Farsi un’idea sullo stato delle cose? Tocca andare in Norvegia, anzi a Venezia. Perché il padiglione in divenire mica ce l’ha solo l’Italia…

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Saskia Sassen

L’Italia se l’è notoriamente fatto itinerante, multilocato e in continuo progress (o “regress”). Ma non è certo l’unico stato ad aver affrontato la Biennale di Venezia 2011 con un padiglione nazionale estroso. Il contributo della Norvegia, dopo che per comune accordo con Svezia e Finlandia la responsabilità di gestire il Padiglione dei Paesi Nordici sarà suddiviso e scaglionato, con la Norvegia “titolare” nel 2015, consiste in una serie di conferenze organizzate dall’Office for Contemporary Art Norway. Ospiti filosofi del calibro di Jacques Rancière, Vandana Shiva, Leo Bersani, Judith Butler, chiamati a discutere dello “stato delle cose” oggi. L’obbiettivo? Aprire un dibattito sull’attuale situazione politica e sociale, soprattutto in Europa: un modello anticonvenzionale per una manifestazione come la Biennale, dove spesso ci si perde nella confusione delle troppe mostre e dei troppi eventi.
Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 20 ottobre con Saskia Sassen, la quale, negli spazi dell’Università IUAV di Venezia, discuterà di città, diventate luoghi di conflitti sociali, guerre e rancori religiosi. Il progetto The State of Things – di cui programma completo e registrazioni dei precedenti incontri sono disponibili sul sito di OCA Norway – si chiuderà il 17 novembre con la conferenza dello storico dell’arte T. J. Clark.

www.oca.no

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