Vale più una svizzera o sei asiatiche? La Biennale resta donna, ma a Gwangju si fa in pool

Deve essergli piaciuta davvero, la Biennale di Bice Curiger, ai coreani. Al punto che, al momento di scegliere un direttore artistico per l’omologa rassegna di Gwangju, attesa per il 2012, non solo – dopo l’ultima edizione affidata a Massimiliano Gioni – puntano dritto sull’universo femminile, ma ne scelgono addirittura sei, di direttrici. Giovani, e rigorosamente […]

Deve essergli piaciuta davvero, la Biennale di Bice Curiger, ai coreani. Al punto che, al momento di scegliere un direttore artistico per l’omologa rassegna di Gwangju, attesa per il 2012, non solo – dopo l’ultima edizione affidata a Massimiliano Gioni – puntano dritto sull’universo femminile, ma ne scelgono addirittura sei, di direttrici.
Giovani, e rigorosamente asiatiche: “per costruire una piattaforma in grado di proporre diversi livelli di analisi della cultura visiva, un’opportunità di ripensare e riesaminare il posizionamento antropologico ed estetico dell’Asia”.
Vengono da Corea, Cina, Giappone, India, Sud-Est asiatico e Medio Oriente: da Sunjung Kim, curatrice indipendente Seoul-based, commissario del Padiglione coreano alla 51a Biennale di Venezia, a Mami Kataoka, già Chief Curator al Mori Art Museum di Tokyo, a Carol Yinghua Lu, curatrice a Pechino e redattrice di Frieze. E poi Nancy Adajania, critica, curatrice indipendente e teorica dell’arte, Wassan Al-Khudhairi – direttrice del Mathaf – Museo d’Arte Araba Moderna di Doha, ad Alia Swasticka, curatrice e critica di Jakarta.

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