale perché priva l’artista del vero rapporto con la vita, rendendolo incapace di osservare la realtà in cui vive, in altre parole lo rende del tutto inutile che venda o che non venda… è indifferente

  • @Vincenzo: Pier Luigi Sacco è molto bravo a seguire whitehouse e dopo due mesi sbocciare con un articolo su Flash Art dove riprende cose viste due mesi prima su whitehouse. Va benissimo. Peccato che Sacco predichi bene e razzoli male. Basta vedere il suo Festival dell’arte contemporanea….le interessanti questioni che solleva dove sono finite????? Dove erano finite???????????? Dov’è la pratica????

    No, meglio un deserto che una cattedrale nel deserto. Soprattutto quando la cattedrale propone messe, rituali e sacerdoti che sono controproducenti. Al MAXXI non è passata una mostra incidente (forse questa ultima dei giovani del premio MAXXI). Mostre a latere con piglio ottoscentesco, mostre monografiche forzate (vedi pistoletto…)…

    Si tratta di ripartire dai contenuti e quindi format, ruolo e linguaggio. Il museo non risponde più al presente. Bisogna aspettare che se ne accorga qualche centro estero perchè i nostri operatori provincialotti li seguano..temo…anche se Sacco sarà sempre davanti agli altri nella teoria, perchè legge whitehouse :-)

    LR

    • Eh! Si’! Difatti mi sono sempre chiesto come possa aver fatto Il Prof. Pier Luigi Sacco a Laurearsi alla Boccconi, ottenere un MA ed un PhD, tenere i suoi corsi allo IULM, diventare Direttore della Facoltà di Arti, mercati e patrimoni della cultura … e tutto questo prima che esistesse whitehouse il luogo della rivelazione, la fonte di ogni conoscenza e sapere, la fabbrica dei Termometri Universali …. incredibile!!!!

      • @Luciano: rivelo solo delle coincidenze che accolgo con piacere. Ma non serve certo una laurea o una master per capire che l’idea di museo vada rivisitata; o per capire l’importanza del pensiero divergente. Mi sembra facile riempirsi la bocca di concetti e di teoria ed evitare sempre la pratica.

        Il festival dell’arte contemporanea di faenza proponeva talk abbastanza ingessati e rivolti principalmente agli addetti ai lavori. Sono stati perseguiti concetti e rituali del pensiero convergente; convergente verso un centro del sistema internazionale che viene visto come la Mecca per la setta degli addetti ai lavori del contemporaneo…senza capire che questa esterofilia provinciale condanna tutti ad essere copie sbiadite degli originali.

        Sai, oggi le file di laureati, professori e partecipanti ai master sono gonfie…bisogna andare un po’ oltre…

        • Certo che non occorre una laurea, un master od un dottorato di ricerca per capire e discutere di questi argomenti ma non e’ neppure necessario “leggere whitehouse” (sarebbe poi interessante sapere quanti lo leggono e con che frequenza!!) e forse uno come Sacco, che di certi temi ha fatto oggetto di studio sin dai tempi della sua laurea, non ha necessita’ di “ispirarsi” ad essa per esporre lo stato del suo pensiero.
          E’ perfettamente lecito, direi addirittura interessante, che tu rilevi delle “coincidenze” e delle “consonanze” se e quando, ci sono. Quel che infastidisce (almeno me, ma forse non solo) e’ il tuo perenne atteggiamento da “mosca cocchiera” che ha volteggiato attorno alla testa del cavallo e vi si e’ posata per una parte del tragitto e proclama ai quattro venti di aver condotto la carrozza e che “se non ci fosse stata lei… certo la carrozza non sarebbe arrivata in cima alla salita” . Tutto qui.

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        LA PERTINENZA DEI TITOLI !!!
        Nel mondo dell’arte chi può vantare una laurea o un dottorato, chi ha scritto saggi, libri o articoli d’arte…, tutti costoro hanno un grande vantaggio. Ma non basta: la maggior parte del pubblico infatti è convinta che ciò non è sufficiente a garantire che essi conoscano ciò di cui stanno parlando e amministrando.

        Spesso i titoli di studio sono simboli di competenza e conoscenza. Si può anche sostenere il contrario: che dietro a questi simboli c’è spesso il vuoto. Questo non è affatto raro, specialmente in Italia e, se riflettiamo un momento su questo, non è nemmeno strano notare il “fallimento” che essi hanno provocato sulla cultura e l’arte pubblica.

        • Savino, sta piovendo forte dalle tue parti?

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            caro Luciano ti avverto che l’osservatorio meteo prevede una TROMBA d’ARTE…

          • …e’ per questo che sono parecchi giorni che ti sei tappato in casa ;-)

          • SAVINO MARSEGLIA

            Caro Luciano, ti confesso apertamente di non essere tappato in casa da poter capire perché mi debba addirittura occupare per forza di una TROMBA D’ARTE. Guardo il sole e la pioggia primaverile in veste da camera e mutande, il che non mi imbarazza a suonare la TROMBA D’ARTE. T. Tzara, insegna che trombare la TROMBA d’ARTE e come penetrare tra i lettori bagnati dal latte di luna.

            notte bagnata notte fortunata

    • Tiziano

      Credo che il “cubo bianco whitehouse” potrebbe trovare la sua giusta collocazione ed essere meglio apprezzato come strumento di lavoro per una cubista in un “Night Club” oppure meglio ancora in un baccanale o in un banchetto del Satyricon. La partecipazione del pubblico in questo caso sarebbe assicurata: ogni cosa acquista significato nel giusto contesto anche la pseudo-arte.

      • fiorella/o m’annoia

        c’è chi trova arte nei night club (Henri de Toulouse-Lautrec) e chi la trova in jerry calò (trevisaninsaggio & maxi friends), è solo questione di punti di vista .

        • SAVINO MARSEGLIA

          già l’arte è un punto di vista che si confessa poco volentieri ?

  • @ whitehouse: se davvero, come hai più volte sostenuto, hai a cuore la questione della costruzione di un pubblico consapevole, non puoi essere favorevole alla “desertificazione” per puro principio. Ragionare in bianco e nero è poco costruttivo. O il Maxxi è perfetto o meglio niente Maxxi? Siccome la gestione e la programmazione del museo non sono state sempre impeccabili, allora dovremmo lasciare che tutto vada a rotoli per poi poter orgogliosamente vantarci: “Io l’avevo detto”?
    Non intervengo sulla questione della paternità delle riflessioni contenute nell’articolo di Sacco, poiché si tratta di problematiche sulle quali esiste da tempo ormai una diffusa consapevolezza: sarebbe come voler stabilire chi per primo ha percepito l’incalzare della crisi economica! Riguardo allo scarto da te evidenziato tra l’elaborazione teorica e l’applicazione pratica, sarei un tantino più benevolo con Sacco. Ben venga la pratica, ma per fare pratica bisogna scendere a compromessi con la realtà. La critica radicale è purtroppo una prerogativa dei teorici, che possono non “sporcarsi le mani”. So bene che sei impegnato in numerose iniziative a carattere “pratico”, ma è facile mantenersi “puri” conservando la distanza e l’anonimato.

  • @ Vincenzo, e’ di tutta evidenza che la “desertificazione” non e’ certo un “rimedio” alla scarsità di pubblico ed alla sua scarsa “consapezolezza” Sarebbe come sostenere che, visto che in Italia si legge poco, e’ bene chiudere tutte le edicole di giornali e librerie, in modo da far “rinascere” il desiderio di lettura!! Cosi’ come e’ assurda la posizione di chi sostiene che e’ il “museo” stesso ad essere un inutile mausoleo (con buona pace del caro Savino-Tiziano ecc. ecc. ).
    E’ evidente, invece, che bisognerebbe “ripensare” il “museo”, non tanto nella sua “funzione” (che e’ quella che ha sempre avuto di raccogliere e rendere disponibile mostrando), quanto nelle possibilita’ e modalita’ di sua “fruizione” e negli sviluppi che da esse si possono generare.
    Dato, pero’, che qui non si parlava di “musei” in senso lato ma del problema del MAXXI occorre non dimenticare che
    1- e’ una struttura nuova cui occorrerebbe dare tempo almeno una decina d’anni per incominciare a discutere della sua “performance”
    2- i “problemi” che ne “determinerebbero” il commissariamento sono falsi problemi (nel senso letterale del termine) dato che non esiste un “deficit di 11 milioni”, che il “deficit di gestione dello scorso anno trova copertura negli avanzi di gestione degli anni
    precedenti
    3- non e’ in grado di presentare un bilancio di previsione perché’ gli e’ stato comunicato un sostanziale “azzeramento” dei fondi (… sembra la storia di quello “scienziato” che avendo insegnato ad un grillo a saltare a comando, avendogli tolte tutte le zampe, visto che non saltava più, scrisse nella sua relazione di aver dimostrato che un grillo, privato delle zampe, diventa sordo…)4- non e’ certo commissariandolo che si puo’ ottenere un maggior “ingresso” di privati e di loro fondi nella fondazione (… a meno che… a meno che “certi” privati, grazie all’opera di “certi” commissari… non trovino interessante ed utile fare del maxxi un’altra “fondazione privata” sovvenzionata abbondantemente dalla “mano pubblica” cui sia stato, per altro, tolta ogni capacita’ direzionale…)
    E’ vero che siamo in una crisi pesantissima, ma nella stessa crisi c’e’ la Francia ed in una fors’anche peggiore la Spagna… ridiamo un’attenta occhiata ai dati pubblicati da Artribune in altro articolo ( http://www.artribune.com/2012/04/sputtanati-nel-mondo-e-ora-ornaghi-dimettiti/ ) e poi andiamo a darci una lettura dell’attività del MiBAC ( http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html ) e forse incominceremo a ragionare un po’ più concretamente ed a comprendere dove stiano i veri “problemi”

  • @Tiziano: dove vedi arte?? Un cubo bianco?

    @Vincenzo: io non sono anonimo. Dovrei andare a conoscere casa per casa tutti i lettori di internet????

    Il MAXXI oggi, come il MADRE a Napoli o Il Mambo a Bologna sono monumenti all’ego e alle incapacità dell’arte contemporanea. Io non sono per la desertificazione ma per la costruzione consapevole. Avere un museo che non funziona allontana il pubblico. Esattamente come avere un Museo che cerca malamente di andare incontro al pubblico con workshop fine a s estessi dove scaricare i bambini o con mostre non incidenti che lasciano delusi pubblico (???) e addetti ai lavori.

    Un’esempio è stata la mostra di Matthew Day Jackson al Mambo…una sorta di pop art scarnificata e forzatamente caricata di citazioni:

    https://www.google.it/search?q=matthew+day+jackson&hl=it&prmd=imvns&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=kuSOT7XkDOP44QS0wN3ODw&ved=0CFgQsAQ&biw=1528&bih=959

    Il set abbandonato di un B-movie…e il pubblico che si aggira perplesso, perchè sottoposto ad un certo martellamento molto più incidente fuori dal museo…

    O la ragazza nuda che imbocca con babbà al Madre…..

    Se questa è l’arte contemporanea meglio seppellirla. O come diceva Danto forse una certa concezione di Arte è finita. Ma ne parlerà meglio Pier Luigi Sacco sul prossimo Flash Art :-)

  • Quindi Luca Rossi (correggimi se sbaglio) sostiene che sarebbe meglio seppellire l’arte contemporanea per come è oggi concepita e chiudere i musei, “monumenti all’ego e all’incapacità”. Tabula rasa e ricominciare da capo sarebbe la soluzione? Lo Stato fa bene a tagliare i fondi per la cultura, dal momento che l’offerta culturale è a volte inadeguata? Avere un museo che non funziona allontana il pubblico, allora meglio un museo che non esiste?
    Perdonami se ti provoco: su alcune cose sono d’accordo con te, trovo però che a volte tu tenda a portare all’estremo la riflessione rischiando di sconfinare nel cinismo e nell’immobilità. Se, come dici, sei per la “costruzione consapevole” allora non ti si addicono posizioni ipercritiche. Forse staccarti dalla tastiera del computer non sarebbe proprio una cattiva idea. Certo non per aggirarti personalmente “casa per casa”! Magari basterebbe accompagnare Morsiani nei pub durante i suoi corsi pratici… :-)

  • @Vincenzo: questa visione del blogger sempre attaccato alla tastiera è abbastanza retrò…

    Prima di chiudere i musei forse sarebbe utile ripensarli. Forse ripensare anche ad una certa concezione di arte ormai un po’ stantia. Quindi forse dipende dagli artisti..e non da Sacco…vedremo. Sicuramente la teoria non può più prescindere dalla pratica..se no si rischia di parlare di niente.

    • “Prima di chiudere i musei forse sarebbe utile ripensarli.” perfettamente d’accordo Luca, ma per poterli “ripensare” occorre che esistano… e che continuino (mentre li si ripensano) a funzionare anche “modestamente” perché sono (tutte o quasi tutte) strutture che se le chiudi per un paio d’anni, mentre le ripensi, intanto perdono quel poco (o tanto) di “visibilità” nazionale e/o internazionale che sono riuscite a conquistarsi e, cosa ancora peggiore, dopo un paio d’anni di chiusura ci vogliono poi milioni per “rimetterle in funzione” .

      • SAVINO MARSEGLIA

        già il fantoccio museo-mausoleo, per poter funzionare necessità di cure continue. Guai ad abbandonarlo al proprio destino.